… e tre!

«Prima ti ignorano; poi ti deridono; poi ti perseguitano; infine vinci».

Questo, in sintesi, l’iter obbligatorio per ogni rivoluzione che si rispetti.

Ora, l’antispecismo è di fatto una rivoluzione, ovvero un movimento teso al cambiamento radicale di uno stato di cose: in questo caso, l’inganno antropocentrista con tutti i corollari che ne discendono.

L’occupazione del Dipartimento di Farmacologia alla Statale di Milano del 20 aprile scorso ha scatenato un dibattito piuttosto acceso, come registra la Rete; ma, soprattutto, ha innalzato i toni dello scontro — c’è chi ha ventilato denunce, querele, interventi repressivi eccetera.

La natura amministra i rumori con saggia parsimonia, perché il rumore, ovvero un suono improvviso, non desiderato e disturbante, è percepito come un segnale di allerta. In particolare, sono i rumori forti a ingenerare molestia: quando i decibel aumentano di colpo, si mettono in moto le ghiandole surrenali e aumenta la secrezione di adrenalina: sostanza che nei predatori stimola l’aggressività, e nelle prede l’istinto di fuga. Il leone e il gorilla, quando vogliono segnalare la loro presenza e avvertire gli eventuali intrusi di starsene alla larga, non fanno “psst”: il primo ruggisce facendosi udire fino a 9 chilometri di distanza, il secondo si percuote il torace con i pugni emettendo versi profondi. Chi ha assistito a queste esibizioni conferma che è roba da farsela nelle mutande.

L’essere umano, che è un animale acculturato, non sfugge alla regola: lo sapevano bene gli eserciti che si scontravano in campo aperto.
L’esibizione di aggressività di fronte al nemico è presente in tutte le culture, e anche se si è andata poi codificando nel corso del tempo, non ha perso il suo significato — i legionari romani che battevano le daghe sugli scudi non sono molto dissimili dai Maori che danzavano di fronte al nemico; e, da che mondo è mondo, nelle risse si urla.

Ma c’è una differenza fra l’animale non umano e quello umano. Il primo “sa” di essere o un predatore o una preda, e si comporta di conseguenza. Il secondo può rivestire entrambi i ruoli conformemente alle circostanze, e può anche darsi il caso che i ruoli si invertano inaspettatamente.

Per entrambi gli animali, invece, il meccanismo di difesa scatta quando non si può più né attaccare né fuggire — che sono le modalità base dell’autoconservazione.

Così, i fatti di questi giorni possono essere letti in chiave diversa; e si potrebbe pensare di essere giunti alla fase 3 della trafila. L’ipotesi non è da sottovalutare, sapete? Pensiamoci.

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