Papa Francesco e l’enciclica “Laudato si'”: plus ça change, plus c’est la même chose

O santa, o beata, o sublime ingenuità.
È appena uscita la nuova enciclica, e già leggo sui social cose come «che bello vedere col culo stretto (sic!) chi divora il pianeta in nome del “progresso”», «il papa scomunica le banche», «da oggi sarà più difficile per i grandi della Terra eludere le istanze ambientali» e via esultando (per tacere di amenità come «un papa di sinistra», «l’enciclica “verde” del papa», «se il papa fa la rivoluzione» et similia).
Non posso non pensare a quando qualcuno fece presente a Stalin la preoccupazione di Pio XII per i progetti sovietici sull’assetto mondiale post-1945, e quel satanasso si limitò a chiedere «quante divisioni ha, il Papa?». Uguale. Anche perché il Papa non ha fatto (né probabilmente farà mai) nomi e cognomi o ragione sociale e partita Iva dei reprobi: laddove la forza magica della scomunica si fonda proprio sull’identificazione precisa e inequivocabile del peccatore — a titolo d’esempio, riporto il testo della scomunica di Arduino marchese d’Ivrea e re d’Italia (passato a miglior vita mille anni fa, nel 1014) e di suo fratello, pronunciata nel 999 dal suscettibile vescovo Warmondo:

Malediciamo Arduino ed Amedeo suo fratello, predoni e devastatori della chiesa di Dio; malediciamo tutti i cittadini d’Ivrea che loro diedero aiuto e consiglio; siano maledetti nella città, nei campi, maledetti i loro beni e le loro terre e gli armenti e tutti i loro animali, maledetti dove entrano, donde escono; mandi Iddio su di essi la fame e la pestilenza: siano maledetti vigilanti, viaggianti, dormenti, riposanti. Li percuota Iddio con miserie, febbri, geli, arsure, infermità fino alla morte. Li percuota il delirio, la cecità, il furore della mente in ogni tempo, i loro figli siano tosto orfani e vedove le mogli. Dio falli come rota al vento, come fuoco che avvampa in foresta, come fiamma sprigionata dai monti.
E queste maledizioni tutte, dalla pianta dei piedi al vertice dei capelli, li avviluppino per ogni dove, finché non tornino penitenti e sommessi nel seno della madre chiesa. E tutta la plebe di questa madre chiesa dica: ” Così sia, così sia. Amen”.

Il rito prevedeva che la scomunica venisse officiata dal vescovo alla presenza di dodici sacerdoti che reggevano ciascuno una lampada accesa; terminata la lettura della scomunica, i dodici sacerdoti gettavano a terra le rispettive lampade e le calpestavano fino allo spegnimento. Converrete che una cosa così risulta un po’ più terrificante di un rito voodoo — di fatto lo era, soprattutto all’epoca in cui valeva veramente, nella carne e nel sangue, il precetto nulla salus extra ecclesiam, non c’è salvezza al di fuori della Chiesa.

Ma qui — nella Laudato si’, dico — nomi non ce n’è. E nella civiltà occidentale di matrice veterotestamentaria se un ente non ha nome, non esiste: perché nessuna voce legittima lo evoca all’essere, traendolo dall’abisso immateriale del non-detto (Genesi 1, passim, e 2:19-20). In altre parole, sono incline a credere che nessuno dei responsabili materiali dello scempio planetario perderà il sonno.

Dopodiché, a voler essere antipatici basterebbe un solo rilievo per ricacciare l’enciclica nella categoria degli esercizi di stile di cui la diplomazia curiale è maestra. Eccolo: l’enciclica si chiama “Laudato si'” —, che, come tutti sanno, è l’incipit del Cantico delle creature composto da Francesco d’Assisi, al quale santo s’ispira (dice) papa Bergoglio. Ora, l’esortazione è rivolta al Signore, al dio cattolico persona e creatore: divinità come sappiamo non riconosciuta da alcuni miliardi di persone nel mondo. Dunque l’enciclica può legittimamente rivolgersi alla cerchia dei fedeli cattolici, né può oltrepassarne i limiti: e mai, ma proprio mai, potrà avere o pretendere una cogenza morale nei confronti di chi sta (per destino o per scelta) al di fuori di quella cerchia. Fine.

A voler essere pignoli, invece, si potrebbe sottolineare la deprecabilità della scelta pontificia di parlare della Terra come della “nostra casa comune”. “Nostra” di chi? La “casa” è dove stanno gli esseri umani — e i non-umani? Dove stanno, loro? Non mi pare che l’enciclica si ponga questa domanda o vi dia una risposta, ma potrei sbagliare. In ogni caso, è evidente l’impossibilità della Chiesa di sottrarsi o quantomeno di mettere in discussione l’antropocentrismo — che, di fatto, la giustifica e ne rende ragione attraverso i secoli. Ne consegue un’altra sua impossibilità: quella di proporre un’efficace alternativa all’attuale modello di sviluppo, che non ci è piombato in testa da un’astronave aliena ma che zampilla direttamente dal monoteismo giudeo-cristiano con annessi e connessi (lo so, il discorso è troppo lungo da affrontare in questa sede ma le pezze d’appoggio ci sono, e molte, e altre sedi non mancano).

Tutta questa rivoluzione, all’orizzonte, io non la vedo.

 

1 Comment on Papa Francesco e l’enciclica “Laudato si'”: plus ça change, plus c’est la même chose

  1. Giusto. D’altronde (per rimanere in ambito cristiano), se il protestantesimo è (specie l’evangelicalismo e il fondamentalismo) per l'”aut aut”, il cattolicesimo è per il “vel vel” e, soprattutto, l'”et et” …etc. etc. etc.

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