In ricordo di mons. Oscar A. Romero

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Il 24 marzo 1980 veniva assassinato a San Salvador l’arcivescovo Oscar A. Romero. Nel 2006 gli dedicavo sulla carta questo ricordo, riproposto nel 2010 sul web. Adesso come allora non ho niente da aggiungere, salvo un particolare di non poco rilievo, credo: l’anno scorso, il 23 maggio 2015, papa Francesco ha elevato mons. Romero alla gloria degli altari come beato, riconoscendone il martirio in odium fidei, “per odio della fede”, ovvero assumendo che l’arcivescovo sia stato ucciso da un non-cattolico proprio per il suo essere cattolico.

Ma poiché sappiamo che il monsignore fu ucciso da un sicario di Roberto D’Aubuisson, il capo del partito nazionalista conservatore ARENA (Alianza Republicana Nacionalista), suppongo che la morte di Romero fosse dovuta piuttosto alla sua durissima presa di posizione contro il governo di El Salvador: nell’omelia di quello stesso giorno denunciò il governo, che aggiornava quotidianamente le mappe dei campi minati mandando avanti dei bambini… che finivano vittime delle esplosioni.

Osteggiato da Paolo VI prima e da Giovanni Paolo II poi per la sua presunta vicinanza alla “teologia della liberazione” esecrata da Roma (fra i suoi critici più feroci l’allora vescovo Josef Ratzinger), non ottenne mai alcun appoggio da Santa Madre Chiesa e decise di proseguire per la sua strada da solo, perfettamente consapevole del rischio: «tanto — diceva per farsi coraggio da solo — più di una volta non mi potranno ammazzare».

Ma l’anno scorso quella stessa Chiesa che aveva ostentatamente ignorato il suo grido di dolore e d’aiuto l’ha tardivamente fatto beato, per di più mistificandone il percorso e svuotandone la morte di tutto il suo altissimo significato. E questo mi sembra un turpe oltraggio per cui più d’uno, in Vaticano, dovrebbe recitare il mea culpa a vita.

Beato o no, Oscar A. Romero per me resta un combattente, un guerriero della più bell’acqua: e come tale continuerò a ricordarlo. Possa il suo popolo non scordarlo mai.

2 Comments on In ricordo di mons. Oscar A. Romero

  1. Ben detto, Alessandra. La teologia della liberazione, marxista, castrista, guevarista che sia, ha comunque prodotto anche degli ottimi frutti. Il cristianesimo ha frutti d’ogni tipo, acerbi, maturi, guasti: è una foresta, una giungla, un deserto. C’è l’albero della vita, del bene e del male, il roveto ardente e l’albero di Giuda… Oscar A. Romero è un terebinto.

    • Alessandra | 25 marzo 2016 at 09:34 |

      Grazie, Nicola.
      Credo che tutto questo astio della Chiesa verso la TDL origini in qualche modo dalla consapevolezza di una cattiva coscienza: dal sentire, cioè, che la Chiesa così com’è venuta edificandosi nei secoli ha tradito l’intento originario. E tutto ciò che va a rispolverare quell’intento, sia pure in modo imperfetto e ideologizzato, tocca nervi scoperti.

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