Archive for the 'quasiOrion' Category

Le stelle mancanti di Ipazia

Ricevo da Giangualberto Ceri (che ringrazio pubblicamente per la cortesia di avermi scelto come destinataria di queste sue riflessioni) lo scritto che segue, e che mi pare interessante per il suo proporre chiavi di lettura molto diverse da quelle cui siamo abituati. Dopo secoli di oblio, la sventurata Ipazia di Alessandria conosce ora, inconsapevolmente, il suo quarto d’ora di celebrità (Warhol docet): ciò che non comporta affatto l’esser compresa. Ben vengano, dunque, voci diverse in grado di rimandare (anche) ad altri piani dell’Essere. Buona lettura.



Nel Film “AGORA’” su IPAZIA - JOHN TOLAND, Ipazia, Editrice Clinamen, Firenze, 2010 - mancano assolutamente i riferimenti ASTROLOGICI: ed è gravissimo!!! Le scuole neoplatoniche dei primi secoli non erano guidate in tale modo. Il film è stato comunque culturalmente molto utile, se pur, da un punto di vista artistico, criticabile. Comunque ne andrebbero messi in scena altri riguardanti argomenti simili. L’ utilità del film avrebbe potuto essere evidenziata anche da MARINO discepolo di PROCLO, poiché egli racconta che Proclo stesso (Vita Procli, 30: cfr. PROCLUS, Théologie platonicienne, livre I, par H.D. Saffrey et L.G. Westerink, Paris, Les Belles Lettres, 1968, pp. XXII – XXIII), per aver custodito in casa sua la dea Atena, avrebbe poi rischiato di fare la stessa fine di Ipazia. Così erano diventate molte sette cristiane una volta finite le prime comunità apostoliche, cioè della DIDACHE’. Alcuni interventi all’epoca del Concilio VATICANO II sembrarono indicare di dover tornare a queste primissime comunità.

Fino a Dante, e perciò anche nelle antiche scuole neoplatoniche di Atene e di Alessandria, non esistevano comunque semplici lezioni astronomiche senza riferimenti all’astrologia tolemaica e, conseguentemente, senza l’identificazione, quanto meno, dei quattro umori, UMIDO, CALDO - fecondi e attivi e perciò nobili e montanti- , e SECCO e FREDDO - distruttivi e passivi e perciò volgari e volgenti - (Tetrabiblos, I, V, 1-2; I, VIII, 1-2). Anche Dante incentra, sia il viaggio della Commedia, che gli altri episodi simbolici della Vita Nuova e del Convivio sui quattro umori esercitati dagli astri durante il loro moto (rivoluzioni sinodiche, o aspetti dei pianeti in rapporto col Sole) e peculiarmente sugli umori umido e caldo in quanto, appunto, nobili e montanti (Convivio, IV, XXIII). Vedere il Link: http://www.youtube.com/watch?v=wV4vEG15yjA). Che gli storici e i letterati non ne parlino, e non vogliano prendere atto, non significa affatto che la realtà non fosse allora immaginata tutta sussumibile sotto questi quattro umori.

Il problema della teorizzazione del movimento ELLITTICO dei pianeti messo in evidenza da Ipazia, a migliore giustificazione delle loro apparenze in cielo, è importante, ricorda la passione per la ricerca dei neoplatonici, ma la loro passione per la ricerca stessa andava ben oltre questo semplice aspetto astronomico-gravitazionale a noi tanto caro. Essi erano ancor più impegnati nel problema della spiritualizzazione dell’anima: problema i cui tentativi di risoluzione venivano ugualmente sottoposti ad osservazione scientifica, empirica, sia pure sotto il profilo della soggettività, o di una scienza dell’anima in generale.
I pianeti ontologicamente influenti erano inoltre i primi cinque in base a CLAUDIO TOLOMEO, ma anche a Dante, e andavano gerarchicamente dalla Luna a Marte (Luna, Mercurio, Venere, Sole, Marte). La Luna si immaginava assai vicino alla Terra e alla sua fertilità e il l’angelo signore di questo primo cielo, o pianeta, non per caso è GABRIELE. Le gerarchie angeliche della cultura cristiana sono ovviamente parto della mentalità di rimonta verso l’Uno, verso il Bene, del mondo neoplatonico.
Riassuntivamente sulla Terra esisterebbe, per la Tradizione esoterica, un problema riguardante SATANA: cioè la non volontà di resurrezione quale conseguenza indiretta degli influssi esercitati dalla Luna.
Al contrario Marte, essendo assai più vicino al più alto dei cieli, è lontanissimo dalla Terra, darebbe luogo al problema riguardante LUCIFERO: cioè la non volontà di incarnazione.
Il cielo della Luna presiede alla GRAMMATICA che permette all’essere umano di iniziare ad incarnarsi nella cultura. Il cielo di Marte presiede invece alla MUSICA che permette all’essere umano di affrontare la morte con convinzione: Marte-Musica-Martirio-Morte. Nella sua piena completezza Marte inclina al versamento del sangue per la verità, mentre la Luna inclina al poter fare incarnare Colui che sarà all’altezza di questo compito, di questa verità-realtà ontologico-vissuta (Convivio, II, XIII, 8; Commedia, Par., XIV, 103-108).
Per arrivare a tanto bisognerà però che prima l’anima discenda dal cielo di Marte per incarnarsi sulla Terra, vinca la luciferina e simbolica non volontà di incarnazione: ed è qui che può essere aiutato dagli influssi della Luna andando però incontro alla satanica non volontà di resurrezione.
LUCIFERO e SATANA appaiono dunque come due campi di forza opposti scientificamente utili alla maturazione dell’uomo completo qualora riescano a crocifiggersi l’uno sull’altro.
Quando allora il nostro allievo dedica ad Ipazia, nell’agorà, la sua musica è simigliante al cielo di Marte e sottostà perciò al problema della non volontà di incarnazione, ovviamente. Ipazia l’ha capito, e se l’ha capito cosa vorrà ancora insegnargli?
Quando dunque Ipazia contraccambia didatticamente l’omaggio regalandogli il suo fazzoletto macchiato del suo mestruo, intanto il simbolo è ovviamente quello del cielo della Luna, mentre il consiglio sarà quello di doversi anche lui meglio incarnare. Attraverso la Luna ci si incarna, ma il problema è poi quello di resuscitare. Dunque Ipazia, seguendo i significati astrologici, col suo regalo legato alla Luna, consiglia all’allievo di incarnarsi oltre che di continuare a dedicarsi alla musica. E siamo qui all’inizio e alla fine del tragitto ontologico dell’essere umano.
Anche Gesù Cristo si incarnò attraverso gli Uffici del signore del cielo della Luna: l’ANGELO Gabriele, che sarebbe perciò un grave errore chiamare ARCANGELO, come invece si legge anche in alcuni testi promossi dalla Conferenza Episcopale Italiana.
I due campi di forza della NON VOLONTA’ (non volontà di incarnazione per chi si trova in cielo, e a più forte ragione in quello della musica; e non volontà di resurrezione per chi si trova sulla Terra in conseguenza degli influssi della Luna), per tentazione reciproca danno luogo, ontologicamente, alla Croce di Cristo che, se intesa come simbolo di scienza, diventa e simboleggia la contemporanea volontà di incarnazione e di resurrezione. Questa è la Croce di Cristo. Cristo, ovvero l’UOMO che va incontro alla deità, deve diventare infatti potente di incarnazione e di resurrezione: da qui la CROCE DI CRISTO come simbolo, ormai trascurato, di una scienza della soggettività in generale e dell’evoluzione della persona. Questa traiettoria esistenziale risulta anche dagli insegnamenti, ancorati alla Tradizione, del Filosofo e romanziere francese RAYMOND ABELLIO (cfr. R. ABELLIO, LA STRUCTURE ABSOLUE, Essai de phénoménologie génétique, coll. Bibliothèque des Idées, Gallimard, Paris, 1965, pp. 23, 244, 333-353, 358, 440, 450-462, 469-475, 519. A pagina 349 egli così scrive, p.e., : “Il cielo è il germe di una terra ideale, ma esso, in quanto luciferino, dovrà incarnarsi sulla Terra. Il campo simbolico di forza luciferino che sta in cielo e quello satanico che viviamo qui sulla terra rendendola un Inferno, non si conoscono però come tali e, da qui, l’impotenza a crocifiggersi l’uno sull’altro, p.349). Il contraccambio del regalo, MUSICA CONTRO MESTRUO, da parte di IPAZIA punterebbe dunque, considerandolo sotto questo profilo esoterico-scientifico, alla realizzazione futura di una terra ideale: la pagana NOVELLA TROIA promessa da Giove a sua figlia Venere mattutina e perciò UMIDA E CALDA (VIRGILIO, Eneide, libro primo, 254-260; Annibal Caro, 416-421) e, ugualmente, la cristiana NUOVA GERUSALEMME TERRESTRE.
Ipazia, sotto il profilo scientifico-spirituale, cioè della ricerca della verità è, paradossalmente, già più cristiana dei cristiani e del suo allievo, e dunque non per caso è lei a versare il sangue per la verità, ad essere martire: Marte-Musica-Martirio-Morte.
E’ interessante ricordare come Dante MALEDICA nel Convivio quei cristiani che non vedono nella paganità classica la spinta necessaria per diventare autentici cristiani. Egli sta dunque dalla parte di Ipazia mentre così scrive: “Maledetti siate voi (cristiani traviati), e la vostra presunzione, e chi a voi crede” (Convivio, IV, V, 9).

Non si può studiare il medioevo e la classicità, come anche gli egizi e i caldei, solo riempiendosi la mente di avvenimenti, di episodi storici e di cronaca e di date poiché tale indirizzo è parziale, intimamente deludente, e infine finisce per impoverire lo studente e la cultura. Per studiare con autentico profitto culturale bisognerà invece cercare prima di tutto di impadronirsi delle scienze dell’epoca di cui intendiamo riferire poiché è di esse stesse che ha vissuto l’umanità di cui vogliamo riferire. Il compito è difficile e rischioso ma possibile, comunque ineludibile. Scriveva Eugenio Garin che l’università delle Scienze Umane, sotto questo profilo, fa pena. Io ho condiviso il suo sentimento e ho cercato di porre alcuni qualificanti rimedi con lunghi e faticosissimi studi. Il risultato didattico è però rimasto inascoltato. Perché?

(© Giovangualberto Ceri, giugno 2010)

Obama sapeva dell’attacco israeliano alla Freedom Flotilla?

Secondo Mireille Delamarre, della webzine Planète non-violence, il presidente americano Barack Obama sapeva dell’attacco alla nave turca Mavi Marmara. Delamarre cita il quotidiano israeliano “Haaretz”, il quale — basandosi su fonti diplomatiche degli Stati Uniti — riferisce che Obama era perfettamente al corrente dell’attacco sferrato dalle truppe israeliane alla Freedom Flotilla.

“Haaretz” precisa che Obama avrebbe anche discusso i dettagli di questo sanguinoso assalto con i funzionari israeliani e persino col ministro della Difesa Ehud Barak — che lunedì 14 giugno ha cancellato all’ultimo minuto la visita alla mostra biennale degli armamenti Eurosatory (Parigi, 14-18 giugno) e annullato gli incontri previsti con i dirigenti francesi a causa delle denunce presentate contro di lui da operatori umanitari francesi della Freedom Flotilla.

Dal canto suo, la stampa giordana ha aggiunto che Obama sarebbe stato avvisato in anticipo del raid israeliano: qualche minuto prima dell’assalto il Mossad avrebbe avvertito il direttore della CIA, Leon Panetta. L’operazione sarebbe stata filmata da droni israeliani che avrebbero provveduto ad inviare le immagini in diretta al comando della marina statunitense; di qui, il materiale sarebbe stato trasmesso a Panetta il quale, a sua volta, avrebbe tenuto costantemente aggiornato il presidente sull’andamento dell’attacco.

Così, dichiara Delamarre, sapendo in tempo reale quello che stava accadendo a bordo della Mavi Marmara Obama se ne sarebbe reso direttamente complice [qui il testo originale].

I compagni di Zarathustra

«Ho trovato più pericoli tra gli uomini
che in mezzo alle bestie,
perigliose sono le vie di Zarathustra.
Possano guidarmi i miei animali!»

F.W. Nietzsche, Così parlò Zarathustra

È la fine dell’estate quando, venerdì 21 settembre 1888, Friedrich Nietzsche lascia Sils-Maria, in Alta Engadina, per ritornare a Torino. Vi era stato per la prima volta fra l’aprile e il giugno di quello stesso anno, e si era innamorato a prima vista di quella città così quieta e raccolta — «il primo posto dove io sono possibile», come scrive lui stesso. Tutto, di questa bomboniera padana, lo affascina: l’autunno, eccezionalmente splendido; le strade, le gallerie, i palazzi ricchi di grazia resa un po’ polverosa dalla storia e dal tempo; la cucina eccellente e a buon mercato; la gente cortese che impara presto a benvolere il mite professore in pensione (il ragazzo che ogni sera, al ristorante, gli porta il “Journal des débats”, la fruttivendola che gli tiene da parte la frutta migliore…).
La nuova dolcezza del vivere quotidiano — gentilezza, premure, consistenti miglioramenti dello stato di salute — incrementa l’attività intellettuale di Nietzsche, che lavora a pieno ritmo: nel giro di poche settimane termina L’anticristo, cura la stampa del Crepuscolo degli idoli e a metà ottobre inizia l’autobiografia: Ecce homo. Come si diventa ciò che si è. Alla fine di novembre decide di pubblicare l’ Anticristo e di farne non il primo libro della Trasvalutazione di tutti i valori, ma la Trasvalutazione stessa. Scrive molte lettere: a Brandes, a Strindberg, a Gast, a Fuchs e a molti altri, dalle quali traspare un’intensa eccitazione psichica, che sembra placarsi soltanto con la frenetica produzione intellettuale. A metà dicembre scrive un nuovo opuscolo su Wagner, Nietzsche contra Wagner, e si dedica alla rielaborazione di Ecce Homo (il testo autentico si è perso, a causa delle censure e dei tagli operati dalla sorella di Nietzsche, Elisabeth, e da Peter Gast; ancora oggi dobbiamo accontentarci di una sua ricostruzione). Tra la fine di dicembre e l’inizio del gennaio 1889 nascono i Ditirambi di Dioniso, e nello stesso periodo Nietzsche decide di non pubblicare il Contra Wagner. Sono i giorni in cui divampa la fiamma nel cuore e nella mente del filosofo.
Giovedì 3 gennaio 1889, Nietzsche esce di casa. Per strada, in via Po, assiste ad una scena non insolita e non peggiore di tante altre recitate da analoghi attori: un carrettiere ubriaco che bastona il suo cavallo. Indignato, Nietzsche si getta fra l’animale e il suo tormentatore; la folla fa capannello, accorre un agente di polizia. Nietzsche si schianta al suolo, esanime. L’affittacamere, richiamato dalla confusione, si precipita in strada, s’intromette, soccorre il suo pensionante e lo riporta a casa: il professore torna subito in sé, ma soggiace a un delirio destinato a non cessare più, come provano i molti «biglietti della pazzia» indirizzati nei giorni seguenti agli interlocutori più disparati — Cosima Wagner, gli amici, il popolo polacco, Umberto I di Savoia. Questo, in poche parole, lo scarno racconto che l’affittacamere allarmato fa a Franz Overbeck, giunto trafelato a Torino l’8 gennaio, non appena informato dell’accaduto. Il 9 gennaio Nietzsche è già a Basilea, nella clinica per malattie mentali — è già uscito dalla storia per entrare nel mito. Continue Reading »

Trent’anni fa, l’assassinio di mons. Romero

Il vortice dei tempi ultimi e degli ultimi giorni mi ha impedito di ricordare che il 24 marzo è caduto il trentennale dell’assassinio di mons. Oscar Romero. Rimedio come posso, postando qui sotto il pezzo che gli dedicai qualche anno fa, e al quale non ho nulla da aggiungere — o da togliere.



Che silenzio in quel cuore…

Mi sono sempre chiesta cosa stesse a significare quella “A.” fra nome e cognomi: Oscar A. Romero Galdamez. Ora so che sta per Arnulfo ossia Arnolfo — come Arnolfo di Cambio o Arnolfo di Carinzia, mi viene da pensare. Il primo seppe coniugare il nuovo e l’antico in una sua visione geniale, e il secondo fu re d’Italia e poi, brevemente, imperatore unendo i molti nell’uno. Bel nome, bella scelta in quel 15 agosto del 1917.
Eppure, guardandolo entrare in seminario nel 1930, forse i genitori avranno pensato che l’abito talare fosse un buon modo per non restare vaso di coccio tra vasi di ferro: e infatti Oscar Arnulfo fa carriera nelle gerarchie ecclesiastiche, tanto da essere nominato arcivescovo di San Salvador, il 3 febbraio 1977. Un arcivescovo che piace molto alle istituzioni, bisogna dire: mons. Romero è uomo d’ordine, contemplativo, tranquillo ai limiti della pusillanimità — insomma il classico tipo che non dà fastidio a nessuno. E così il suo nome si aggiunge presto alla lista degli “amici” del colonnello Arturo Armando Molina di professione dittatore e poi presidente: tutti esponenti dell’oligarchia salvadoregna, poche decine di famiglie che si dividono le terre dello Stato e fanno il bello e il cattivo tempo.
Come ricorda il gesuita padre Carranza in un’intervista del 1994: «quando in America Latina eleggono un arcivescovo, eleggono quello che rappresenta: magistratura, oligarchia, istituzioni, militari… Oscar Romero era un conservatore. La Chiesa era contenta, le istituzioni erano contente». E incalza Francisco Estrada, rettore dell’UCA - Università del Centro America: «Oscar Romero era un anticomunista, un conservatore: ci attaccò duramente, stava dalla parte dei ricchi, condannava il marxismo e ci accusò pubblicamente sul giornale, cosa molto pericolosa per quei tempi. Attaccava la teologia della liberazione…». Non c’è da dubitarne: mons. Romero, che ha sempre giudicato con arcigna severità la battaglia sociale intrapresa dai gesuiti in favore dei sindacati, è profondamente convinto che l’università non sia altro che «un centro di attività comuniste».
Ma a lui, in fondo, poco importa: a Roma, studente presso la Pontificia Accademia di Teologia, prediligeva san Giovanni della Croce — uno fra i massimi maestri e testimoni della mistica cristiana. Servire Dio e pregare, insomma: questo è ciò che gli ha permesso di divenire arcivescovo, e tanto gli basta — o almeno così crede. Continue Reading »

«Cermis, una strage impunita»

Un articolo di Pino Scaccia.





3 Febbraio 1998, i tempi della guerra in Bosnia. Dalla base Nato di Aviano parte in volo di addestramento un aereo dei marines. La missione è chiamata Easy 01, all’interno dell’operazione pianificata Deny Flight. Il velivolo è usato per la guerra elettronica: è un Ea – 6 b detto Prowler, il predatore. Decolla alle 14,36… alle 15,12 minuti e 51 secondi trancia due cavi della funivia che da Cavalese porta al monte Cermis. Una cabina precipita fino a valle, a ridosso del fiume Avisio. Muoiono diciannove turisti e il manovratore della funivia. Alle 15,26 il Prowler atterra di nuovo ad Aviano. Il pilota dirà: “Ho sentito solo uno scossone”.

L’ hanno definita la strage impunita perché nessuno è stato condannato per quei morti, nonostante le prove precise e pesanti di responsabilità. Cinque anni dopo, sul luogo della tragedia c’e’ una croce, a memoria. La funivia è da qualche tempo nuova, splendente. E la valle del Cermis è tornata un luogo di vacanza. Anche perché adesso quei voli non passano più. Ma nessuno dimentica i lutti. E la rabbia. Morirono in venti, quel martedì, in piena settimana bianca: nove donne e undici uomini, se si può chiamare un uomo Philip, quattordici anni, polacco, morto con la madre Ewa.

I turisti venivano da tutta Europa: anche da Germania, Austria, Belgio, Olanda. Gente di casa, da anni, su queste montagne. Ma di casa era soprattutto Marcello Vanzo, il manovratore, che quel giorno aveva scambiato il turno, e il destino, con un collega. Una strage impunita, è stato detto. Ma anche piena di misteri, mai chiariti. Un volo radente autorizzato o no? Dieci minuti di silenzio radio (proprio in prossimità dell’impatto fatale, dalle 15,05 alle 15,15 quando il pilota lancia l’emergenza), un “missioni recorder” sparito, una cassetta video distrutta, una carta di volo contestata, un allarme lanciato da tempo, soprattutto un’assoluzione scandalosa. Andiamo per ordine. [continua qui]

Il secondo Manifesto di Hezbollah in italiano

Finalmente disponibile in italiano, sul sito della rivista Eurasia, il testo integrale del nuovo Manifesto politico del partito libanese Hezbollah, con una prefazione del curatore Pietro Longo.

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