Annamaria Manzoni: “Lettera al direttore”

Quello che segue è il testo di una lettera inviata da Annamaria Manzoni a diversi giornali sulla scandalosa vicenda dei macachi importati alla chetichella dalla Cina per finire seviziati e ammazzati nei nostrani laboratori di vivisezione. A tutt’oggi, pare che nessuno si sia preso la briga di pubblicarla.
Alla faccia di chi sbandiera la libertà e l’indipendenza della stampa italiana.


“Non c’è parola, in nessun linguaggio umano, capace di consolare le cavie che non sanno il perché della loro morte” (Elsa Morante)

900 macachi, stipati in grossi gabbioni, arrivano di nascosto dalla Cina fino nel cuore della Brianza in ordine sparso per non dare nell’occhio, e poi da qui in direzioni variegate per subire tante diverse atrocità per il bene di noi umani.
Tantissime argomentazioni scientifiche che confutano il valore della vivisezione sono a disposizione di chi vuole avere informazioni al proposito: solo un’osservazione allora da persona qualunque. Questa: se i vivisettori hanno tanta certezza riguardo al fatto che quello che faranno ai piccoli e grandi macachi è non solo fondamentale per il progresso della scienza, ma anche del tutto lecito dal punto di vista morale, bene, che lo facciano a testa alta e alla luce del sole, che agiscano con l’orgoglio e la sicurezza conseguenti.
E, se tutto è così corretto, anzichè opporsi ad ogni filmato, ci facciano sapere e vedere esattamente ciò che avviene nei loro laboratori, senza preoccuparsi per la nostra sensibilità perchè se i tormenti agli animali possono essere da loro inflitti con tranquillità, figurarsi se noi non potremo nemmeno sopportarne la vista. Altrimenti le uniche informazioni su cui potremo ragionare saranno quelle ottenute in modo clandestino da chi, ostinandosi a volerne sapere di più, è riuscito a vedere e filmare di persona, quelle che ci mostrano piccoli di scimmie sdraiati, svegli e terrorizzati, sui tavoli operatori con gambe e braccia spalancate e legate, o con gli occhi cuciti con ago e filo, altri con elettrodi ben piantati nella testa, con arti amputati, con ustioni su tutto il corpo. E con lo sguardo che inutilmente chiede pietà. E gli unici audio saranno quelli che trasmettono i gemiti di un dolore disperato, prima che il silenzio delle corde vocali amputate sia l’unico suono percepibile affinchè le orecchie sensibili dei vivisettori non siano disturbate nelle articolate e creative varianti del loro lavoro.
In ogni caso, se i vivisettori si sentono investiti del compito di lavorare per il benessere dell’umanità, ufficialmente li esonero dall’incarico di preoccuparsi con questi sistemi del mio.

1 Comment on Annamaria Manzoni: “Lettera al direttore”

  1. Laura Mattei | 5 marzo 2012 at 21:24 | Rispondi

    Condivido ogni singola parola, anche i punti e le virgole. Complimenti.

Leave a comment

Your email address will not be published.

*