Archive for the 'Archivi del Nord' Category

O tempora, o mures!

Sì sì, ho scritto proprio mures invece di mores, perché voglio parlare di topi. Cioè ne ho parlato in questo pezzullo scritto vent’anni fa, all’inizio del 1988. Date a parte, mi sembra ancora così attuale…



Il 21 dicembre 1937, al Conthay Circle Theater di Los Angeles, i più grossi nomi di Hollywood assistettero, dapprima un po’ scettici e poi meravigliati e commossi, alle peripezie della fragile eroina di una delle più belle e celebri fiabe dei fratelli Grimm: Biancaneve, la cui arcinota vicenda era stata tradotta in lungometraggio a disegni animati da quell’autentico mago che fu Walt Disney. Di lì a poco tutto il mondo trepidò per la sorte della principessina perseguitata e gioì per l’immancabile happy end: la stampa ne fu entusiasta, e l’impegno di Disney venne giustamente riconosciuto prima alla Biennale di Venezia del 1938, che conferì a “Biancaneve e i sette nani” un premio appositamente istituito, e poi a Hollywood, con l’assegnazione di un Oscar un po’ speciale, consistente nella classica statuetta attorniata da sette oscar nani.
Sono passati giusto cinquant’anni, e la favola di Biancaneve (che assai probabilmente tutti abbiamo visto almeno una volta, e non necessariamente da piccoli) è riapparsa sugli schermi cinematografici in occasione del Natale. Anche un altro cartone animato è arrivato sugli schermi italiani nello stesso periodo, ma non è una produzione disneyana: si tratta invece di “Fievel sbarca in America”, disegnato da un transfuga della scuderia disneyana e diretto nientepopodimenoché da quel marpione di Steven Spielberg. A paragone dell’orrendo “Signore degli Anelli” di Bakshi, non dubitiamo che l’ultima fatica spielberghiana sortirà risultati migliori: ma domandiamoci malignamente di che parlerà mai questo cartoon e perché Spielberg abbia confessato di tenerci in modo particolare.
Si tratta, a quanto sembra, della storia di un topolino (Fievel, appunto) che agli inizi del secolo fugge con la famiglia dalla Russia per approdare in America a cercar fortuna. Beh? E che c’è di strano?, direte voi. Per esempio, che Spielberg abbia ricordato le proprie origini ebraiche, e abbia detto di aver voluto narrare a cartoni animati la storia romanzata di suo nonno Fievel che emigrò negli Stati Uniti per sfuggire a un clima politico evidentemente non dei più salubri.
La cosa non ci entusiasma: e non per quei beceri pretesti razzisti che da sempre si cerca di tirarci addosso. La ragione è un’altra: non ci siamo mai chiesti se Biancaneve fosse albigese e la perfida matrigna cattolica (o viceversa), né i sette nani si dimostrassero così soccorrevoli perché membri di Amnesty International o terziari francescani; Barbablù non ci è mai sembrato misogino o maniaco, e non ricordiamo di aver mai sentito la piccola fiammiferaia avanzare rivendicazioni classiste.
È fuor di dubbio che vi sia “Qualcosa” sotteso ai magici racconti che hanno fatto sognare generazioni di bambini: indagarlo sotto la guida di Eliade o di Propp, di Frazer o di Bettelheim poco importa, e spetta comunque a noi adulti, mossi da una trascendente ricerca del sacro o da una riduttiva pulsione scientista, squarciare il dorato velo di Maya dei racconti di fate. Agire diversamente significa violentare l’immaginazione dei bambini, obbligandoli a fantasticare su topini ebrei e gatti antisemiti (o palestinesi?), per poi scandalizzarsi tartufescamente di fronte a “Nove settimane e mezzo”. Non dimentichino, le caste Susanne nostrane, che anche questa è pornografia: e si muore di malafede forse più che di AIDS.

(”Orion” n. 41, febbraio 1988)

26 gennaio 2007. Fare storia fa male

Sul filo di lana, una rapida esternazione: mi pare che l’Onu abbia testè approvato una risoluzione di condanna per i negatori dell’Olocausto, e la proposta di Mastella sta per vedere la luce.

A quanto pare, dunque, l’Italia si allinea ossia si adegua ovvero si mette a 90° — e spero che nessuno si scandalizzi per l’ardita metafora.
L’impedimento a fare storia assurge agli onori giuridici: non sarà più, d’ora in poi, manifestazione di entità individuali o collettive, magari autorevoli ma comunque isolate. Nossignori: d’ora in poi l’impedimento a fare storia sarà l’espressione di un sentire sancito dalla legge e codificato istituzionalmente. E in Neolingua non si dirà più “impedimento a fare storia” bensì “riconoscimento della verità accertata” (non sono io il censore o il legislatore, e quindi non garantisco sull’esattezza dei termini impiegati: ma la sostanza, temo, sarà la stessa).
Porsi delle domande su alcuni episodi del passato diventerà condizione necessaria e sufficiente per imparare a conoscere il meraviglioso mondo giudiziario con tutti i suoi cavilli, processi, incartamenti, appelli, ricorsi, incidenti probatori, arrighe e paradossi. La mia ingenua compagna di scuola che in anni molto lontani, alla vigilia dell’esame di maturità, mi chiedeva perplessa “Ma noi la seconda guerra mondiale l’abbiamo vinta o persa? E stavamo con i tedeschi o con gli americani?” se l’è sfangata mica male: all’epoca era diciannovenne, e l’avrebbero blindata alla veloce senza se e senza ma.
E anche Renzo De Felice se l’è sfangata alla grande — è morto. Nel suo ultimo libro-intervista Rosso e nero diceva che lo storico non può non essere revisionista… Immagino che l’avrebbero processato per questo.

E argomenta validamente un altro amico mio che non posso linkare in alcun modo perché il personaggio, luddisticamente, rifugge da ogni e qualsivoglia contaminante contatto telematico. Però usa il telefono (satanico di un Meucci!) e stasera ci siamo scambiati qualche idea al riguardo: per esempio, diceva lui, torneremo indietro di trent’anni, quando non si faceva tutto ’sto parlare di revisionismo e si sopravviveva lo stesso.

Vero, gli ho risposto io: però trent’anni fa non si faceva tutto ’sto parlare di revisionismo perché mancava l’oggetto stesso del revisionismo — l’assolutizzazione dell’evento, l’attribuzione del copyright, l’assunzione del singolo fatto storico a discrimen epocale ha iniziato a manifestarsi in tempi più recenti. Quindi oggi il non poter più parlare di certi argomenti ormai entrati nel dibattito comune non potrà non avere ripercussioni mai sperimentate prima.

Può anche darsi, come ho sentito dire in giro, che l’anatema mastelliano sortisca invece l’effetto contrario alle intenzioni del suo caldeggiatore: e cioè che scateni torride e inconsuete voglie di autocoscienza, allevando nuovi ricercatori che si riuniranno in catacombe e diffonderanno sulfurei samizdat. Può darsi.

Ma l’accanirsi sull’evento olocaustico svia l’attenzione, a mio parere, da quello che considero il vero punctum dolens — e cioè l’approccio storiografico. Che deve, per esser tale, affidarsi alle fonti: e deve farlo a 360°. Nel momento in cui lo spazio di manovra sarà ridotto a 180° o magari a 90° e perfino (chissà!) a 45°, il concetto stesso di storiografia decade, e vi subentra la propaganda.

È questo il senso in cui mi pare di poter intendere le parole del presidente Napolitano, quando parla dell’antisemitismo travestito da antisionismo «perché significa negazione della fonte ispiratrice dello Stato ebraico, delle ragioni della sua nascita, ieri, e della sua sicurezza oggi, al di là dei governi che si alternano nella guida di Israele che si vuole colpire»: come dire che l’Olocausto con annessi e connessi può pure passare in cavalleria, tanto adesso è un altro tipo di pensiero non conforme che si deve annientare.
Credo, realisticamente, che i tempi si faranno cupi.

21 gennaio 2007. Poi dice che uno è perplesso…

Leggo:

Reuters - Sab 20 Gen
WASHINGTON (Reuters) - Gli Stati Uniti preparano un’azione militare contro il programma nucleare dell’Iran che va oltre gli attacchi limitati e che potrebbe scatenare una guerra contro il Paese: ne è convinto un ex analista dei servizi Usa.
“Ho visto parte della pianificazione. Non si sta parlando di un attacco chirurgico”, ha detto Wayne White, uno dei maggiori esperti di Medio Oriente al servizio del bureau di intelligence e ricerca del Dipartimento di stato fino al marzo 2005.
“Stiamo parlando di una guerra contro l’Iran” che potrebbe destabilizzare il Medio Oriente per anni, ha dichiarato White al Middle East Policy Council, un think tank di Washington.
“Non si parla solo di attacchi chirurgici contro una serie di obiettivi all’interno dell’Iran. Stiamo parlando di liberare la strada per gli obiettivi” eliminando gran parte dell’Aeronautica militare iraniana, sottomarini Kilo, missili anti-nave che potrebbero colpire le navi da guerra o commerciali Usa nel Golfo, e prendere di mira persino le disponibilità di missili balistici iraniani, ha detto White.
L’analista si è detto “molto più preoccupato” delle conseguenze di un simile intervento che di una guerra civile in Iraq.
Il presidente George W. Bush ha più volte ribadito di ricercare una soluzione diplomatica alla questione iraniana, senza tuttavia escludere l’opzione militare.
I suoi recenti discorsi, che hanno evocato sanzioni finanziarie più rigide contro Teheran e criticato il coinvolgimento iraniano in Iraq, hanno ridato vigore alle speculazioni su un possibile attacco Usa contro l’Iran.

E poi:

Sanzioni Usa contro le banche iraniane di Lovanio Belardinelli (pubblicato il 20 gennaio 2007)
Dopo che il Consiglio di Sicurezza dell’ ONU ha imposto sanzioni a Teheran per il suo programma nucleare, il Dipartimento al Tesoro degli Stati Uniti ha indicato la Banca Sepah
Sarà vietato per le banche statunitensi avere relazioni con la banca Sepah e le sue filiali estere (Roma, Francoforte, Parigi, Londra). Non solo. Anche i singoli cittadini americani sono interdetti ad avere rapporti con la Banca in questione.
La pressione del Dipartimento al Tesoro viene esercitata anche sulle banche europee che vengono “sollecitate” a tagliare i ponti con il sistema bancario iraniano o ridurre drasticamente la loro attività. Alcuni importanti Istituti hanno già aderito a queste “esortazioni”: Abn Amro, Credit Suisse e UBS, Credit Lyonnais, Barclays, IntesaSanpaolo, Società Generale e, recentemente, Commerzbank.
Lo strangolamento economico è iniziato.
(uno dei maggiori istituti di credito dell’Iran, controllato dallo Stato) come banca che garantisce le transazioni finanziarie legate al programma missilistico iraniano.

E poi ancora mi viene in mente che una decina di giorni fa…

Iraq, raid Usa in consolato iraniano
ERBIL (Iraq) - Forze Usa hanno compiuto un raid nel consolato iraniano a Erbil, nel Kurdistan iracheno, e hanno arrestato cinque persone. Lo hanno riferito la televisione statale irachena e un’emittente curda. Non ci sono per ora commenti da parte dei militari americani.
Una anonima fonte ufficiale iraniana, citata dall’agenzia Fars, ha parlato di “attacco degli occupanti americani” e ha precisato che “sono state rotte le porte e sono state arrestate le guardie” del consolato. “Cinque impiegati del consolato sono stati arrestati dai soldati americani, che hanno sequestrato i loro averi e documenti”, ha aggiunto la fonte.
Secondo l’emittente satellitare del Kurdistan iracheno, l’operazione è stata compiuta all’alba, attorno alle 04:00. Prima di entrare in azione, le forze americane hanno sparato diverse raffiche di armi automatiche a scopo intimidatorio attorno al consolato iraniano, che è situato in una zona densamente abitata nel centro della città. Tutte le persone presenti nell’edificio sono state arrestate, mentre dai locali della rappresentanza diplomatica sono stati prelevati e sequestrati numerosi documenti e materiale vario, ha riferito ancora l’emittente, che è di proprietà del Partito Democratico del Kurdistan guidato da Massoud Barzani, presidente della regione autonoma curda.
http://www.repubblica.it/2007/01/sezioni/esteri/iraq-107/iraq-11gen/iraq-11gen.html

E che:

Ieri le truppe statunitensi hanno lanciato due raid contro obiettivi iraniani in Iraq, dando seguito alla promessa del Presidente Bush di confrontarsi e distruggere le reti [network] iraniane all’interno dell’Iraq. Cinque iraniani sono stati arrestati, e grandi quantità didocumenti e dati informatici sono stati sequestrati, secondo ufficiali statunitensi, iracheni e iraniani.
*I due raid fanno parte di una nuova operazione di intelligence militare statunitense lanciata il mese scorso contro l’Iran, dicono ufficiali statunitensi.* Gli Stati Uniti stanno tentando di identificare e arrestare alti ufficiali della Brigata della Guardia Rivoluzionaria iraniana di al-Quds in Iraq. Le brigate al-Quds sono attive nell’armare, addestrare e finanziare movimenti militanti in tutto il Medio Oriente, come l’Hezbollah libanese, in Medio Oriente.

Da: http://www.washingtonpost.com/wp-dyn/content/article/2007/01/11/AR2007011100427_pf.html

Sono perplessa. In parecchi ambienti e in particolare in quello della cosiddetta destra (uso il termine per pura convenzione) antagonista, radicale o come preferite — ché tanto questo è uno di quegli ambiti in cui come ti muovi sbagli, ed errare humanum est, lo sanno tutti — in certi ambienti, dunque, è piuttosto forte la convinzione dell’esistenza di un asse del male Usa-Israele-Iran avente di mira l’assoggettamento del Medio Oriente. Per cortesia non mi chiedete di spiegarvi il perché e il percome di questa analisi perché io, nella mia infinita pochezza, ancora non l’ho capita.

Fatto sta che in quest’ottica un tantinello perversa io non riesco a inquadrare gli avvenimenti succitati. Ma ho un po’ di paura a chiederlo agli analisti di quegli ambienti là: perché temo che potrei sentirmi rispondere che si tratta di manovre diversive o qualcosa del genere. Così mi limito a registrare i fatti, dimenticandomi, per esempio, che lunedì 24 settembre 2001, nel corso di una «videoconferenza senza il presidente […] Condoleezza Rice sollevò l’argomento degli Stati canaglia. “Qual è la nostra strategia rispetto ai Paesi che sostengono il terrorismo, come Iran, Iraq, Libia, Siria e Sudan?”. Gli Stati Uniti avevano bisogno di dati certi per valutare la propensione al terrorismo di quei Paesi»; e che venerdì 28 settembre 2001, durante una riunione del Consiglio di Sicurezza Nazionale, Bush dichiarò: «”Quello che facciamo in Afghanistan sarà un segnale ad altre nazioni, per far capire che contro il terrorismo saremo implacabili”. Citò la Siria e l’Iran, da tempo Stati canaglia» (Bob Woodward, La guerra di Bush, Sperling&Kupfer, Milano 2003, pp. 123 e 158).

Che volete? Resto perplessa.

20 gennaio 2007. Tutto è relativo, forse

Quando dico che sono relativista (forse), si scandalizzano in molti — tranne rarissime e lodevoli (per me: per gli altri, esecrande) eccezioni che non a caso la pensano come me su questa delicata faccenda.

Però vorrei tanto che qualcuno mi spiegasse come mai in più parti d’Europa vige una legge che definisce reato la negazione dell’olocausto ebraico durante la seconda guerra mondiale; mentre in Turchia vige una legge che definisce reato l’affermazione dell’olocausto armeno durante la prima guerra mondiale.

È chiaro che c’è qualcosa che mi sfugge, a livello logico; perché a livello ideologico, invece, è tutto di una chiarezza abbacinante. Mi sembra…

18 gennaio 2007. Ragazzi miei, contestatori immaginari…

Ma quanto contestano, ’sti ragazzi di Azione Giovani! Una settimana fa Curcio (!), ieri Scalzone (!!) e oggi Prodi (!!!). Alla faccia dei fermenti giovanili… Certo, non è che gli slogan gridati oggi alla Cattolica di Milano per protestare contro il conferimento di una laurea ad honorem al sor Mortadella fossero poi un granché, eh… Un po’ fiacchi, come minimo. Ma non è obbligatorio essere creativi e tantomeno imaginifici come D’Annunzio (a sinistra, ammettiamolo, almeno una volta erano più vivaci).

Peccato, invece, che tutta la contestazione si sia ridotta ad accusare i “comunisti” (ma perché? dove sono? nelle riserve di Pine Ridge? io non ne vedo mica, in giro) e a gridare “vogliamo Silvio”: il che, ahiloro, degrada sul campo e con ignominia la contestazione al rango di opposizione politica, facendo di questa gioventù ardimentosa un gruppo di militanti di un partito che vanno a disturbare una manifestazione del partito avversario. Che tristezza.

La contestazione che ho in mente io, invece, è quella contro il sistema — come si diceva ai tempi miei ormai andati. La contestazione contro il potere (politico, economico, intellettuale) in quanto tale, per costruire una società diversa (sissignori, questa è utopia): non per mantenere tutto uguale cambiando soltanto la testa di turco al vertice… Perché sono i nomi che cambiano, ma le cose restano; e plus ça change plus c’est la même chose

17 gennaio 2007. Il ritorno della Santa

Leggo questa notiziola:

Rivoli (TO): alunni delle scuole con la stella di Davide sul petto

Uguali solo se diversi: questo il messaggio che il sindaco di Rivoli,
Guido Tallone, lancia per il Giorno della Memoria. E quella mattina
tutti i bambini delle elementari e delle medie arriveranno a scuola con
una Stella di Davide sul petto.
“In realtà manderemo a casa dei ragazzi uno dei segni di distinzione
usati dai nazisti per discriminare i ‘diversi’, spiega Tallone, e
insieme anche a una lettera per spiegare ai genitori il senso di questo
evento e chiedere la loro adesione”. Infatti, i papà e le mamme non
solo dovranno dare il loro assenso, ma potranno anche partecipare.
“Perché vorremmo che l’ingresso nelle diverse scuole, quel giorno,
fosse un momento importante, prosegue il sindaco, per non dimenticare”.
Così la mattina di venerdì 26, circa 3200 bambini delle scuole di
Rivoli e Rosta avranno sul petto la gialla Stella di Davide con cui i
nazisti indicavano gli ebrei, o il triangolo rosa rovesciato con cui
indicavano gli omosessuali, o rosso per i politici, o nero per gli
asociali… Tutti i colori dell’intolleranza.

(Da la Stampa del 17 gennaio 2007)

C’è qualcosa che non mi torna in queste righe, e le rileggo più volte: finché il punto cruciale mi salta agli occhi — la richiesta di adesione all’iniziativa da parte dei genitori.
Ma è bellissimo, questo anelito democratico che pervade le italiche istituzioni financo dai banchi di scuola — penserà qualcuno. Anzi, i più. Un meritorio primo cittadino si sveglia una mattina partorendo siffatta nobile idea, eppure umilmente chiede il consenso parentale… che spettacolo! Che sublime manifestazione di partecipatività civile e municipale!

SVEGLIA! No, dico, svegliatevi, aprite gli occhi e le orecchie, fatevi furbi se potete… Perché la cosa in realtà è gravissima: e non dico l’iniziativa intrinseca di appiccicare sul petto degli ignari scolaretti stelle e triangoli variopinti (mio figlio quel giorno lì avrebbe un mal di pancia, ma un mal di pancia…), bensì quella di chiedere ai genitori un assenso scritto. Così chi si azzardasse a non assentire verrebbe iscritto d’ufficio nel libro nero dei razzisti-nazisti-antidemocratici-fascisti (ho elencato alla rinfusa e non in ordine di pericolosità, scusate) e ipso facto discriminato dalla comunità sociale.
Non è una trovata meravigliosa? Questo ritorno alle pratiche inquisitoriali d’antan? Eh, già: perché negli anni della Chiesa trionfante, quando i “cani di dio” vestiti di bianco e di nero correvano le contrade di un’Europa ancora da cristianizzare perché cristiana di suo non lo era (con buona pace di tutti i cristianisti e gli occidentalisti alla Pera/Ferrara), si indicevano cerimonie religiose extraordinarie cui tutta la popolazione era chiamata a partecipare: e chi non si mostrava in chiesa o in piazza era subito individuato e denunciato come eretico o sodale del demonio. Gli inquisitori faticavano poco, e gli sbirri improvvisati si paravano il culo, per così dire.
Ma naturalmente io parlo anzi scrivo certissima di farlo per me stessa soltanto. Giusto perché proprio non mi riesce di stare zitta, ecco. Mi basterebbe che quella notiziola, però, non passasse del tutto inosservata; e che qualcun altro, oltre a me, ci si soffermasse un pochino. Perché non è una bella notizia.

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