Il massacro dei cani in Ucraina: la dura legge del goal

C’era una volta Olimpia. C’era una volta lo spirito agonistico che faceva sospendere perfino le guerre al cospetto della sfida leale e simmetrica fra atleti animati soltanto dal desiderio di mostrare la propria valentìa.

D’accordo, questa non è Olimpia. Non è nemmeno Sparta, dove la durezza d’animo serviva fini superiori. Ma è Occidente, oh sì. Alla grande.

È l’Occidente dell’apparire che prevale sull’essere, l’Occidente del profitto ad ogni costo, del fine che giustifica ogni mezzo, della reificazione di ogni vivente purché produca un utile. Il criminale massacro dei cani randagi in Ucraina, dove fra poche ore prenderà il via la farsa degli Europei di calcio, è la dimostrazione palmare della perdita di senso che sembra costituire la cifra dei nostri tempi.

Non che qualcuno non abbia protestato, sia chiaro: singoli, associazioni, enti, europarlamentari perfino — il web ne è testimone. Ma nessuno, ai piani alti di quella immensa e ingorda macchina da soldi che è diventato il calcio, ha avuto il cuore o il fegato di prendere una posizione decisa al riguardo.

Che strano: tutti pronti a metterci la faccia per acque minerali, villaggi africani da aiutare, merendine prêt-à-bouffer, bambini ammalati che solo la Ricerca (con la maiuscola) può curare, pay-tv e qualunque altra cosa commercializzabile.

Ma qui si tratta di cani, gente. Cani: cioè animali. E per di più randagi. Vorrai mica che ci preoccupiamo… Non si dice forse “ti ammazzo come un cane”? — a significare che quella di un cane è una vita che non vale niente, anzi è una non-vita, è una seccatura, uno sfrido biologico di cui disfarsi a proprio piacimento come e quando si vuole.

Bella lezione che ci avete dato, o voi eroi del pallone, o voi signori della UEFA, commissari tecnici e giornalisti arguti e commentatori esperti — o voi buffoni mediatici, utili idioti incanagliti per pigrizia o avidità. (Del resto, non a caso sono questi i modelli seguiti da molti: il che offre interessanti, benché cupe, chiavi di lettura del presente).

Non spero niente, ma vi auguro — a tutti voi che sapendo avete taciuto, che sapendo avete preferito far finta di nulla, che sapendo avete alzato le spalle — la fine ingloriosa che questo sport marcito merita.

4 Comments on Il massacro dei cani in Ucraina: la dura legge del goal

  1. Annamaria Manzoni | 7 giugno 2012 at 19:57 | Rispondi

    Brava Alessandra. Continuiamo a dire quello che va detto: anche se il mondo, a quanto pare, non riusciamo a cambiarlo

    • Alessandra | 8 giugno 2012 at 11:42 |

      Grazie, Annamaria. Io ho fiducia che il cambiamento arriverà: ci vorrà tempo, certo, ma non dimentichiamo che stiamo combattendo contro millenni di condizionamento, e siamo ancora pochi. Ma la goccia scava la pietra, e noi siamo un fiume in piena ;-)
      Un abbraccio.

  2. Tutto tremendamente triste, e tremendamente vero…

    • Alessandra | 8 giugno 2012 at 11:46 |

      Purtroppo sì. Ma anche tragedie come questa servono a mostrare come stanno le cose veramente, e a far capire. Sono sicura che tutte quelle morti e quel dolore non sono stati invano.

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