L’Aquila: condannati per non aver previsto l’imprevedibile

Grande scalpore per la condanna dei tecnici rei di non aver previsto il sisma che devastò L’Aquila nel 2009: anche se sono in corso, almeno all’estero, studi sull’incremento di presenza del radon in atmosfera in prossimità degli eventi sismici, in Italia è opinione corrente che niente e nessuno possa prevedere i terremoti.

Senza entrare nel merito delle responsabilità accertate o presunte dei tecnici condannati, il punto è che, di fatto, niente e nessuno può prevedere nulla al di fuori di ciò che si decide di far accadere al chiuso di un ben construtto e asettico laboratorio: che è appunto la premessa/promessa fallace della scienza moderna, sottesa alla paranoica ossessione del controllo che pervade la contemporaneità. Ma poiché — com’è noto — non c’è come ripetere una menzogna per trasformarla in verità, ecco che a furia di ripetere che la Scienza offre certezze il colto e l’inclita finiscono per crederci: e quando uno studioso dice (foss’anche per scaramanzia o per pararsi sappiamo cosa) che la scienza nulla può in certi casi, invece di prendersela con l’idea di scienza che governa l’inconscio collettivo da secoli ce la si prende — è più facile — con lo studioso tacciandolo di incompetenza o cialtroneria.

Così, sul banco degli imputati andrebbero messi pure i molti anzi i troppi che son soliti snocciolare, a guisa di mantra, le magnifiche imprese e progressive della Scienza con la S maiuscola — quella stessa che, parcellizza oggi e frammenta domani, ha finito per atomizzare la realtà perdendo di vista la connessione mirabile fra tutto ciò che esiste, preferendo appiccicare dovunque miserevoli etichette con formula e prezzo invece di meditare in umiltà e raccoglimento sulla divina ignorantia. La fisica quantica sembra ora (ri)scoprire antiche verità: incrocio le dita.

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