Letterina di Natale alla Motta (quella del panettone) e ai suoi creativi

 

Cara #Motta (ma anche cara #Bauli, cara #Alemagna, cara #Bistefani, cara #Doria*) e cari creativi della #Saatchi&Saatchi Italia,

tranquillizzatevi. Non è perché ho visto il vostro spot che non comprerò il vostro panettone: non mi è mai piaciuto, e la prima cosa che ho fatto quando ho potuto emanciparmi dagli obblighi alimentari delle feste in famiglia è stata, appunto, smettere di mangiare — “è la tradizione!” — questo dolce indigesto.

Non c’è dubbio che se la vostra pubblicità voleva far parlare del panettone Motta, c’è riuscita. Alla grande. Nel bene e nel male. Suppongo che nell’idearla abbiate fatto bene i vostri conti: posto che tanto un vegano non mangerebbe mai uno dei vostri panettoni, e quindi quella fetta di mercato lì ve la sareste comunque giocata, avete preferito far leva sull’acrimonia (uso un eufemismo, fra poco è Natale) che i non-vegani nutrono nei confronti dei vegani per guadagnare alla vostra causa— e alla vostra borsa — nuovi consumatori per rilanciare un vecchio prodotto. Sono gli affari, bellezza.

Però avete commesso un errore: lo stesso che commettono un po’ tutti, oggigiorno. Cioè credere che il veganismo sia soltanto una moda alimentare, un atteggiarsi, una tendenza come la nouvelle cuisine o la cucina molecolare. Ora, se è vero che anche molti vegani d’occasione la pensano così, la maggior parte di chi sceglie di escludere dalla propria alimentazione tutto ciò che è di derivazione animale non lo fa perché è trendy o fa bene alla salute: lo fa sulla base di profonde convinzioni etiche, in nome del rispetto di tutti i viventi.

Capisco benissimo che parlare di “etica” e “rispetto” a un’impresa commerciale e a dei pubblicitari fa ridere in partenza. Allora tocco un’altra corda che forse vi farà vibrare: “allargamento del mercato”. Provate un po’ a pensare a come sarebbero diverse le cose se la Motta (e con lei la Bauli, l’Alemagna, la Bistefani e la Doria) avesse proposto, invece, un panettone vegan in omaggio a quella fascia sempre crescente di consumatori che decidono di abolire o quantomeno limitare il consumo di prodotti di origine animale: avreste fatto un figurone e ci avreste pure guadagnato, guarda un po’ (al netto dell’ipocrisia, of course). C’è chi, più lungimirante di voi, l’ha fatto.

Invece avete scelto non solo di precludervi questa interessante prospettiva economica, ma addirittura di rischiare il boicottaggio facendovi grossolanamente beffe (la battuta “col curry etc.” è desolante: segno che sapete che il vostro target è di bocca assai buona…) — facendovi beffe, dicevo, della sensibilità di alcuni milioni di persone: perché optare per la scelta vegana significa, in primis e soprattutto, optare per non essere più complici delle sofferenze che quotidianamente e in proporzioni da capogiro vengono inflitte a miliardi di esseri senzienti sul pianeta, in nome dell’abitudine, della noncuranza e della crudeltà tout court.

Padronissimi di farlo, per carità. Ma la vostra scelta vi qualifica. Contenti voi…

 

 

* La Bauli s.p.a. ha acquisito, nell’ordine: il marchio #Doria nel 2006; i marchi #Alemagna e #Motta nel 2009; il marchio #Bistefani nel 2013. Quindi il consumatore accorto può allegramente boicottare tutti e cinque certo di fare cosa buona, giusta, doverosa e salutare.

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