Franco Battiato, le troie e le donne

“Troia” non è una bella parola, ne conveniamo tutti. Anche perché attribuisce a un onesto animale turpi responsabilità che competono, per loro stessa natura, esclusivamente alla specie umana.

Così, è comprensibile che l’esternazione di Franco Battiato abbia suscitato una vasta gamma di reazioni tutt’altro che lusinghiere nei suoi confronti, segnatamente da parte dell’universo femminile che si è sentito offeso.

E io, qui, dissento.

Perché sappiamo tutti, perfettamente, che in Parlamento — e in generale nei palazzi d’ogni potere grande e piccolo — mai come negli ultimi anni (e anche adesso) hanno seduto (e siedono) signore e signorine le cui competenze politiche e/o tecniche si sono consolidate non già sui banchi delle scuole quadri bensì su altri e più confortevoli arredi. Non parlo, naturalmente, di Ilona Staller — riuscita provocazione del Partito radicale — ma di altre sue e mie congeneri di cui è inutile fare qui i nomi perché sono fin troppo noti.

Come ho detto recentemente,

a volte non si può fare a meno di essere politicamente scorretti ovvero di rinunciare a belle perifrasi e dotte circonlocuzioni per adottare il linguaggio crudo della verità: esattamente quello che ha fatto Battiato, travolto da quello stesso disgusto provato, negli ultimi anni, da milioni di persone non sempre di buona volontà ma di sicuro buonsenso.

E se tante figlie di Eva hanno dichiarato in queste ore di sentirsi offese dalle parole di Battiato, io invece, da donna, dico che non è da lui che mi sono sentita offesa: perché in questi ultimi anni, da donna, mi sono sentita offesa dalle opportuniste che col loro comportamento hanno vanificato l’impegno delle innumerevoli donne che hanno speso la vita e l’intelligenza a battersi per la (ri)conquista della parità e della meritocrazia; mi sono sentita offesa dalle arriviste che per fare carriera (non importa di che tipo, non importa in che ambito) hanno ripetuto fino alla nausea — loro non so, mia di sicuro — il trito copione della bellona senza cervello; mi sono sentita offesa dalle parassite che hanno disinvoltamente usurpato un ruolo che non era il loro, in grazia di una disponibilità che non eleva ma avvilisce chi la offre tanto quanto chi la pretende; mi sono sentita offesa dalle conniventi che non hanno denunciato o additato certi comportamenti, ma li hanno coperti, agevolati e sfruttati per tornaconto personale; mi sono sentita offesa dalle mantenute che non hanno mai speso una sola parola sui tanti drammi  italiani, dal femminicidio alla crisi che dilania le famiglie, preferendo spendere soldi guadagnati sulla pelle degli altri per lagnarsene senza vergogna.

Questo, mi ha offeso. Non lo sfogo sincero di Battiato: al quale esprimo invece la mia solidarietà — è di pochi minuti fa la notizia della revoca dell’incarico all’artista, da parte di Crocetta — e il mio apprezzamento per quello schiaffo all’ipocrisia e al politicamente corretto che, solo, ha avuto il coraggio di dare. Anzi, da donna, gli dico “grazie”.

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