Tutti contro Monti: quando tacere è bello

No, non ho scritto ancora niente sulle dimissioni di Berlusconi e sull’avvento di Monti al governo.

E no, non è che non l’ho fatto perché ero impegnata: non l’ho fatto perché, sostanzialmente, la faccenda non mi stupisce.

Ammettiamolo: di che cosa bisognerebbe meravigliarsi? Semplicemente, le cose hanno seguito il loro corso naturale.

La caduta del Muro di Berlino, nel novembre del 1989, sembrava poter scatenare dinamiche realmente decisive per una ridefinizione degli schieramenti in campo: non se ne è fatto niente. Anzi. È dal 1989 che la “sinistra” non è più riuscita a combinare nulla, preferendo da un lato aprire a un liberismo sempre più travolgente ed esiziale e dall’altro appiattirsi su di un antifascismo isterico, ridicolo e ovviamente sterile — aiutata in questo dalla peggior “destra” di sempre, da un lato prona al potere e dall’altro incapace di andare oltre le secche di un nostalgismo che, già patetico nei reduci, nei giovani assume atroci sfumature patologiche.

Eppure, già nel 1995 Renzo De Felice ammoniva: «lasciar tempo al tempo non è possibile: lo spazio per una effettiva chiarificazione storica aperto dalle vicende internazionali e nazionali di questi ultimi anni si sta in Italia richiudendo» (Renzo De Felice, Rosso e Nero, Baldini&Castoldi 1995, p. 8). Gli avrà dato retta qualcuno? Macché.

Eppure… eppure c’erano, nella c.d. sinistra e nella c.d. destra, soggetti tanto lucidi da capire che finalmente era arrivato il momento giusto per spazzar via certi cascami ideologici  e dare vita a nuovi soggetti politici in grado di affrontare scenari inconsueti e affascinanti nella loro assoluta verginità.

Non gli è andata bene. I loro sforzi sono stati soffocati dalle ortodossie, dall’ignoranza, dalla miopia e dalla criminale acquiescenza nei confronti dell’unipolarismo a stelle e strisce. Ma non i loro sogni: dall’una e dall’altra parte, ognuno di loro ha continuato la sua strada sceverando giorno per giorno, con infinita pazienza, la sostanza dagli accidenti, fino all’11 settembre e ancora e ancora fino ad oggi (e ancora e ancora…).

Sono questi gli unici ad avere il diritto di esprimersi contro il governo Monti.

Tutti gli altri — quelli che hanno continuato a fare politica con obsolete categorie ottocentesche; quelli che non hanno mai capito che la guerra è una dimensione a parte e che non è ammissibile, in tempo di pace, esportare ed applicare dinamiche belliche; quelli che hanno trovato più comodo restarsene accucciati nelle loro tane ideologiche; quelli che non hanno voluto o saputo andare oltre gli steccati; quelli che hanno preferito lucrare sulle debolezze e le visceralità di sodali ed avversari strizzando l’occhio alle maggioranze di turno; quelli che invece di allevare nuove generazioni capaci di andare avanti le hanno illuse impastoiandole agli errori del passato — tutti costoro non hanno nessun diritto di lamentarsi, denunciare, protestare, contestare, manifestare, dimostrare eccetera eccetera. Perché il loro immobilismo, la loro codardia e la loro inettitudine hanno creato il vuoto politico: un vuoto in cui, poiché natura abhorret a vacuo, si è insinuata come olio dilagante e onnipervadente l’economia — unico metro del presente, come dimostrano i recenti fatti greci e italiani.

Abbiano ora il buon gusto, se non il buonsenso, di tacere.

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