L’ho già detto che voto M5S?

A ben vedere, non è che ci volesse poi chissà che acume per scrivere quello che ho scritto ieri, motivando la mia scelta di tornare a votare, quest’anno, e di votare per il M5S.

Basta sentire quello che in queste ultime ore convulse di campagna elettorale esce dalle bocche di Gianni &Pinotto Renzi &Berlusconi per comprendere l’immensa paura che attanaglia costoro e i loro sostenitori, adesso che si stanno rendendo conto di come sia possibile (e forse imminente) la reale eventualità di un cambiamento — di essere spazzati via.

Perché è proprio questo che temono, i satrapi: che le cose cambino, che venga abbattuto non già “il sistema democratico”, come sostengono loro, bensì il Sistema tout court. Questo sistema criminale e marcio, corrotto e connivente, colluso e codardo; questo sistema che offre un sicuro, sporco rifugio nel quale infrattarsi e dal quale predare, senza ritegno, senza vergogna — tutti, nessuno escluso: dalla destra che in tempi ormai lontani prometteva purezze saint-justiane qualora fosse arrivata al governo (e c’è arrivata, e ne abbiamo visto la generale indecenza), alla sinistra svuotata di ogni antico ideale e ridotta ad anacronistico simulacro di un antifascismo di maniera bavoso, improduttivo e paralizzante. Nel mezzo, una pletora di entità variamente ideologizzate, ectoplasmi effimeri di poco prezzo e nessun valore.

A quanto pare, è questo che il M5S vorrebbe cancellare: come dargli torto?

Capisco benissimo che ci siano ancora molti attaccati in buonafede ai fantasmi del passato e di grandezze ormai svanite, convinti che abbandonare una bandiera sia sempre e soltanto un tradimento — nostalgia canaglia.

Ma sospetto che se nel 1919 Gramsci, Mussolini e don Sturzo avessero saputo che fine avrebbero fatto le loro idee e chi sarebbero stati i loro epigoni, avrebbero lasciato perdere giornali, movimenti e partiti e tutt’al più se la sarebbero giocata a boccette.

Il passato serve a poco, se non si ha un presente da vivere e un futuro da progettare — dal guado si esce soltanto andando avanti.

2 Comments on L’ho già detto che voto M5S?

  1. Ottima prospettiva
    Solo un piccolo dubbio: se crolla il sistema cosa rimane, l’anarchia?.
    Si può vivere, magari a fatica, in una casa fatiscente, in cui dal tetto gocciola acqua e dalle cui pareti trasuda umidità che forma muffa puzzolente e tossica, ma anche se cadente una casa c’è.
    Le persone sensate dovrebbero, prima di demolirla, averne costruito una nuova oppure avere qualcuno che li ospiti.
    Se invece si demolisce la casa senza avere alternative si è alla mercè di tutte le intemperie che, in questo periodo di estremizzazione dei fenomeni, non ci metteranno molto a provocare danni irreparabili e innumerevoli vittime.
    Fuor di metafora: se si distrugge il sistema senza avere non dico un’alternativa pronta, ma nemmeno progettata, allora si vive senza sistema?
    Ognuno per sé e Dio per tutti?
    E in questa situazione non saranno forse proprio coloro che i distruttori del sistema vorrebbe difendere dagli squali ad esserne invece le prime vittime?
    Non credo che i reggitori dell’attuale sistema mollino le leve del potere e si ritirino con la coda fra le gambe senza reagire: e in questo muro contro muro fra i difensori del sistema e i loro demolitori chi avrà la peggio se non coloro, i senza potere, che l’hanno sempre avuta fino ad oggi?
    In tutte le rivoluzioni i più deboli hanno sempre avuto la peggio, anche se queste erano state paradossalmente fatte proprio nel loro nome, e ogni rivoluzione ha sempre peggiorato la situazione preesistente, perchè in una società i tempi sono fondamentali, e la fretta è sempre stata una cattiva consigliera.
    Si facciano pure le lotte per il potere, come ve ne sono sempre state, e si sfrutti pure la creduloneria della plebe per acquisire consenso su di esse, ma si abbia almeno il buon senso e l’onestà intellettuale di non spacciarle per altro, ché sono solo quello.

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