Solstizio d’inverno 2016

2d43807d0244f0907671175e63b36973

 

 

Il giorno più corto, la notte più lunga. Da tempo immemorabile è questo l’evento che scandisce il passaggio da un anno a un altro, da un ciclo all’altro. Fra i miei amici, reali o virtuali che siano, c’è chi celebra la morte/rinascita dei molti nell’uno e chi celebra la nascita dell’unico. La religione, diceva Evola, è un’equazione personale: e mi sento di concordare.

Tutti i miei amici reali (che a dirla tutta non sono poi molti, ma è meglio così), però, si battono per un ideale: che non è necessariamente il mio, ma il fatto stesso di lottare per qualcosa che travalica il particulare ci accomuna in una sorta di affinità elettiva che spazza via steccati ideologici, abitudini e conformismi d’ogni genere.

A loro va il mio augurio: che il giorno più breve possa rammentar loro la caducità della vita e la necessità imperiosa di fare tutto ciò che si può e si deve finché c’è luce; e che la notte più lunga li induca al raccoglimento nel corpo e nello spirito per poter affrontare le sfide che il nuovo giorno porterà con sé — perché c’è sempre un nuovo giorno.

Per quanto mi riguarda, oggi, come ogni giorno dell’anno, il mio pensiero va alla folla incalcolabile dei viventi che l’umana hybris condanna alla sofferenza e alla morte: che anche la loro lunga notte di dolore possa aver fine, e sorga per loro il giorno del rispetto.

Possa la luce continuare a rischiarare le nostre vite, amici.

 

Leave a comment

Your email address will not be published.

*