“No, Charlie”. Da un’altra Francia, tutte le riserve sulle vignette di Charlie-Hebdo

L’ho sempre detto che il web è una grande risorsa. Anzi è “la” risorsa, o la Risorsa — come preferite.

Fatto sta che càpito sullo straordinario Journal de Personne, “diario di nessuno” — ma in francese personne è femminile, quindi il diario è di nessuna: ovvero dell’autrice/attrice (una consonante in più o in meno, come si vede, fa la differenza — o non ne fa alcuna)  Emeline Becuwe, che scrive e recita monologhi in video perlopiù incentrati sulle spinose questioni mediorientali, in cui esprime i diversi punti di vista sulla faccenda. Detto così sembra niente, ma basta dare un’occhiata qua e là nel sito per accorgersi di una sperimentazione artistica folgorante.

Però io non sono qui per parlare di Mme Becuwe, ma del suo video — che definirei ultimativo — sul caso delle famose vignette anti-islamiche del settimanale francese “Charlie-Hebdo”. (Mi sia consentito dichiarare la mia profondissima soddisfazione (sono troppo umana, com’è noto) nel constatare di non essere poi la sola ad aver fatto certi rilievi).

Qui sotto riporto la traduzione del testo No Charlie, che figura in originale sul Journal, e ricordo il vecchio detto: «le traduzioni sono come le donne: se sono belle non sono fedeli, e se sono fedeli non sono belle…». Così, poiché nessuna traduzione troppo aderente al testo può rendere le sfumature semantiche e le squisitezze stilistiche che ho riscontrato in questo piccolo capolavoro, ho cercato di rendere (in qualche modo) la ricchezza compendiosa dell’argomentare. Buona visione e buona lettura.

No, Charlie

No, Charlie.
Non sono d’accordo con voi e mi batterò per tutta la vita — se sarà necessario — affinché voi non possiate più, col pretesto della libertà, calpestare il senso di ogni trascendenza. Per voi è la libertà che trascende… per loro, è la trascendenza che rende liberi!

No, Charlie.
In nome della libertà d’espressione voi non mettete in gioco la vostra vita, ma la vita degli altri…
Ci avete pensato, almeno un momentino? Ai vostri compatrioti che stanno al Cairo, a Tunisi, o a Tripoli? E che presto potrebbero non aver più l’occasione di leggervi…

No, Charlie.
La vostra caricatura è un oltraggio per chiunque abbia due grammi di cervello e un minimo di conoscenza dello stato dei luoghi, delle forze in gioco e del desiderio di vendetta che avete appena scatenato.

No, Charlie.
Non si ha il diritto di arrogarsi tutti i diritti, né di offendere e di vituperare le genti in quel che hanno di più sacro: l’oggetto della loro Fede o del loro dubbio.

No, Charlie.
Non esiste soltanto la libertà… esiste anche il segreto, che s’accompagna al massimo rispetto dovuto a tutti coloro con i quali desideriamo vivere e morire in pace.

No, Charlie.
Io so che voi sapete quello che tutti sanno: che ogni cattiva causa comporta gli effetti peggiori… saranno degli innocenti a pagare la vostra piccola libertà di libero pensatore senz’ombra di responsabilità.

No, Charlie.
Non si ha il diritto di toccare un profeta quando ci si vuol prendere gioco di qualcuno. Se gli islamici non vi prendono sul serio, allora dovete andare a dirglielo in faccia: senza profanare con i vostri cupi disegni la loro religione e la loro impronta sul mondo.

No, Charlie.
Non parlate più di libertà d’espressione… ma di valori e di scala di valori.
Ed è, o almeno sembra, importante ricordarvi che su questa scala la libertà di coscienza viene per prima. Non si è certamente obbligati a onorarla, ma non si ha il diritto di disonorarla.

No, Charlie.
La vostra caricatura è un’impostura bella e buona.
Anzi, è marketing. Un marketing che costerà la vita a tutti quanti credono che si possa ridere di tutto e con tutti. È una dichiarazione di guerra… guerra di religione, di cui nessuna libera espressione al mondo può andar fiera.

No, Charlie.
Se l’offesa è l’espressione della vostra libertà, ammettete dunque che la violenza sia l’espressione della loro libertà. Scambio di scortesie.
No, non dite “presumo…”! Dite “assumo…” — le mie responsabilità.

2 Comments on “No, Charlie”. Da un’altra Francia, tutte le riserve sulle vignette di Charlie-Hebdo

  1. ma che bello, quindi difendiamo la libertà di vendetta per cause religiose, la libertà di spargere il sangue basandosi sulla propria fede, la libertà di calpestare libertà reali (quella di respirare) perchè ci si vede calpestato l’onore.

    è bello vedere che rimane coerente al suo passato, signora colla.

    nei secoli fedeli, come i carabinieri…

    • Alessandra | 8 ottobre 2012 at 14:02 |

      «Riflettere è considerevolmente laborioso, ecco perché molta gente preferisce giudicare» (José Ortega y Gasset)

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