Archive for the 'Ritagli' Category

Il peggiore amico dell’uomo

Non seguo molto le cronache, in questi giorni, ma mi par di capire che Gianfranco Fini si sia ficcato (o sia stato ficcato, come usa ai giorni nostri) in un bel ginepraio. Sarà contento Berlusconi, una volta tanto che non fa da puntaspilli istituzionale.
Come ho già detto, nulla può interessarmi di meno della querelle Fini-Berlusconi, strascichi e stracci inclusi.
Mi limito a notare che se il presidente della Camera, all’epoca in cui lasciò la storica e un po’ coatta consorte Daniela (che pure oggi, assai dignitosamente, dichiara «da me non avrete una sola parola contro Gianfranco»), l’avesse fatto per — che so — la professoressa Tizia di anni 47, o la farmacista Caia di anni 51, sono certa che nessuno avrebbe avuto niente da ridire. Invece l’ha fatto, lui 55enne, per una 35enne belloccia, avvocatessa più nota per le performance mondane che per quelle giuridiche, e blandamente famosa per essersi accompagnata col bancarottiere Gaucci (ma fra un po’ forse questo non si potrà nemmeno dire).
Il che pone irrimediabilmente Gianfranco Fini sul medesimo piano inclinato di tutti quei maschi che, alla boa fatidica dei 50 anni, sballottati dagli ormoni in tempesta del Mare Andropausicum, quando avvistano un mezzo quintale di carne fresca dal packaging invitante preferiscono lasciare i comandi al loro piccolo amico pelato laggiù.
Che si tratti di austeri docenti, gelidi professionisti, intellettuali aristocratici od oscuri metalmeccanici, quando a decidere è quella testina capricciosa les jeux sont faits. Buona fortuna.

Pensieri in un giorno di pioggia

Ieri è stata una giornata di quelle infelici, proprio.
A parte il tempo atmosferico, che non aiuta per niente — e sapere che l’11 maggio del 1910 a Milano e in Lombardia nevicava non è di particolare conforto — per tutto il giorno sono stata martellata da cose come cani massacrati a colpi d’accetta a Napoli (la foto non l’ho guardata, mi capirete), ragazzi pestati senza motivo dalla polizia a Roma, nativi palestinesi usati come cavie per nuove armi non convenzionali a Gaza e altre minuzie consimili.
Stamattina, sotto un’acqua torrenziale, la giornata sembrava non cominciare tanto meglio — ma poi, inaspettato, un raggio di sole (metaforico, che credevate?!?): Mediaset lancia il canale tutto al femminile La5. Ah, be’. Questa sì che è una di quelle notizie che t’illuminano la vita. Anche se, a leggere bene, scopro di essere fuori target: il progetto è dedicato a una fascia d’età compresa fra i 15 e i 40 anni — io i quaranta li ho passati da un pezzo, non sono più una donna? Non merito una trasmissione televisiva? Il fatto di non avere più curve naturali in grado di reggere il confronto con quelle plasticose e siliconate delle mie consimili (?!?) da spettacolo fa di me un’emarginata del piccolo schermo?
Son domande peregrine, in fondo — non guardo la tv, i modelli Mediaset sono agli antipodi della mia Weltanschauung e ho sempre detestato tutte le cose tipo i “giornali femminili”, gli “inserti femminili”e i separatismi di quel genere: diciamo che è una questione di principio.
Così come è una questione di principio, per esempio, il fatto che mai andrò a comprare un paio di scarpe in uno dei negozi di una nota catena italiana, che da qualche anno promuove anche concorsi di bellezza dai quali sono usciti alcuni dei migliori pezzi di carne attualmente in video: qualcuno mi deve spiegare per quale motivo, sulla mia scelta di acquirente, dovrebbe pesare in positivo il fatto che la pubblicità della suddetta catena punti sempre e soltanto sulla proposizione della figura femminile non in quanto persona che desidera (umanamente) agghindarsi bensì in quanto oggetto sessualmente disponibile — come si vede anche dai testi che sul sito accompagnano la presentazione fotografica dei prodotti. Figure femminili che indossano certe scarpe in un certo contesto, apprezzabili non da altre donne ma da un uomo, e in situazioni dall’esplicita connotazione sessuale. Perché mai dovrebbe venirmi in mente di comprare un paio di scarpe sulla base di questa rappresentazione?
Questi cartelloni li vedo tutti i giorni, due volte al giorno; e se non sono presa da altri pensieri, non posso fare a meno di ricordare i miei vent’anni, e gonne a fiori e qualche illusione luminosa dietro a brutti slogan e grigissimi “ismi” — più grigi del cielo plumbeo di queste giornate, e non c’è stato nessun sole di una nuova primavera, dopo, a dissiparli. Soltanto le luci dei riflettori e i flash dei fotografi, su manichini nati persone, e che persone non sono più.

Israele: reti, retate e (un po’ di) buonsenso

A quanto mi dice un amico, in sede parlamentare sarebbe stata chiesta l’applicazione di qualcosa che assomiglia abbastanza a una “maxi retata” per tutti i siti e i blog che esprimono disaccordo e/o ostilità a Israele: mi riservo di verificare.

Fortunatamente, a questa notizia allarmante fa da contrappeso quella, proveniente dall’Inghilterra, che l’appoggio incondizionato ad Israele è pericoloso — e lo dicono parecchi ebrei europei, fra i quali si contano numerosi intellettuali.

Buon lunedì.

… e l’Italia si tiene le bombe americane

da Bye bye Uncle Sam

Tallin (Estonia), 22 aprile – Malgrado quanto chiesto da cinque Paesi NATO guidati dal Belgio gli Stati Uniti non hanno la benché minima intenzione di ritirare dall’Europa le circa 200 bombe atomiche tattiche dispiegate in Europa, di cui 90 solo in Italia.
Lo ha chiarito il segretario di Stato americano Hillary Clinton alla vigilia dell’apertura del vertice dei Ventotto a Tallin.
(AGI)

El Baradei: “Israele pericolo numero uno in M.O.”

«È Israele il pericolo numero uno in Medio Oriente, per via delle armi nucleari che possiede»: l’ha detto senza mezzi termini in una conferenza stampa il direttore generale della AIEA, Mohammed El Baradei. Lo scatto del solitamente laconico dirigente dell’ONU è stato riportato dall’agenzia cinese Xinhuanet.

L’infame assassinio della lingua italiana

Non aggiungo niente, ché si commenta da sé
Però mi scuserete se rido.

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