Archive for the 'Nero su bianco' Category

«Abbandonarli vuol dire tradirli»: Memento Naturae contro gli abbandoni

Il 25 luglio 2010, a Maccarese (RM), una campagna contro la piaga degli abbandoni e del randagismo promossa da Memento Naturae.

“Business is business”: il senso di Avi Marom per gli affari

Il brano che segue è tratto da “Sette” (supplemento al “Corriere della sera” - n. 25, 24 giugno 2010, rubrica Mix a cura di Donatella Bogo, p. 21).



La bandiera che brucia può essere un affare



Vi siete mai chiesti chi produca quelle bandiere con la Stella di Davide che, in tutto il mondo, vengono bruciate nelle manifestazioni contro Israele? Le fa un israeliano. Il signor Avi Marom. Che ha una fabbrichetta a Kfar Saba e non si fa problemi a esportarle nei paesi più ostili. «Non le vendessi io, lo farebbe qualcun altro». Come accade per tutti gli scambi commerciali delicati, Marom ricorre alla triangolazione: manda le bandiere a grossisti europei che, a loro volta, le esportano cambiando l’etichetta. L’imprenditore riesce a vendere la Stella a sei punte in Iran, in Iraq, in Libano, nei Paesi arabi e in Turchia, dove la richiesta di drappi da incendiare è cresciuta dopo la strage della nave Marmara. In passato, Marom ha stampato bandiere anche per l’Olp di Arafat, oggi le fa per Fatah e per Hamas. Teme solo la solita concorrenza cinese. E non ha pregiudizi: «Mi sono dato un limite: non produrrò mai bandiere con la svastica».

Gianfranco Fini: il suo universo non è il mio

Devo farmene una ragione: sono veramente scivolata in un universo parallelo e non riesco a uscirne. Non possedendo lame sottili, né essendo capace di flippare, temo che mi toccherà restare in questa pagina del Grande Libro finché un caso fortunato (Tyche aiutami!) non mi consentirà di tornare da dove sono venuta.

Sono insidiosi, gli universi paralleli. Ti sembra di stare nel tuo solito mondo finché all’improvviso noti qualcosa di diverso dal solito — una discrepanza, una frattura sottile come un capello, due metà che non combaciano, un oggetto che non è là dove lo avevi lasciato. Piccole cose: ma siccome il tutto è più che la somma delle parti so benissimo (e lo sai anche tu) che l’evidenza del reale si sta sfilacciando e tutta l’esperienza che posso aver accumulato nella mia vita non mi servirà a niente, in questo mondo disassato in cui fatico a trovare punti fermi.

Per esempio: sappiamo tutti che lunedì 31 maggio le forze armate israeliane, compiendo quello che è stato definito — e di fatto è — un atto di pirateria, hanno assaltato la Mavi Marmara, una nave battente bandiera turca e appartenente alla Freedom Flotilla, che si stava dirigendo verso Gaza per portare aiuti umanitari ai nativi palestinesi occupati militarmente.
Del pari, sappiamo che in tutto il mondo la voce dell’indignazione si è levata forte e chiara. Sappiamo che ci sono stati, anche a livello governativo, alcuni pavidi e/o opportunisti i quali hanno preferito tacere o addirittura schierarsi dalla parte degli aggressori in divisa — tutto questo è segno di un universo distorto e malato, certo, ma non ancora parallelo.
Quello che invece mi fa sospettare fortemente di essere finita chissà come in una piega ignota del reale non-euclideo sono queste notizie:

Gerusalemme, 23 giu. (Apcom) - “Ogni uomo degno di tale nome, sia esso più autorevole o più umile faccia quel che può affinchè non si perda il ricordo della Shoah, ma ancor di più perchè non possa ripetersi, nemmeno nella più ridotta delle dimensioni, una simile barbarie”. Lo ha scritto il presidente della Camera, Gianfranco Fini, sul libro dello Yad Vashem, il museo dell’Olocausto, che oggi ha visitato insieme ai deputati che fanno parte del gruppo di collaborazione e amicizia con Israele, presieduto da Fiamma Nirenstein (Pdl), che lo ha accompagnato in visita ufficiale in Israele. Fini ha ravvivato la fiamma eterna che arde nella sala della memoria dello Yad Vashem e, insieme a Renzo Gattegna, presidente dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane, ha deposto una corona sulla cripta che contiene le ceneri delle vittime dei campi di concentramento. [fonte]



Gerusalemme, 24 giu. (Apcom) - E’ in corso l’incontro tra il presidente della Camera, Gianfranco Fini, e il presidente della Repubblica israeliano Shimon Peres, incontro che chiude i colloqui della terza carica dello Stato con i vertici dello Stato ebraico. “Chi è amico nel momento della necessità - ha detto Peres accogliendo Fini - è un vero amico. E lei è uno dei nostri migliori amici e rappresenta un paese che amiamo molto”. Il presidente della Camera ha ricambiato portando a Peres anche i saluti del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. “Il momento è complesso - ha sottolineato Fini - e come ha detto lei nella sua saggezza è nel momento del bisogno che gli amici contano di più″. [fonte]

Israele, lo ripeto, è l’entità che il 31 maggio ha compiuto un atto di pirateria conclamata. Israele è l’entità che tiene segregati i nativi palestinesi nel carcere a cielo aperto più grande del mondo. Israele è l’entità che sta portando avanti scientemente e scientificamente il genocidio del popolo palestinese, con la connivenza delle nazioni occidentali.
Come si possa confondere la legittima simpatia per le comunità ebraiche variamente colpite nel corso degli anni col dissennato appoggio all’entità sionista accusata di crimini contro l’umanità, non riesco a inquadrarlo nelle categorie logiche ed etiche del “mio” mondo; e ne sono disgustata al punto che morirò di nausea.
Qualcuno mi tiri fuori di qui. Per favore.

Obama sapeva dell’attacco israeliano alla Freedom Flotilla?

Secondo Mireille Delamarre, della webzine Planète non-violence, il presidente americano Barack Obama sapeva dell’attacco alla nave turca Mavi Marmara. Delamarre cita il quotidiano israeliano “Haaretz”, il quale — basandosi su fonti diplomatiche degli Stati Uniti — riferisce che Obama era perfettamente al corrente dell’attacco sferrato dalle truppe israeliane alla Freedom Flotilla.

“Haaretz” precisa che Obama avrebbe anche discusso i dettagli di questo sanguinoso assalto con i funzionari israeliani e persino col ministro della Difesa Ehud Barak — che lunedì 14 giugno ha cancellato all’ultimo minuto la visita alla mostra biennale degli armamenti Eurosatory (Parigi, 14-18 giugno) e annullato gli incontri previsti con i dirigenti francesi a causa delle denunce presentate contro di lui da operatori umanitari francesi della Freedom Flotilla.

Dal canto suo, la stampa giordana ha aggiunto che Obama sarebbe stato avvisato in anticipo del raid israeliano: qualche minuto prima dell’assalto il Mossad avrebbe avvertito il direttore della CIA, Leon Panetta. L’operazione sarebbe stata filmata da droni israeliani che avrebbero provveduto ad inviare le immagini in diretta al comando della marina statunitense; di qui, il materiale sarebbe stato trasmesso a Panetta il quale, a sua volta, avrebbe tenuto costantemente aggiornato il presidente sull’andamento dell’attacco.

Così, dichiara Delamarre, sapendo in tempo reale quello che stava accadendo a bordo della Mavi Marmara Obama se ne sarebbe reso direttamente complice [qui il testo originale].

Maroni: “body scanner anche nelle stazioni ferroviarie”

Non è una barzelletta, è un’agenzia:

La prima fase di sperimentazione si è conclusa a fine aprile, ma il garante della Privacy ha mosso dei rilievi
ROMA - “A fine luglio, finita la sperimentazione dei body scanner nei tre aeroporti di Roma, Malpensa e Venezia, credo che li installeremo in tutti gli aeroporti italiani e in tutti i luoghi dove c’é il rischio di incidenti, in primo luogo le stazioni ferroviarie”. Lo ha detto il ministro dell’Interno, Roberto Maroni, nel corso della presentazione di un rapporto sul terrorismo della fondazione Icsa. La prima fase di sperimentazione dei body scanner, ha spiegato Maroni, “si è conclusa a fine aprile, ma il garante della Privacy ha mosso dei rilievi in base ai quali abbiamo chiesto alle società produttrici di modificare l’algoritmo e far sì che la visione della persona sia completamente anonima: questo ha però reso meno efficace l’azione di allerta e adesso stiamo lavorando per trovare il giusto equilibrio. Io - ha concluso - sono convinto che questi sistemi funzionino sia come deterrente sia come tecnica di individuazione di quelle sostanze pericolose che il metal detector non rileva”.
(Fonte: agi)

La mia considerazione dell’attuale Italia oscilla fra le categorie “repubblica delle banane” e “paese dei campanelli”. Sono perplessa, ma non riesco a smettere di ridere.

«Come ammazzare e cavarsela, ai tempi del sindaco Gianni Alemanno»

Lucide ed eccellenti riflessioni (come sempre, del resto) da Kelebek:

Come si fa ad ammazzare in acque internazionali, in gran parte con colpi alla nuca, nove persone che portano aiuti umanitari, e cavarsela?

In genere il trucco consiste nell’invocare l’antisemitismo.[1]

A diversi giorni di distanza dalla strage, l’esercito israeliano fa avere ai media una registrazione fatta di spezzoni che si interrompono bruscamente. Accanto a una frase perfettamente ragionevole detta da una voce femminile, una voce maschile dice “Go to Auschwitz” e un’altra dice qualcosa come, “Noi aiutiamo gli arabi a combattere contro gli americani. Non dimenticate l’11 settembre” - così leggo nella traduzione Ansa, ascoltando l’originale ho solo colto un marcato accento statunitense.

Si tratta della risposta - nel momento decisivo di tutta l’operazione - del portavoce di una flotta di 700 persone, sostenuta dal governo della diplomaticissima Turchia? Oppure si tratta di qualche israeliano che si è divertito con un registratore?

A voi scegliere. Tenendo presente il rasoio di Occam: a parità di fattori la spiegazione più semplice è da preferire.

L’altro giorno, un corteo a sostegno dei nativi palestinesi passa nei pressi del ghetto romano.

Alcuni giovani del ghetto - che, ricordiamo, è l’unico quartiere ebraico d’Europa in cui sia rimasta una vivace e per molti versi simpatica componente popolare - escono fuori con bandiere dello stato sionista, gridando, “Israele! Israele!”

I manifestanti rispondono per le rime, come è d’uso in questi casi.

Un episodio banale, che viene immediatamente trasfigurato: sopprimendo il piccolo dettaglio dei tifosi sionisti (di cui hanno parlato sul momento tutte le agenzie stampa), i manifestanti vengono accusati di aver gridato “assassini!” all’indirizzo del quartiere ebraico.

Ecco che Andrea Ronchi, detto affettuosamente Gollum dai suoi amici, ministro per le Politiche comunitarie, corre al ghetto per esprimere «solidarietà alla comunità ebraica di Roma e allo Stato di Israele in un giorno come questo” e promette di partecipare a una manifestazione, indetta per il 24 giugno dall’Unione ebraica d’Italia, per la liberazione di Gilad Shalit, soldato italiano detenuto a Gaza.

Il sindaco di Roma, Gianni Alemanno, che inizia a somigliare a Napolitano quando sentenzia, dichiara che «è inaccettabile strumentalizzare drammi internazionali per una nuova cultura dell’odio. Ed è difficile non cogliere in questo una radice antisemita, che Roma respinge fortemente». [continua qui]

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