Parigi o le colpe dell’Occidente

Parigi — la Parigi che conosco, la Parigi che amo — Parigi non si è ancora ripresa dal terrore che l’ha devastata nelle ultime ore e io non ne posso già più di quelli che l’Europa, la civiltà, i valori dell’Occidente, la terza guerra mondiale eccetera.

Come dicevo ieri con Giovanna Canzano, sembra che quasi nessuno abbia tratto un qualche insegnamento dall’11 settembre 2001, con quell’attentato (vero? falso? presunto? previsto? mah…) così provvidenzialmente e tempestivamente funzionale agli interessi americani in Medio Oriente e a quelli dei suoi reggicoda — ve lo ricordate l’allora premier Berlusconi che dichiarava gioiosamente «Io sto con l’America ancor prima di sapere che cosa farà»?

Ecco: oltre il dito di quell’attentato c’è una luna immensa da contemplare — una luna nei cui crateri oscuri affondano le radici dell’Isis, mostruoso golem concepito a maggior gloria della non meno mostruosa entità occidentale; e questa mostruosità la spiegava assai bene, anni fa, un lucidissimo Paolo Barnard in una celebre puntata di “Report”, intitolata Perché ci odiano e divenuta poi un libro.

Voglio parlare anche dello spauracchio della terza guerra mondiale, che vedo agitato da troppi in queste ore certamente tragiche. Si sa che è l’ignoranza, e non la morte, il peggior di tutti i mali: così, continuare a tacere che la terza guerra mondiale c’è già stata — era la “guerra fredda”, combattuta con armi non convenzionali — e che è in corso la quarta, come illustra(va) con chiarezza il subcomandante Marcos in un testo evidentemente e stupidamente negletto, è perfettamente funzionale ai progetti di chi ha tutto l’interesse a mantenere il suddito planetario nelle tenebre dell’ignoranza e dunque della paura.

Dire che non ci sto è superfluo, ma lo ripeto volentieri. Non ci sto a questo gioco, non ci sto a queste condizioni, non ci sto bene in questo Occidente nato come convenzione e metafora di un assolutismo missionario che mi fa orrore e che è — lui sì, lui per davvero — terrorista. Il solo che conosca.

 

2 Comments on Parigi o le colpe dell’Occidente

  1. Buongiorno, Cristina. Grazie per il commento e scusa per il ritardo.
    Si ha paura di ciò che non si conosce, essenzialmente. E credo che l’Occidente, non sapendo più “chi è” o meglio “che cosa è diventato”, abbia paura di tutto ciò che non è se stesso o che crede sia se stesso… Abbiamo perso ogni punto di riferimento, non sappiamo più che cosa significhi confronto e convivenza ma ragioniamo soltanto in termini di omologazione o, se questa non riesce, di aggressione. Lo stesso modulo comportamentale si riscontra a livello individuale: i social ne sono una buona dimostrazione.
    Certo l’Isis (o il Daesh, chiamalo come vuoi) rappresenta al momento un pericolo concreto, per via del fanatismo che lo contraddistingue. Ma lo stesso fanatismo contraddistingue anche altri assolutismi non-religiosi: penso alla Democrazia da esportare dovunque e ad ogni costo, per esempio.
    Quanto durerà?, mi chiedi. Non ne ho la più pallida idea. Suppongo che “questa” paura durerà fino a che l’Isis/Daesh non sarà stato debellato. Poi… poi ne salterà fuori un’altra, funzionale agli interessi del momento.
    Un caro saluto a te
    A.

  2. Salve,mi può anche stare bene quello che pensi,allora che c’è sotto che fa tanta paura da far mettere cordate di militari in metro,poliziotti all’angolo della strada? Poi tutto questo quanto durerà? Saluti Cristina.

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