Umani e non-umani: questione di scelte

Apprendo proprio ora dell’esistenza, nella bella e martoriata città di Genova, di un tale chiamato Giuseppe Torazza.

Sono arrivata felicemente a questa mia non più verde età senza conoscere questa persona, e sono certa di poter proseguire la mia parabola terrena continuando a ignorarla: ma qui e ora mi corre l’obbligo di prendere in considerazione il detto Torazza per via di questa sua lettera inviata al quotidiano “Il Giornale”, che l’ha pubblicata l’altro ieri (mi dicono):

Trascrivo il testo per agevolarne la lettura:

Italiani in difficoltà
Si buttano tanti soldi per mantenere gli animali


Quell’infelice battuta di Berlusconi a proposito dei ristoranti sempre pieni e i viaggi prenotati ha fatto infuriare di sicuro quel 50 per cento di italiani che vive con 1000 euro al mese. Non parliamo poi di quei 3 milioni e 200mila persone che di euro ne ricevono solo 500. Avrebbe potuto accennare al mantenimento dei 15 milioni di cani e gatti che vivono nelle case degli italiani. A 100 euro al mese, valutato il costo medio pro animale — ma la cifra è in difetto — quale cifra stratosferica ne esce? Indispensabile? Direi di no. Inoltre è stato scritto in questi giorni che le spese per il vitto di questi animali sono in aumento del 6 per cento, mentre calano quelle per il mantenimento dei nostri simili.

Ora, è chiaro che al signor Torazza gli animali non piacciono. Credo di non esser lontana dal vero affermando che neanche il signor Torazza piacerebbe agli animali, se sapessero della sua esistenza. Ma andiamo avanti.

Il signor Torazza, per esempio, non piace neanche a me: perché parla di ciò che non conosce, e lo fa con la serena supponenza di chi ha la verità in tasca e ha capito tutto a fronte di qualche miliardo di minus habentes. Per carità, non che le esternazioni di questo signore incidano sul reale più di quanto ha fatto la biro che mi è caduta per terra stamattina — ma è seccante, con la crisi che stiamo attraversando, vedere carta e inchiostro sprecati così. Torazza, che non per niente è genovese, mi capirà.

Quello che il signor Torazza ignora, o fa finta di ignorare, è che la legione di dissennati che tiene e mantiene animali in casa lo fa senza chiedere un centesimo a nessuno, e che i soldi destinati a nutrire i propri animali vengono spesi con gioia e a scapito di altri consumi giudicati superflui. (Mi prendo la libertà di un amarcord: in tempi lontani e difficili io e il mio consorte cenavamo ripetutamente a pane e caffelatte per poter comprare da mangiare al nostro cane).

Di più: spesso e volentieri chi tiene animali in casa è sensibile anche ai disagi umani — è impegnato nel sociale o si spende per una buona causa, e quando compra il cibo per il suo compagno non-umano non lo fa gongolando malvagiamente pensando di sottrarre cibo o cure a qualche diseredato (ma chi frequenta, il signor Torazza?!?).

Concludo con una pugnalata: lo sa, il signor Torazza, che ci sono anche soggetti perversi i quali, pur non possedendo animali, spendono ugualmente dei soldi per aiutare chi di animali si occupa? Che gente.

Il fatto è che il signor Torazza, come tutti quelli che ce l’hanno col variegato mondo animalista, non capisce che noi, dopo tutto, siamo soltanto persone che hanno fatto una scelta — e ogni scelta, per il solo fatto di essere tale, comporta l’intrinseca diversità dei soggetti che la compiono. Ma forse sto parlando troppo difficile, e allora ricorrerò a un esempio: se mi trovassi davanti un animale affamato e Giuseppe Torazza affamato, a chi credete che darei da mangiare?

4 Comments on Umani e non-umani: questione di scelte

  1. Buongiorno Cara,
    condivido la tua risposta e mi permetto di aggiungere che allevare un animale domestico è il primo segno di civiltà e rispetto verso il mondo che ci circonda. Ma a chi scrive l’articolo pubblicato da “il giornale” tutto questo non interessa: importa magari e come sempre alzare il polverone, avviare inutili polemiche e magari sentirsi dare “pacche sulle spalle dai suoi capi-redazione che mostrano felicità per il dibattito avviato “.
    E’ ora che finalmente si cominci a smettere di usare l’antico e ormai usurato adagio: “quando non sai cosa dire, alza un polverone”. A questi giornalisti è d’uopo ricordare che anche loro come gli animali sono esseri senzienti ! E agli animali come all’uomo va dovuto rispetto e le necessarie cure.

  2. Brava, si risponde così! Sapere che qualcuno la pensa diversamente da certa gente mi da parecchio sollievo. Grazie davvero.

  3. BRAVA!BRAVA. Condivido.
    E condivido da operaio con moglie è tre figli a carico, un mutuo per un quarto di secolo più due cani, due gatti, 20 galline, due anatre(una delle quali affetta da un infezione oculare che cerchiamo di curare regolarmente),tre galli(per la gioia del vicinato!)due conigli, due conigli nani.
    E condivido da vegetariano che non ammazza nessuno dei suoi animali.
    No, per un Giuseppe Torrazza non mi avanza nemmeno un panino secco.

  4. Nel leggere le parole del sig. Torrazza mi è venuta l’idea che la vivisezione non debba essere abolita…..
    Magari il sig. Giuseppe potrebbe essere più utile al mondo per il suo corpo anzichè per le sue idee.
    Un salutone.

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