Macerie, miserie e terremoti etici

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Nella notte del 24 agosto, il terremoto ha devastato il Centro Italia lasciando il cumulo di macerie che ogni giorno la tv del dolore ci propina, mentre affiorano responsabilità, colpe e incurie che forse non verranno mai punite.

Ma sembra che non siano crollate soltanto le case di tanti sfortunati, bensì anche le capacità etiche e vorrei dire raziocinanti di una fetta d’umanità. E queste macerie affiorano in tutta la loro imbarazzante miseria nella vita reale e sul web. Qualche esempio?

1) Controllo un sacco di indumenti destinati alle vittime del sisma e ci trovo dentro abiti da cocktail, top di paillettes, mutandine di pizzo usate… e, ah sì, anche tre paia di mutande nuove, grazie.

2) Parecchi ristoranti hanno pensato di inserire nel menu la pasta all’amatriciana per devolvere parte del ricavato a favore delle vittime. Personalmente non condivido la cosa, ma siamo in democrazia e ognuno fa quel che gli pare, bene così. Però che un ristorante vegetariano decida di fare lo stesso mi sembra una cosa enorme (e anche ridicola, se non fosse che ci sono di mezzo animali ammazzati).

 

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Trovo questa dissonanza cognitiva non solo assurda ma deprecabile esattamente come

3) l’atteggiamento di quanti, fieri antispecisti sempre pronti a crocifiggere chi — dioliberi! — non la pensa esattamente come loro, in occasione del terremoto hanno scelto di fare eccezione “solo questa volta” e di preoccuparsi prima delle vittime umane e poi (ma molto poi) di quelle animali. Anche questa potrebbe essere una dissonanza cognitiva; ma da parte di chi dell’antispecismo ha fatto (o così dice) la sua ragion d’essere mi sembra uno scivolamento pericoloso. Preferisco chiamarlo #AntispecismoIntermittente.

Per fortuna di tutti e soprattutto dei terremotati, c’è in giro parecchia gente che zitta zitta, senza troppa pubblicità e mirando al sodo, si è rimboccata e ancora si sta rimboccando le maniche per aiutare come può animali e umani — perché di una sola morte si muore su questa terra.

 

 

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