Dan Brown o dell’eccesso

Non ho mai augurato la morte a nessuno. Intanto perché la Nera Signora arriva per tutti, presto o tardi; e poi perché se qualcuno mi sta veramente antipatico non è certo proiettandolo nel non-essere-più-di-questo-mondo che potrei seriamente vendicarmi.

È per questo che non augurerò la morte a Dan Brown. Non mi sento neanche di augurargli un qualche accidente invalidante — che gli caschino le mani (così da non poter più scrivere le sue immani castronerie) o che perda l’uso della favella (onde non poter nemmeno più dettare le medesime a un volonteroso scrivano): per dire, guarda com’è ridotto Stephen Hawking e che cosa riesce a fare con l’ausilio delle moderne tecnologie. (Lo so da me che il paragone non regge: era giusto per fare un esempio pratico).

Però, se esistesse un blando malanno neurologico che lo ponesse nell’incruenta impossibilità di continuare a violentare l’intelligenza, esimendolo nel contempo dal mettere a dura prova lo spirito di sopportazione dell’uman genere colto — ecco, se quel malanno esistesse glielo augurerei con entusiasmo.

2 Comments on Dan Brown o dell’eccesso

  1. Il nome di Langdon è troppo simile a quello di Langone, ergo non potrò mai leggere un romanzo che lo abbia come eroe. :-D

    • Alessandra | 15 maggio 2013 at 08:18 |

      :-D
      Io mi sono decisa a leggere il “Codice da Vinci” quando ho scoperto di far parte dell’1% della popolazione mondiale che non l’aveva fatto. Così mi sono fatta prestare il libro da una conoscente, e pur essendo una lettrice MOLTO veloce ho concluso l’impresa in alcune settimane perché più andavo avanti più dovevo calarmi di Plasil e valeriana. Fortunatamente ho rimosso tutto, e non ne conservo memoria :-)

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