Sassolini nella scarpa – 1: I nostri marò in India

Danno un fastidio… vero? Allora me ne tolgo qualcuno.

Comincio dall’ultimo, appena entrato e già così molesto: i marò italiani prigionieri in India.
Come sempre succede in questi casi, siamo diventati tutti esperti — di diritto marittimo, diritto internazionale, diritto delle genti, arte diplomatica, competenze ministeriali, geopolitica, massimi sistemi eccetera. Non m’immischio neanche: di fronte a tanti dotti non potrei che fare una ben magra figura.
Allora mi limito a fare le mie osservazioni da un punto di vista differente.

Per esempio, mi pare che in questo caso specifico non si fosse in presenza di un conflitto dichiarato: i marò erano sull’Enrica Lexie — una petroliera, non dimentichiamolo — in una posizione assimilabile, pare, a quella di guardie giurate. Cioè nel caso in oggetto non erano in discussione cose alte e complesse come la difesa dei sacri confini della patria o la difesa a oltranza di cittadini italiani in quanto tali. La missione consisteva nel tutelare un carico mercantile. Allora possiamo dire che si è trattato di un’iniziativa militare inquadrabile nell’ottica della guerra preventiva che ha travalicato i limiti assegnatile? Forse.
Fatto sta che due civili disarmati sono morti — accoppati, dico, non per cause naturali. E giustamente la nazione di appartenenza dei due vorrebbe sapere per favore chi è stato e perché. Oggettivamente, non mi sembra una gran pretesa. (Poi naturalmente si può discutere su tempi e modi di conduzione della faccenda).

Detto questo, siccome ho buona memoria non posso non ricordare altri casi che m’inducono a sospettare l’esistenza strisciante, in questa nostra Italia, di una seccante bipartizione — cittadini di serie A e cittadini di serie B. Intendo che ci sono cittadini italiani in difficoltà per cui sbattersi, e cittadini italiani in difficoltà per cui prendersela comoda. Non parlo qui del caso di Silvia Baraldini, perché qualche anima bella potrebbe turbarsi per l’appartenenza della stessa a un partito rivoluzionario d’oltreoceano — lo statunitense Black Panther Party. (Curiosamente, come ho potuto constatare nel corso degli anni in occasione delle manifestazioni pro-Baraldini, quelle medesime anime belle non hanno mai fatto un plissé per l’esistenza e l’operatività del partito secessionista nostrano che risponde al nome di Lega Nord). La quale Baraldini, va detto per gli smemorati e i distratti, era imputata di concorso in evasione, associazione sovversiva, due tentate rapine e ingiuria al tribunale. Una criminale sanguinaria, insomma.

Dunque non parlo di Silvia Baraldini. Ma parlo invece di Enzo Baldoni, il giornalista morto ammazzato in Iraq nell’agosto 2004 nella totale indifferenza del suo governo e accompagnato dal criminale dileggio di galantuomini della risma di Vittorio Feltri e Renato Farina (proprio lui, l’agente Betulla).

E parlo anche dei tre medici di Emergency arrestati nell’aprile 2010 in Afghanistan con l’accusa di connivenza con Al Qaeda.
Nell’occasione il ministro degli Esteri Frattini li tacciò di terrorismo, e il senatore Gasparri li definì “una vergogna per l’Italia”, suscitando perfino la nettissima presa di posizione del generale Fabio Mini — ciò che già allora mi suscitò qualche perplessità sul senso della parola “Stato” corrente in Italia.

In conclusione, al momento non mi va di pormi troppe domande su sovranità nazionale e competenze giurisdizionali: sono troppo impegnata a cercare di capire perché, se tutti i cittadini italiani sono uguali di fronte alla legge, alcuni di essi lo siano di più e meglio. E stavolta non so se Orwell mi sarà d’aiuto.

3 Comments on Sassolini nella scarpa – 1: I nostri marò in India

  1. Per la Baraldini non mi sembra che ci sia mancata in quel frangente, la mobilitazione politica e di opinione pubblica italiana, a suo favore.Se la memoria non mi inganna, fu ricevuta a Fiumicino in arrivo dagli USA, dall’allora ministro di Giustizia, il comunista Diliberto e da manifestanti festosi che sventolavano bandiere e cantavano “Bandiera Rossa”, salutandola coi pugni chiusi.Successivamente grazie ai politici di riferimento fu assunta presso la Regione Lazio. Io per la verità, da lei Colla, per le sue pregresse collaborazioni editoriali e per i legami e vincoli famigliari, mi sarei aspettato che citasse un altro detenuto,a mo’ di esempio, mi riferisco all’ultimo prigioniero di guerra detenuto a Roma,di anni 98. Più che la ex militante del Black Phanter,credo che questo sassolino, paragonabile ad una montagna, sia da togliersi dai piedi!Per quanto riguarda i due marò, credo che tutto finirà con un congruo risarcimento in denaro alle famiglie dei due pescatori uccisi, a prescindere da chi abbia premuto il grilletto.Pecunia non olet!

    • Alessandra | 8 marzo 2012 at 10:18 |

      Vede, il punto è il trattamento riservato ai cittadini italiani. L’ultimo prigioniero di guerra detenuto a Roma, di anni 98, non mi risulta essere cittadino italiano. E il suo caso pertiene ad altro ordine di considerazioni che non quello da me contemplato nel post.

  2. davide d'amario | 7 marzo 2012 at 14:18 | Rispondi

    Cara Alesandra torno a farti ancora i miei più sentiti complimenti, perchè hai trovato le parole (eccezionale) di così descrivere la mia sensazione di “malessere” nel partecipare alla rumorosa campagna di difesa dei due marò (a cui va cmq la mia solidrietà). Una delle tante motivazioni è proprio quella che 2 militari di un prestigioso corpo dell’esercito vengano usati per servizi sopra navi “commerciali”. Non mi piace questo sentimento “patrittardo” peloso ed offensivo che certe testate hanno rispolverato (sia chiaro non mi riferisco a gruppi e singoli, che oltre a rivendicare il ritorno e il giudizio nazinale sui due militari italiani, rivendicano un sicncero e “rivoluzionario” nazionalimo) … lasciam da aprte la demenza congenita in certe espressioni dei centri sociali e affini … Insomma Ale, un articolo-pensiero che mi trova pienamente appagato (uso quuesta parola, perchè tramite questo tuo pezzo posso, diffondendolo, spiegare anche il mio sentir, anche se è tuo). Grazie … te lo rubo!

Leave a comment

Your email address will not be published.

*