Pasque di sangue: l’agnello e il buon pastore

 

Lo spirito della Pasqua in un'opera di Andrea Festa

Lo spirito della Pasqua in un’opera di Andrea Festa

 

Sta arrivando Pasqua, e io sono di pessimo umore.

Lo sono sempre, per la verità: il peso delle infinite, atroci, immotivate e inutili crudeltà che la specie cui (sempre più mio malgrado) appartengo infligge ai non-umani in ogni maledetto momento in tutto il globo, senza soluzione di continuità, senza tregua, senza batter ciglio — questo peso mi affatica da mezzo secolo, da quand’ero una bambina. È sempre lì, sordo, costante, un dannato rumore di fondo che non svanisce mai del tutto: forse tutto quello che ho fatto e che faccio è solo un patetico tentativo di soffocarlo? Me lo sono chiesto spesso, ma non trovo risposta.

So che tutti quelli che si occupano, in modi diversi e a vario titolo, della liberazione animale e dei problemi a essa connessi sperimentano ineluttabilmente, prima o poi, un senso di rabbia e di impotenza. Non so come fanno gli altri a superarlo. Io ci son dentro con tutte le scarpe.

Dunque dopodomani sarà Pasqua. Continuo a ritenere quantomeno bizzarro e soprattutto ripugnante che per “tradizione” ci s’incaponisca a celebrare una resurrezione ossia una rinascita ammazzando milioni di cuccioli — «tantum religio potuit suadere malorum», diceva Lucrezio duemila anni fa. Vivesse oggi, chissà che penserebbe.

Cinque anni fa ho messo per iscritto alcune mie considerazioni sul modo in cui quella “tradizione” che dicono stia alle radici dell’Europa (ma io non ne sono affatto convinta) considera il non-umano. Ne ho offerto qui una versione parziale; ma le ripropongo integralmente  — al link in calce, in formato pdf — a chi vorrà leggerle (ne esiste anche una versione più ampia e articolata, ma per ora è in un cassetto).

Non auguro “buona Pasqua” a nessuno, mi si comprenderà. Buona lettura, però, a chi vorrà cimentarsi.

Il monoteismo giudaico-cristiano e il non-umano

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