Angelino go home!

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Dunque vediamo: abbiamo un ministro dell’interno che con tutta probabilità è il peggiore di sempre, e che sembra confermarsi un campione del “familismo amorale” descritto da Banfield quasi sessant’anni fa (basta Wikipedia per farsi un’idea).

Anzi, abbiamo come ministro dell’interno uno che in un altro Paese, di quelli appena appena seri, non sarebbe mai arrivato a ricoprire una simile carica.

Abbiamo come ministro dell’interno uno di cui il Coisp (sindacato di polizia), nel marzo 2015, diceva: «La sicurezza non si fa a chiacchiere, le parole a volte a volte non servono a nulla e anzi sono pericolose, e non si può insistere a fare spot utili solo all’immagine pubblica del ministro Alfano. Siamo stufi delle spacconate del ministro, che ogni giorno dimostra di non avere idea dei suoi compiti e delle sue priorità. … La prossima volta dobbiamo aspettarci che Alfano si vanti con la stampa di un blitz che i colleghi devono ancora compiere, gettando l’intera polizia nel ridicolo più assoluto? Questa è pura follia… è con la vita dei poliziotti italiani che si gioca per consentire al Ministro di avere qualche titolo di giornale» (http://www.ilgiornale.it/news/crona…).

Abbiamo come ministro dell’interno uno che nel maggio 2013, appena un mese dopo essere stato nominato tale, si fa portar via sotto il naso Alma Shalabayeva, la moglie del dissidente kazako Ablyazov, che aveva chiesto asilo politico in Italia, trascinando il Paese sull’orlo dell’incidente diplomatico.

Abbiamo come ministro dell’interno uno che nell’estate del 2013 si trova a un passo dal finire dritto dritto nello scandalo Unipol-Fonsai-Ligresti, per via della stretta vicinanza tra quest’ultimo e lo stesso Alfano: il ministro abita da anni in uno stabile della famiglia Ligresti, “dove hanno appartamenti anche esponenti della famiglia La Russa o dell’ex ministro dell’Interno Beppe Pisanu”. (http://www.lanotiziagiornale.it/gaf…).

Abbiamo come ministro dell’interno uno che a metà del gennaio 2014 svela pubblicamente importanti dettagli riservati delle indagini in corso sulla rapina a un’importante gioielleria di Milano avvenuta nel febbraio 2013, compromettendone il buon esito.

Abbiamo come ministro dell’interno uno che nel marzo 2014 nicchia sulla proroga del commissariamento del comune di Reggio Calabria sciolto per infiltrazioni mafiose, scontrandosi con Rosi Bindi allora presidente della Commissione Antimafia: il sospetto è che il ministro non voglia mettersi in urto con Giuseppe Scopelliti, ex sindaco di Reggio condannato a sei anni per falso e abuso d’ufficio ma poi candidato alle elezioni europee di fine maggio nonché coordinatore nazionale del Ncd dal gennaio 2014.

Abbiamo come ministro dell’interno uno che nel giugno 2014 annuncia alla nazione, con un tweet, l’arresto dell’assassino di Yara Gambirasio, suscitando il disappunto del procuratore Francesco Dettori, il quale in una nota protesta: «Era nostra intenzione mantenere il massimo riserbo anche a tutela dell’indagato in relazione al quale esiste la presunzione di innocenza».

Siamo davvero sicuri di volercelo tenere, uno così? Non si dimetterà, dice: allora lo dimetta il popolo, se ancora in Italia ce n’è qualche rappresentante, e a forza se occorre.

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