Agnelli, Harkonnen e paraculi

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Prima di tutto,

 

 

Poi, che cos’hanno in comune un giornalista ex-piddino che dirige un quotidiano impegnato «contro i falsi miti di progresso», un dj finto-anticonformista, un politicante insoddisfatto “di destra” e un politicante sbruffone “di sinistra”? Che cos’hanno in comune Mario Adinolfi, Giuseppe Cruciani, Gianni Alemanno e Matteo Renzi?

Per dirla in termini colti, sono maestri nella pratica retorica della captatio benevolentiae, la “conquista della benevolenza”, ossia quell’espediente utilizzato appunto dagli oratori per accattivarsi le simpatie del pubblico e guadagnare consenso.

Per dirla più terra terra, sono dei paraculi.

Nell’imminenza della Pasqua, proprio mentre ferve il dibattito sulla necessità o meno di mantenere l’orribile, anacronistica abitudine della mattanza degli agnelli, i magnifici quattro hanno pensato bene di venirsene fuori come segue: Adinolfi dice che lo commuove di più “una scaloppina al limone” che “gli occhioni di un vitellino” (e Andrea Scanzi lo bastona su Facebook in un post del 6 aprile); Cruciani posta la foto delle teste di tre agnellini (e Andrea Scanzi lo bastona il 13 aprile); Alemanno twitta «Da ex Ministro dell’agricoltura e uomo della Tradizione, non ho dubbi: a Pasqua l’agnello cucinato da mia madre» (notare “Tradizione” con la T maiuscola, siamo uomini o caporali?!?); Renzi pontifica «A Pasqua mangerò l’agnello, è una tradizione famigliare. Se uno è vegetariano o vegano merita rispetto, ma non bisognerebbe strumentalizzare una scelta personale. Io non farò mai una campagna su questo. In politica ci sono già tanti animali, non mettiamoci anche quelli veri. Comunque sono di Firenze e se mi toccano la “fiorentina” mi arrabbio…» .

Che tempra, signori miei. Che nerbo. Questi sì che sono avanguardia. Tutti controcorrente — in un Paese dove persino il papa dice che da piccolo sognava di fare il macellaio (poi magari, suggerisce Leonardo Caffo, ce lo spiegherà per quale mai motivo ha scelto di chiamarsi Francesco; io invece continuo a chiedermi perché l’Italia ha scelto come patrono Francesco d’Assisi: se date un’occhiata ai rapporti sulla zoomafia vi viene da piangere).

Ipotizzo che ai quattro dell’abbacchio piaccia vincere facile; ma non escludo che sotto sotto ci sia il bisogno disperato di mantenere il poteruccio mediatico che consente a questi fenomeni di continuare a farsi notare (e pagare). Perché questa si chiama “società dello spettacolo” mica per niente.

Come che sia, questi Harkonnen sono perfettamente in linea con la maggioranza degli italiani, che offrirebbe il petto al piombo nemico pur di non rinunciare all’abbuffata pasquale con tripudio di cuccioli morti e smembrati nei piatti dei devoti. Sospetto che se la maggioranza degli italiani diventasse pastafariana questi qui sarebbero i primi a presentarsi con uno scolapasta in testa.

Che dirvi? Andate, cari; andate dove vi porta non il cuore, ma il vento del tornaconto — e quel vento vi disperda (com’era la rima?…).

 

P.S.: Giuro che Scanzi non mi dà un centesimo. Non ci conosciamo neanche — cioè lui non conosce me. Ma non so che farci se così spesso scrive quello che penso.

2 Comments on Agnelli, Harkonnen e paraculi

    • Alessandra | 18 aprile 2017 at 20:05 |

      Grazie. Non ricambio perché non dò mai consigli se non espressamente richiesti.

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