Aggressione a Niguarda: storie di ordinaria perplessità

Mi sa che guardo troppi telefilm americani. Quelli ambientati in ospedale, dove basta che arrivi uno malconcio con uno sbrego sospetto perché si precipitino tutti col solito defibrillatore (“libera!”, “lo stiamo perdendo!”) e vengano allertati implacabili detective — lieto fine assicurato, ça va sans dire.

Però anche qui in Italia a volte non scherzano. La bambina di una mia conoscente, correndo in casa, è scivolata ed è andata a schiantarsi contro il battente di una finestra aperta. La madre l’ha portata difilato al pronto soccorso, dove la bimba è stata sottoposta a visita accuratissima nonché fatta spogliare per eliminare ogni sospetto di violenza domestica, e la mamma ha dovuto rispondere a un milione di domande.

Ora, sentivo stamattina che due degli aggrediti dal picconatore ghanese si sono presentati al pronto soccorso dove sono stati prontamente medicati, ma nessuno ha denunciato l’aggressione. Nessuno. Né gli aggrediti né il personale medico/paramedico. Immagino la scena:

Medico: Allora, cos’abbiamo qui?

Infermiere: Ferita lacero-contusa con parziale frattura dell’osso eccetera.

Medico (ridacchiando): Che è successo? Un frontale con un camion? [I medici del pronto soccorso, quando sono in buona, hanno uno spiccato senso dell’umorismo.]

Paziente: No, camminavo per strada quando un negro fuori come un balcone mi si è avventato addosso e mi ha preso a picconate.

Medico (sospirando e scuotendo la testa): Anche tu, però, benedetto ragazzo… La prossima volta vai in giro con un caschetto, no?

Sono certa che è andata diversamente. E allora perché, mi chiedo, a nessuno è venuto in mente di segnalare alle autorità competenti (naturalmente non è che lo siano sempre, competenti: ma è burocratese), così per buona misura, che in zona Niguarda pare ci fosse un tipo nervoso che se ne andava in giro saltando addosso alla gente con un piccone?

Non mi so dare una risposta. Forse non se la può dare nessuno — non in questo paese.

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