Archive for the 'Berlusconi' Category

Le noie della villeggiatura

Sarà l’ozio vacanziero, sarà la quiete montana, fatto sta che quest’estate mi sembra noiosa.

Non c’è nulla di nuovo nei militari italiani morti in Afghanistan: sono volontari, è vero, e fa parte del gioco. Ma suppongo che sia ugualmente seccante partire convinti di essere in missione di pace e poi ritrovarsi, direttamente o indirettamente, bersaglio degli insorti ovvero coinvolti in una guerra vera. Allora ditelo, insomma.

Non c’è nulla di nuovo nemmeno negli scontri al confine fra Libano e Israele. I rapporti fra i due paesi viaggiano sul filo del rasoio da parecchio tempo, e la guerra del 2006 è ancora troppo recente per non pesare in modo considerevole sul piatto della memoria reciproca. Naturalmente adesso ci sono di mezzo anche la questione iraniana e l’inchiesta ONU sull’aggressione alla Mavi Marmara appena approvata: il che non contribuisce né a rasserenare gli animi né a stemperare una tensione internazionale più densa di un budino.

Non c’è nulla di nuovo neppure sulle rivelazioni (?!?) di Fabio Granata relative alle infiltrazioni mafiose nella politica: non so come buttino le cose nel resto d’Italia, ma in Lombardia è da lunga pezza che i rapporti fra politica e mafia (ma anche ‘ndrangheta…) sono intrecciati ad alto livello, a partire dal settore edilizio per poi allargarsi a tutto ciò che produce denaro e potere (foss’anche un poteruccio piccolo piccolo, da parvenu). Quindi scusatemi, ma mi viene da sbadigliare.

E, da ultimo, tantomeno c’è qualcosa di nuovo in merito agli sconvolgimenti o presunti tali operati da Gianfranco Fini in sede di assetti politici nazionali. Se ne va, non se ne va, se n’è andato; fonda un nuovo partito, non lo fonda, si allea, dà le dimissioni, non le dà, litiga, fa la pace, si apre, discute, si arrocca, volta le spalle, apre le braccia… Non è un uomo, è un tourbillon.
Ma dov’è la novità? E perché c’è tutta questa frenesia intorno al personaggio e alle sua manovre? Tutti coloro che in questi giorni scommettono sulla riuscita o sull’insuccesso delle agitazioni finiane sono più agitati di lui, e non se ne capisce davvero il motivo.
Che cosa potrebbe davvero mutare, in Italia, se Fini avesse la meglio su Berlusconi? Lo strappo dall’uomo di Arcore è un punto a suo favore, per molti ma non per tutti (anche se non è certo che sia stato dettato da un’autentica spinta su base etica: ma non vorremo fare processi alle intenzioni, non è vero?). Di sicuro, però, la voglia insistita di liberalismo - che sono ancora in troppi a confondere con “libertà“, la quale del resto viene ormai sempre più spesso confusa con “licenza” - denota un orientamento assai poco dissimile da quello del Cavaliere e dei suoi seguaci, che hanno a loro volta cavalcato con entusiasmo le numerose e allettanti opportunità offerte da un partito come il Pdl, un “buon partito” che tante verginelle hanno avuto fretta di sposare.
Finché l’Italia resterà colonia, potranno tutt’al più avvicendarsi i suoi mezzadri: il cui compito è soltanto quello di amministrare il potere per conto terzi. Che il mezzadro si chiami Silvio o Gianfranco, cambia (e importa) veramente assai poco.

Ancora su Freedom Flotilla, media e propaganda. E una lode al dubbio

Commentando quello che scrivevo ieri, Antonio e Zigo svolgono interessanti considerazioni, delle quali li ringrazio.

Antonio scrive:

Penso che sia anche ora di smettere di stare con le mani in mano e non esprimere semplicemente solidarietà al popolo palestinese…è ora che ognuno di noi nel suo piccolo come può faccia innanzitutto vera informazione sulla situazione in medio oriente.Il target? Chi vive di calcio, gossip o quant’altro di pari importanza, ossia il popolo che figura negli indici dell’ audience. Boicottare tutto ciò che proviene direttamente o indirettamente dalla terra di Sion e non solo. Promuovere iniziative concrete che danneggino l’immaggine e l’economia del popolo più razzista che sia mai esistito nella storia moderna…il sogno in questo momento sarebbe quello di vedere una flotta di navi cariche di genti provenienti da tutti gli stati per portare soprattutto un minimo di speranza alle nuove generazioni palestinesi…si, nuove perchè per le vecchie è ormai troppo tardi per parlare di speranza.

Ha ragione, Antonio: è assolutamente necessario, anzi oggi direi indispensabile, che “ognuno di noi nel suo piccolo come può faccia innanzitutto vera informazione sulla situazione in medio oriente”. Si tratta proprio di quello che fa pressoché quotidianamente un manipolo di “felici pochi” (a noi c’ha rovinato Shakespeare), da anni lustri e decenni: mi ci metto anch’io, naturalmente, che cerco di dare il mio modesto contributo da un quarto di secolo. Il problema, però, è proprio il target: Lei lo indica in “Chi vive di calcio, gossip o quant’altro di pari importanza, ossia il popolo che figura negli indici dell’audience”. Ecco: si è accorto Lei che costoro sono assolutamente impermeabili a tutto ciò che non sia appunto “calcio, gossip o quant’altro di pari importanza”, e che figurando negli indici dell’audience per ciò stesso denunciano il loro esser morti a tutto ciò che sembra fatto apposta per scuotere le coscienze? Se noi che ci adoperiamo con la nostra buona volontà e i nostri quasi sempre scarsi mezzi a fare “vera informazione sulla situazione in Medio Oriente” siamo decisamente pochi, sono assai pochi anche quelli disposti ad uscire per un momento dal loro bozzolo anestetizzato di false certezze per scontrarsi con la vita vera che li aspetta “là fuori”. Sono i morti di cui scrivevo l’altro giorno. Se adesso dicessi che una delle cause di tutto ciò è un certo modo di fare televisione, che sul finire del XX secolo Zbigniew Brzezinski definì tittytainment, sembrerei banalmente antiberlusconiana: mi assumo il rischio, perché ne vale ampiamente la pena.
Forse il senso più vero e più profondo dell’atto inqualificabile di pirateria commesso lunedì dalle forze armate dell’entità sionista sta proprio nel salutare scossone che, forse per la prima volta, ha fatto sì che qualcuno si rendesse conto di avere una coscienza.
Boicottare ed esprimere pubblicamente, sempre e comunque, il proprio dissenso nei confronti della politica genocidaria del governo israeliano è comunque un ottimo mezzo per offrire un futuro alle nuove generazioni palestinesi, come dice Lei. Per le vecchie, forse, potrebbe non essere troppo tardi.

Scrive Zigo:

Mi pare purtroppo che commentare cosí il Giornale sia troppo molle e insignificante. Qua si tratta di accusare gli innocenti di terrorismo ed i colpevoli di innocenti. Israele pretende che i pacifisti erano armati e per dimostrarlo fa vedere uno che usa una stecca per difendersi dai soldati. Poi aggiunge la foto di una fionda che dice di aver sequestrato. Come sempre, aggiunge che il suo diritto di difendersi é quello di uccidere…Anche quelli che non gli fanno niente. Per un tiro di schioppo risponde con un bombardamento e la distruzione di mezza città. Si direbbe che il solo fatto di pensar male di Israele, puó essere sanzionato con la morte!

Ha ragione anche Lei: ma la decenza, oltre che una severa legislazione in materia, m’impedisce di esprimermi altrimenti. Posso dirLe con tutta sincerità che in questi ultimi giorni leggere Feltri, Volli, Biloslavo e Micalessin mi fa pesare grandemente il fatto di avere anch’io la tessera di giornalista (pubblicista, ci tengo a precisarlo).
Ha ragione anche quando scrive “Si direbbe che il solo fatto di pensar male di Israele, puó essere sanzionato con la morte!”: con la morte magari non sempre, ma con l’ostracismo, che sarebbe poi la morte civile, sì. Sicuramente. Come dicevo più sopra, forse gli omicidi commessi dalle truppe israeliane sortiranno almeno l’effetto di svegliare qualche coscienza, o di suscitare qualche dubbio - che è poi lo stesso.

Pensieri in un giorno di pioggia

Ieri è stata una giornata di quelle infelici, proprio.
A parte il tempo atmosferico, che non aiuta per niente — e sapere che l’11 maggio del 1910 a Milano e in Lombardia nevicava non è di particolare conforto — per tutto il giorno sono stata martellata da cose come cani massacrati a colpi d’accetta a Napoli (la foto non l’ho guardata, mi capirete), ragazzi pestati senza motivo dalla polizia a Roma, nativi palestinesi usati come cavie per nuove armi non convenzionali a Gaza e altre minuzie consimili.
Stamattina, sotto un’acqua torrenziale, la giornata sembrava non cominciare tanto meglio — ma poi, inaspettato, un raggio di sole (metaforico, che credevate?!?): Mediaset lancia il canale tutto al femminile La5. Ah, be’. Questa sì che è una di quelle notizie che t’illuminano la vita. Anche se, a leggere bene, scopro di essere fuori target: il progetto è dedicato a una fascia d’età compresa fra i 15 e i 40 anni — io i quaranta li ho passati da un pezzo, non sono più una donna? Non merito una trasmissione televisiva? Il fatto di non avere più curve naturali in grado di reggere il confronto con quelle plasticose e siliconate delle mie consimili (?!?) da spettacolo fa di me un’emarginata del piccolo schermo?
Son domande peregrine, in fondo — non guardo la tv, i modelli Mediaset sono agli antipodi della mia Weltanschauung e ho sempre detestato tutte le cose tipo i “giornali femminili”, gli “inserti femminili”e i separatismi di quel genere: diciamo che è una questione di principio.
Così come è una questione di principio, per esempio, il fatto che mai andrò a comprare un paio di scarpe in uno dei negozi di una nota catena italiana, che da qualche anno promuove anche concorsi di bellezza dai quali sono usciti alcuni dei migliori pezzi di carne attualmente in video: qualcuno mi deve spiegare per quale motivo, sulla mia scelta di acquirente, dovrebbe pesare in positivo il fatto che la pubblicità della suddetta catena punti sempre e soltanto sulla proposizione della figura femminile non in quanto persona che desidera (umanamente) agghindarsi bensì in quanto oggetto sessualmente disponibile — come si vede anche dai testi che sul sito accompagnano la presentazione fotografica dei prodotti. Figure femminili che indossano certe scarpe in un certo contesto, apprezzabili non da altre donne ma da un uomo, e in situazioni dall’esplicita connotazione sessuale. Perché mai dovrebbe venirmi in mente di comprare un paio di scarpe sulla base di questa rappresentazione?
Questi cartelloni li vedo tutti i giorni, due volte al giorno; e se non sono presa da altri pensieri, non posso fare a meno di ricordare i miei vent’anni, e gonne a fiori e qualche illusione luminosa dietro a brutti slogan e grigissimi “ismi” — più grigi del cielo plumbeo di queste giornate, e non c’è stato nessun sole di una nuova primavera, dopo, a dissiparli. Soltanto le luci dei riflettori e i flash dei fotografi, su manichini nati persone, e che persone non sono più.