Un’altra letterina (molto perplessa) alla Chiesa di Roma

Gentile Signora Chiesa,

sono un po’ imbarazzata nel doverLa importunare di nuovo e nel volgere di così breve tempo, ma vivaddio!, ce le servite su un piatto d’argento…

È su tutti i media la notizia che il Santo Padre ha ricevuto in Vaticano la signora Rebecca Kadaga, portavoce del Parlamento ugandese nonché «promotrice della riforma della legge attuale contro i “comportamenti sessuali devianti”. La proposta di legge, che sarà discussa in parlamento il 15 dicembre prossimo, intende introdurre il concetto di malattia mentale per l’omosessualità e la pena di morte o l’ergastolo per i gay recidivi».

Siamo sotto Natale, Signora Chiesa… mi dica la verità: l’avete inventata Voi la plastilina? — materiale così meravigliosamente duttile che con pochi colpi di pollice può far sbocciare un tulipano da un pappagallo, a imitazione della Vostra abilità nel manipolare i fatti.

Non Le sembri peregrino né sacrilego l’accostamento, signora Chiesa: mi spiego. Il Santo Padre non poteva certamente ignorare che la signora Kadaga, quando parla di “riforma della legge attuale”, intende dire che se verrà varata la proposta di cui è promotrice i gay ugandesi diventeranno da un momento all’altro dead men walkingmortui deambulantes Le piace di più?

Ma allora dobbiamo ammettere che il Santo Padre, nella Sua infallibilità, si è dimenticato della Seconda Assemblea speciale per l’Africa del Sinodo dei Vescovi (4-25 ottobre 2009). Il bollettino dell’Assemblea titolava significativamente «La Chiesa in Africa a servizio della riconciliazione, della giustizia e della pace», con l’autorevole supporto dei Vangeli — “Voi siete il sale della terra … Voi siete la luce del mondo” (Mt 5, 13.14), e conteneva un illuminante testo di S. E. R. Mons. Robert Sarah, Arcivescovo emerito di Conakry, Segretario della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli (Città del Vaticano): lo riporto per intero, così il Santo Padre non dovrà perdere neanche un minuto per cercarselo in archivio, e anche Lei, Signora Chiesa, potrà rinfrescarsi la memoria:

La “teoria del genere” è un’ideologia sociologica piuttosto bizzarra (sociologizzante) occidentale sui rapporti uomo-donna, che si oppone all’identità sponsale della persona umana, alla complementarietà antropologica tra l’uomo e la donna, al matrimonio, alla maternità e alla paternità, alla famiglia e alla procreazione. È contraria alla cultura africana e alle verità sull’uomo alla luce della Rivelazione divina in Gesù Cristo.
L’ideologia del genere separa il sesso biologico dall’identità maschile o femminile affermando che essa non è intrinseca alla persona, ma è una costruzione sociale. Tale identità può – e deve – essere demolita per consentire alla donna di accedere a un’eguaglianza di potere sociale con l’uomo e al singolo di “scegliere” il proprio orientamento sessuale. I rapporti uomo-donna sarebbero così governati da una lotta di potere.
In nome di questa ideologia irrealistica e disincarnata, che nega il disegno di Dio, si afferma che all’origine noi siamo indeterminati: è la società che forgia il genere maschile e femminile a seconda delle scelte mutevoli dell’individuo. Essendo il diritto di scelta il valore supremo di questa nuova etica, l’omosessualità diventa una scelta culturalmente accettabile, e la possibilità di questa scelta viene in tal modo promossa.
La nuova ideologia è dinamica e si impone al tempo stesso alle culture e alle politiche. Esercita pressioni sul legislatore perché rediga leggi che favoriscano l’accesso universale alle informazioni e ai servizi della contraccezione e dell’aborto (concetto di “salute riproduttiva”), come pure l’omosessualità.
Nella cultura africana l’uomo non è nulla senza la donna e la donna non è nulla senza l’uomo. L’una e l’altro non sono nulla se il bambino non è al centro della famiglia costituita da un uomo e una donna e cellula fondamentale della società. L’ideologia del genere destabilizza il senso della vita coniugale e familiare che l’Africa ha custodito fino a oggi.
La società ha bisogno di verità nei rapporti. Non ci possono essere pace, giustizia e stabilità in una società senza famiglia, senza la collaborazione tra l’uomo e la donna, senza padre e senza madre. In nome della non-discriminazione queste ideologie provocano gravi ingiustizie e compromettono la pace.
L’Africa deve proteggersi dalla contaminazione del cinismo intellettuale dell’Occidente. È nostra responsabilità pastorale illuminare la coscienza degli africani riguardo ai pericoli di questa ideologia omicida.

Ora, io direi che possiamo sorvolare sulla deformazione che Sua Eccellenza Reverendissima Mons. Sarah fa della teoria sulle differenze di genere — del resto, l’esempio da seguire è senz’altro il Santo Padre, che a metà degli anni Ottanta, quand’era cardinale, nella sua qualità di presidente della Congregazione per la Dottrina della Fede elaborò due documenti di analisi e condanna della teologia della liberazione, esecrabile instrumentum Diaboli a causa del quale fu giustamente giustiziato dagli squadroni della morte di Roberto D’Aubuisson quel dannato sovversivo di Oscar A. Romero. E possiamo sorvolare perché il punto nodale della questione sta proprio nella frase che conclude il testo di mons. Sarah: «È nostra responsabilità pastorale illuminare la coscienza degli africani riguardo ai pericoli di questa ideologia omicida». (Lo so, lo so che subito sotto il titolo del Bollettino appare la frase “Questo Bollettino è soltanto uno strumento di lavoro ad uso giornalistico. Le traduzioni non hanno carattere ufficiale”: Voi siete bravissimi a prevedere tutte le eventualità; ma io questo ho, e questo propongo; e se va bene a Voi sul sito ufficiale del Vaticano, figurateVi se può non andar bene a me).

Dunque secondo mons. Sarah la teoria della differenza di genere incentiva e legittima l’omosessualità, e si configura come un’ideologia omicida. Ma allora, mi voglia scusare Signora Chiesa, come si configura l’ideologia in virtù della quale il Vicario di Cristo in terra riceve con tutti gli onori una signora che si prefigge di mettere a morte i gay? Se invoco il quinto comandamento Vi arrabbiate?

A me sembra che chi scrive le regole di un gioco debba poi essere il primo a rispettarle, se no non vale: ma mi sembra pure che Voi, che di regole ne avete scritte tante, siate sempre stati i primi a non rispettarle, ingenerando tale e tanta confusione nelle teste dei semplici da giustificare il sorgere di mille eresie — che prontamente avete represso nel fuoco e nel sangue, si ricorda, Signora Chiesa?

Non Vi capisco, Signora Chiesa. Dopo averVi tanto studiato, non Vi capisco. E non ha vinto il Galileo, no: ha vinto Tertulliano — più siete assurdi, più i Vostri fedeli Vi seguono ciecamente. La fossa non è lontana.

Pieter Bruegel il Vecchio, "Parabola dei ciechi" (1468)

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