Archive for the 'Freedom Flotilla' Category

Gianfranco Fini: il suo universo non è il mio

Devo farmene una ragione: sono veramente scivolata in un universo parallelo e non riesco a uscirne. Non possedendo lame sottili, né essendo capace di flippare, temo che mi toccherà restare in questa pagina del Grande Libro finché un caso fortunato (Tyche aiutami!) non mi consentirà di tornare da dove sono venuta.

Sono insidiosi, gli universi paralleli. Ti sembra di stare nel tuo solito mondo finché all’improvviso noti qualcosa di diverso dal solito — una discrepanza, una frattura sottile come un capello, due metà che non combaciano, un oggetto che non è là dove lo avevi lasciato. Piccole cose: ma siccome il tutto è più che la somma delle parti so benissimo (e lo sai anche tu) che l’evidenza del reale si sta sfilacciando e tutta l’esperienza che posso aver accumulato nella mia vita non mi servirà a niente, in questo mondo disassato in cui fatico a trovare punti fermi.

Per esempio: sappiamo tutti che lunedì 31 maggio le forze armate israeliane, compiendo quello che è stato definito — e di fatto è — un atto di pirateria, hanno assaltato la Mavi Marmara, una nave battente bandiera turca e appartenente alla Freedom Flotilla, che si stava dirigendo verso Gaza per portare aiuti umanitari ai nativi palestinesi occupati militarmente.
Del pari, sappiamo che in tutto il mondo la voce dell’indignazione si è levata forte e chiara. Sappiamo che ci sono stati, anche a livello governativo, alcuni pavidi e/o opportunisti i quali hanno preferito tacere o addirittura schierarsi dalla parte degli aggressori in divisa — tutto questo è segno di un universo distorto e malato, certo, ma non ancora parallelo.
Quello che invece mi fa sospettare fortemente di essere finita chissà come in una piega ignota del reale non-euclideo sono queste notizie:

Gerusalemme, 23 giu. (Apcom) - “Ogni uomo degno di tale nome, sia esso più autorevole o più umile faccia quel che può affinchè non si perda il ricordo della Shoah, ma ancor di più perchè non possa ripetersi, nemmeno nella più ridotta delle dimensioni, una simile barbarie”. Lo ha scritto il presidente della Camera, Gianfranco Fini, sul libro dello Yad Vashem, il museo dell’Olocausto, che oggi ha visitato insieme ai deputati che fanno parte del gruppo di collaborazione e amicizia con Israele, presieduto da Fiamma Nirenstein (Pdl), che lo ha accompagnato in visita ufficiale in Israele. Fini ha ravvivato la fiamma eterna che arde nella sala della memoria dello Yad Vashem e, insieme a Renzo Gattegna, presidente dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane, ha deposto una corona sulla cripta che contiene le ceneri delle vittime dei campi di concentramento. [fonte]



Gerusalemme, 24 giu. (Apcom) - E’ in corso l’incontro tra il presidente della Camera, Gianfranco Fini, e il presidente della Repubblica israeliano Shimon Peres, incontro che chiude i colloqui della terza carica dello Stato con i vertici dello Stato ebraico. “Chi è amico nel momento della necessità - ha detto Peres accogliendo Fini - è un vero amico. E lei è uno dei nostri migliori amici e rappresenta un paese che amiamo molto”. Il presidente della Camera ha ricambiato portando a Peres anche i saluti del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. “Il momento è complesso - ha sottolineato Fini - e come ha detto lei nella sua saggezza è nel momento del bisogno che gli amici contano di più″. [fonte]

Israele, lo ripeto, è l’entità che il 31 maggio ha compiuto un atto di pirateria conclamata. Israele è l’entità che tiene segregati i nativi palestinesi nel carcere a cielo aperto più grande del mondo. Israele è l’entità che sta portando avanti scientemente e scientificamente il genocidio del popolo palestinese, con la connivenza delle nazioni occidentali.
Come si possa confondere la legittima simpatia per le comunità ebraiche variamente colpite nel corso degli anni col dissennato appoggio all’entità sionista accusata di crimini contro l’umanità, non riesco a inquadrarlo nelle categorie logiche ed etiche del “mio” mondo; e ne sono disgustata al punto che morirò di nausea.
Qualcuno mi tiri fuori di qui. Per favore.

Obama sapeva dell’attacco israeliano alla Freedom Flotilla?

Secondo Mireille Delamarre, della webzine Planète non-violence, il presidente americano Barack Obama sapeva dell’attacco alla nave turca Mavi Marmara. Delamarre cita il quotidiano israeliano “Haaretz”, il quale — basandosi su fonti diplomatiche degli Stati Uniti — riferisce che Obama era perfettamente al corrente dell’attacco sferrato dalle truppe israeliane alla Freedom Flotilla.

“Haaretz” precisa che Obama avrebbe anche discusso i dettagli di questo sanguinoso assalto con i funzionari israeliani e persino col ministro della Difesa Ehud Barak — che lunedì 14 giugno ha cancellato all’ultimo minuto la visita alla mostra biennale degli armamenti Eurosatory (Parigi, 14-18 giugno) e annullato gli incontri previsti con i dirigenti francesi a causa delle denunce presentate contro di lui da operatori umanitari francesi della Freedom Flotilla.

Dal canto suo, la stampa giordana ha aggiunto che Obama sarebbe stato avvisato in anticipo del raid israeliano: qualche minuto prima dell’assalto il Mossad avrebbe avvertito il direttore della CIA, Leon Panetta. L’operazione sarebbe stata filmata da droni israeliani che avrebbero provveduto ad inviare le immagini in diretta al comando della marina statunitense; di qui, il materiale sarebbe stato trasmesso a Panetta il quale, a sua volta, avrebbe tenuto costantemente aggiornato il presidente sull’andamento dell’attacco.

Così, dichiara Delamarre, sapendo in tempo reale quello che stava accadendo a bordo della Mavi Marmara Obama se ne sarebbe reso direttamente complice [qui il testo originale].

«Come ammazzare e cavarsela, ai tempi del sindaco Gianni Alemanno»

Lucide ed eccellenti riflessioni (come sempre, del resto) da Kelebek:

Come si fa ad ammazzare in acque internazionali, in gran parte con colpi alla nuca, nove persone che portano aiuti umanitari, e cavarsela?

In genere il trucco consiste nell’invocare l’antisemitismo.[1]

A diversi giorni di distanza dalla strage, l’esercito israeliano fa avere ai media una registrazione fatta di spezzoni che si interrompono bruscamente. Accanto a una frase perfettamente ragionevole detta da una voce femminile, una voce maschile dice “Go to Auschwitz” e un’altra dice qualcosa come, “Noi aiutiamo gli arabi a combattere contro gli americani. Non dimenticate l’11 settembre” - così leggo nella traduzione Ansa, ascoltando l’originale ho solo colto un marcato accento statunitense.

Si tratta della risposta - nel momento decisivo di tutta l’operazione - del portavoce di una flotta di 700 persone, sostenuta dal governo della diplomaticissima Turchia? Oppure si tratta di qualche israeliano che si è divertito con un registratore?

A voi scegliere. Tenendo presente il rasoio di Occam: a parità di fattori la spiegazione più semplice è da preferire.

L’altro giorno, un corteo a sostegno dei nativi palestinesi passa nei pressi del ghetto romano.

Alcuni giovani del ghetto - che, ricordiamo, è l’unico quartiere ebraico d’Europa in cui sia rimasta una vivace e per molti versi simpatica componente popolare - escono fuori con bandiere dello stato sionista, gridando, “Israele! Israele!”

I manifestanti rispondono per le rime, come è d’uso in questi casi.

Un episodio banale, che viene immediatamente trasfigurato: sopprimendo il piccolo dettaglio dei tifosi sionisti (di cui hanno parlato sul momento tutte le agenzie stampa), i manifestanti vengono accusati di aver gridato “assassini!” all’indirizzo del quartiere ebraico.

Ecco che Andrea Ronchi, detto affettuosamente Gollum dai suoi amici, ministro per le Politiche comunitarie, corre al ghetto per esprimere «solidarietà alla comunità ebraica di Roma e allo Stato di Israele in un giorno come questo” e promette di partecipare a una manifestazione, indetta per il 24 giugno dall’Unione ebraica d’Italia, per la liberazione di Gilad Shalit, soldato italiano detenuto a Gaza.

Il sindaco di Roma, Gianni Alemanno, che inizia a somigliare a Napolitano quando sentenzia, dichiara che «è inaccettabile strumentalizzare drammi internazionali per una nuova cultura dell’odio. Ed è difficile non cogliere in questo una radice antisemita, che Roma respinge fortemente». [continua qui]

Universi paralleli: Israele ammazza, sanzioni all’Iran

Se la cosa non fosse tragica, penserei di essere al cospetto di una pièce di Ionesco, o di essere scivolata in un universo parallelo in cui i rapporti di causa/effetto non esistono: lunedì 31 maggio Israele compie un atto di pirateria assaltando un naviglio turco in acque internazionali, con tanto di morti ammazzati, e mercoledì 9 giugno l’ONU vara lestamente un pacchetto di sanzioni tostissime… contro l’Iran.
Intanto montano l’indignazione e lo sgomento per l’uccisione (pare) di un bambino di sette anni da parte dei talebani, che l’accusavano di essere una spia. Naturalmente è una cosa orribile. L’opinione pubblica fu molto scossa anche dal massacro di My Lai, in Vietnam, nel 1968: i bambini uccisi erano vietnamiti, e gli adulti in divisa che li uccisero erano statunitensi. L’orrore fu grande anche per quel che avvenne in Salvador tra gli anni Settanta e Ottanta: bambini salvadoregni fatti a pezzi coi machete da militari ugualmente salvadoregni (e anche honduregni, tutti al soldo degli USA).
Bizzarramente, invece, non colgo segnali di esecrazione-sdegno-condanna et similia per i bambini palestinesi pressoché quotidianamente cecchinati dai tiratori scelti dell’IDF — le forze armate israeliane. E la cosa mi dà da pensare. Pensateci un po’ anche voi (ché se dovessi spiegarvi proprio tutto mi sentirei in grave imbarazzo, e non ci fareste una bella figura). So che non mi deluderete.

Con Israele o con la Palestina? Per non vivere a metà aspettando Godot

È da qualche giorno che canticchio ossessivamente un Battisti d’antan — «eh no eh no / non è questione di cellule / ma della scelta che si fa / la mia è di non vivere a metà…».
Perché l’assalto di lunedì scorso alla Mavi Marmara da parte delle truppe israeliane è uno di quegli eventi — come l’11 settembre, come l’attacco al Libano, come l’operazione Piombo fuso — che non possono essere ammortizzati dall’orrore quotidiano che permea le nostre vite e ottunde le nostre coscienze: al contrario, esso va letto come un discrimen epocale, ovvero come un fatto lacerante che esige una presa di posizione. La esige in modo necessario, strutturandosi in forma di imperativo etico al quale tutti sono chiamati a rispondere, e a nessuno è concesso sottrarvisi.
Quando dico “tutti”, naturalmente, mi riferisco a tutti coloro che in un modo o nell’altro, da una parte o dall’altra, fanno politica (o credono di farlo) — l’optimum sarebbe occuparsi del Politico, ma io non sono mai contenta.

Fare come se non fosse successo niente è da pavidi o, peggio ancora, da opportunisti.

Sulla pavidità, bisogna esser concilianti: come diceva el mè don Lisander, «il coraggio uno non se lo può dare». Ma poiché (oggi sono in vena di citazioni) «L’amore è la più difficile e pericolosa forma di coraggio. E il coraggio è la più disperata, ammirevole e nobile forma d’amore» (lo dice Delmore Schwartz, e voglio crederci), mi vien da pensare che magari i pavidi amano troppo se stessi per far cadere anche una sola briciola di compassione da condividere con l’altrui sofferenza. O magari, più semplicemente, son proprio fifoni — e morta lì.

Sugli opportunisti, il discorso è più complesso. Devo ammettere che i loro equilibrismi e le loro perigliose arrampicate sui vetri (di fronte a cui persino il più temerario free climber si dichiarerebbe impotente) meriterebbero il riconoscimento di specialità olimpionica. Ma di fronte alla carne ed al sangue, un essere umano normodotato deve pur avere un fremito e dire forte e chiaro quello che pensa — e forse è proprio questo, il punto: pensano, gli opportunisti? O si lasciano pensare da altri? Ovvero astutamente e subdolamente procedono senza posa verso il proprio bene come le amebe che istintivamente si ritraggono dal pericolo?

Domande difficili. Fatto sta che a destra come a sinistra è tutto un pullulare di casuismi ed eccezioni e distinguo e “ma” e “però″ che, giratela come volete, permettono sguisciamenti serpentini che si traducono, di fatto, in un’assenza di posizione che assomiglia parecchio al fluttuare degli astronauti in assenza di gravità — si gira un po’ di qui e un po’ di lì, ci si urta, ci si capovolge, si ruota su se stessi, si è in continuo movimento senza fare concretamente nulla. Tutto questo non impedisce di parlare (talvolta): si dice no ai fondamentalismi, si invoca l’equidistanza, si discetta sull’appartenenza ideologica dei pacifisti — e non si prende posizione. Si fa dell’attendismo: ma attenzione, perché aspettando Godot si muore.

Letterariamente, costoro si conquistano un posto di diritto nell’Antinferno, poiché sono ignavi. Nella realtà io, fuori dei denti, dico che chiunque in questi giorni non abbia manifestato apertamente il suo dissenso nei confronti dell’attuale governo e delle sue scelte criminali si schiera per ciò stesso al fianco degli oppressori, ed è moralmente responsabile del sangue versato — da decenni nella Palestina occupata e da pochi giorni nelle acque internazionali al largo di Gaza. Non si faccia finta di non saperlo, e si abbia il buon gusto di non invocare machiavelliche strategie alla Sun Tzu — meglio Feltri e quelli come lui, allora, che si sono schierati.
Ci si guardi allo specchio, ci si chieda «Da che parte voglio stare?» e ci si dia una risposta, marzullianamente ma schiettamente. Il resto è chiacchiera.

(a R.F., che l’aspettava)

Il discorso del presidente turco Erdogan sull’assalto alla Freedom Flotilla

Dal sito di Eurasia, il discorso del presidente turco Recep Tayyip Erdogan sul massacro della Freedom Flotilla di lunedì 31 maggio.
Lascio i link, ma mi voglio cavare lo sfizio di riportarlo per intero perché un discorso così non lo sentivo da tanto. Il presidente Erdogan è un uomo, e in un mondo di mezzuomini, ominicchi e quacquaracquà non è affatto poco.


Oggi non voglio rivolgermi solo al mio amato popolo ma a tutta l’umanità.

Desidero appellarmi alla coscienza, ai cuori e alle menti di tutta l’umanità, vorrei condividere con coraggio le mie sensazioni.

Ieri, nel buio più profondo della notte, si sono verificati due sanguinosi attacchi.

Il primo è stato l’attentato terroristico contro le nostre truppe di stanza alla base navale Iskenderun. In questo malvagio e feroce attentato, sei dei nostri soldati sono morti, e ora sono diventati martiri. Sette sono rimasti feriti.

Il secondo, all’alba nelle acque del Mediterraneo, il cuore dell’umanità ha ricevuto una delle ferite più gravi che essa abbia mai conosciuto nella storia. Le navi cariche di aiuti, provenienti da cuori umanitari, queste navi che stavano facendo affluire aiuti sono state ostacolate con le armi, dalla violenza e dalla tirannide.

Coloro che con pietà, compassione ed umanità hanno rifornito queste navi, non sono riusciti a raggiungere la loro destinazione, perchè contro di loro si è dato sfogo ad una carneficina.

Ieri, dando inizio alle operazioni di mattina, elementi armati dell’Esercito israeliano hanno fermato gli aiuti umanitari, provenienti da più di 32 paesi ed inviati al popolo di Gaza, con 600 persone a bordo della Free Gaza Flotilla, in acque internazionali, ed in modo assolutamente illegale hanno attaccato spargendo il sangue di innocenti esseri umani.

Dopo questo violento attacco, sfociato in morti e feriti, gli israeliani hanno preso il controllo e sequestrate le navi cariche di aiuti umanitari. Di questo attacco bestiale contro quelle donne, quei giovani e quegli esponenti religiosi che la nave stava trasportando, esprimo ancora una volta la mia ferma e forte condanna.

L’ho dichiarato in Cile. Qui lo ribadisco un’altra volta. Il sanguinoso massacro commesso da Israele contro le navi che portavano aiuti umanitari a Gaza, è una strage che merita qualsiasi tipo di maledizione e condanna. Questa è chiaramente una violazione della legge internazionale, un attacco al cuore dell’umanità e alla pace mondiale, e dico al cuore dell’umanità perché su quelle navi vi erano persone di tutte le nazionalità e religioni.

Solo persone, che stavano portando aiuti umanitari a coloro che stanno subendo un embargo, la popolazione di Gaza. Le navi, prima che partissero, avevano apertamente dichiarato al mondo intero il loro carico, le loro intenzioni, la loro missione. Come testimoni di questo soccorso evidentemente umanitario da parte del mondo e del nostro paese, anche 60 giornalisti sono saliti a bordo delle navi. In acque internazionali, in mare aperto, è avvenuto questo attacco armato contro 600 persone e 6 navi che stavano trasportando aiuti a persone oppresse, affamate e alle quali sono state distrutte le case—si tratta chiaramente di un attacco che va contro i principi basilari delle Nazioni Unite.

Le navi salpate, che sia dalla Turchia o da altri paesi, erano state completamente rifornite per realizzare un proposito umanitario, essendo cariche di soccorsi. Secondo regole di traffico navale, le navi erano state rigorosamente controllate. Inoltre, a bordo non vi erano altro che civili e volontari. Le navi battevano bandiera bianca. Nonostante tutte quelle condizioni, le navi hanno subito un’aggressione armata.

Come sapete, al momento eravamo in visita in America Latina come da programma. A causa di quest’orrendo attacco terroristico avvenuto in Hatay e dell’aggressione illegale di Israele contro le navi degli aiuti umanitari, abbiamo dovuto abbreviare la nostra agenda in Cile per tornare subito in patria. Abbiamo seguito attentamente gli eventi sin dall’inizio. Abbiamo adottato le misure necessarie, insieme ai nostri amici in Turchia.

Ieri mattina, alle 6 e 30, il deputato Bulent Arınc, insieme ai rispettivi ministri e rappresentanti amministrativi, ha organizzato un meeting sul da farsi in cui abbiamo ponderato la questione sotto ogni punto di vista. Il nostro Ministero degli Esteri, i nostri servizi d’intelligence, le rispettive dirigenze e forze armate hanno seguito gli eventi molto attentamente.

Il nostro Ministro degli Esteri e quello della Difesa, parlando al telefono con il Ministro della Difesa israeliano, hanno espresso con forza la nostra reazione e il nostro disappunto. Ed io, insieme ai miei ministri, valutando gli eventi tutta la notte, sono rimasto ininterrottamente in contatto con la Turchia. D’altra parte, ho stabilito contatti con la comunità internazionale e per ora questo modo di agire va avanti.

In tale contesto, ho disposto sul tavolo qualsiasi cosa sia necessaria per agire in tutte le dimensioni di questa situazione. Ho adottato urgentemente tutte le misure necessarie. Le Repubblica turca sta ricorrendo a tutte le possibilità, tra quelle messe a disposizione dalla legge internazionale e dalla diplomazia. E la Turchia continuerà a ricorrervi. In quest’ottica, l’ambasciatore turco a Tel Aviv è stato richiamato. Tre operazioni militari congiunte che erano in agenda sono state annullate. Il nostro Ministro degli Esteri è andato a New York e il Consiglio di Sicurezza dell’ONU è stato convocato per una sessione urgente ed è stato assicurato che questo meeting straordinario ed urgente si terrà.

Il Consiglio di Sicurezza ONU ha rilasciato una dichiarazione che condanna Israele. In questa si è richiamata l’attenzione sulla necessità di aprire un’inchiesta, di rilasciareimmediatamente i civili e i feriti. Le partite della nostra squadra giovanile di calcio sono state annullate. Il Consiglio della NATO è stato convocato per un meeting straordinario. Inoltre, l’Organizzazione della Conferenza Islamica, la Lega Araba, l’Unione Europea e tutti i rispettivi rappresentanti istituzionali sono stati contattati, le istituzioni internazionali sono state richiamate in servizio. L’Organizzazione della Conferenza Islamica terrà un incontro lunedì.

Inoltre, è stato fatto ogni sforzo per assistere i feriti e portarli in Turchia, e da parte nostra è stato preso ogni provvedimento. Israele, impedendo alla comunità internazionale, sin dall’inizio dell’incidente, di avere informazioni, ora deve informare l’opinione pubblica mondiale in modo veritiero e non deve astenersi dal cooperare a livello internazionale. Israele deve capire la gravità della situazione e smettere di commettere simili e sbagliate azioni. A questo punto il comportamento d’Israele è sotto gli occhi di tutti e l’opinione pubblica si sta facendo una sua idea. Coloro che hanno preso parte a questo sforzo sono in contatto e stanno agendo di comune accordo con quei paesi i cui cittadini hanno preso parte alla flotilla.

Le navi battono bandiere turche, greche e delle isole Comore, ci sono persone provenienti da 32 paesi. Mi aspetto che anche quei paesi esprimano le necessarie rimostranze. Pertanto, dico ancora una volta che Israele deve immediatamente togliere l’inumano embargo inflitto a Gaza. Israele non deve impedire che gli aiuti umanitari giungano a destinazione.

Cari compagni, come sapete noi portiamo avanti, in collaborazione con la Spagna, il lavoro dell’Alleanza delle Civiltà. Il nostro fine e la nostra missione è rafforzare la convinzione che diverse religioni, differenti culture e civiltà possano coesistere pacificamente una accanto all’altra. E’ una battaglia portata avanti affinché, piuttosto che odio ed ostilità, l’amore possa trionfare.

Purtroppo, devo dirlo, l’incidente accaduto ieri, dal punto di vista della civilizzazione e della cultura globale dell’umanità, ha segnato un punto nerissimo. Dal punto di vista della storia dell’umanità, questa vicenda è stata registrata come una grave vergogna. Attaccare con armi navi cariche di aiuti umanitari, massacrare gente innocente, minacciare civili come fossero terroristi, è una grande sconfitta sotto questo aspetto. Un atto odiosamente feroce e vigliacco, frutto di sprezzante e sconsiderata presunzione. [20 secondi di applausi].

Lo sappiamo, la guerra come la pace ha le sue leggi. In guerra non si attaccano i bambini, in guerra non si attaccano le donne e gli anziani, in guerra non si attaccano i civili o gli esponenti religiosi, in guerra non si attaccano coloro che sventolano la bandiera bianca, non si attaccano dottori e soccorritori; non in tempo di guerra ma in tempo di pace, chi commette queste cose non solo viola la legge ma allo stesso tempo calpesta coi propri piedi l’umanità, non ne fa più parte.

Tiranni, malfattori e persino pirati hanno particolari sensibilità, seguono particolari codici morali. Coloro che non seguono una morale o un’etica, coloro che agiscono con nessuna sensibilità, definirli tiranni, malfattori o pirati sarebbe perfino un complimento. Di fatto, assalendo un’imbarcazione con volontari provenienti da 32 paesi, Israele ha sfidato il mondo. La pace mondiale è stata ferita gravemente. Questo sfrontato, irresponsabile e sconsiderato governo che non riconosce alcuna legge e calpesta qualsiasi tipo di virtù umanitaria, questo attacco del governo Israeliano deve essere punito in qualunque modo.

Da un governo, che ha fatto del mentire la sua politica di stato e che non si vergogna per il crimine che commette, non ci si può aspettare che apra un’inchiesta e la comunità internazionale deve indagare su questo incidente in tutte le sue dimensioni e fornire un verdetto.

La Turchia non si accontenterà di restare a guardare di fronte a quanto accaduto. La Turchia non è uno stato giovane e senza radici. Non è uno stato tribale! Sarebbe meglio che nessuno tentasse di scherzare con questa nazione per metterne alla prova la sua pazienza. Per quanto preziosa possa essere l’amicizia della Turchia, non è nulla in confronto alla sua inimicizia.

Perdere i rapporti e l’amicizia della Turchia è di per sè un prezzo da pagare. Noi abbiamo sempre avuto una storica amicizia e collaborazione con il popolo israeliano ed ebraico. Quindi penso veramente che quegli israeliani che hanno visto con le lacrime agli occhi questo attacco sanguinoso e che lo condannano severamente, comprendono molto bene che questo incidente non giova alla dignità umana, quanto sia un grande sbaglio e quanto rappresenti un colpo durissimo per l’amicizia dei due paesi.

La questione non riguarda il rapporto tra Turchia ed Israele. Il punto è l’attuale sregolatezza d’Israele e il riconoscere le pratiche disumane dell’attuale governo, il suo ricorrere alla violenza, allo spargimento di sangue, il suo mostrare atteggiamenti che minacciano la pace.

In Medioriente, la Turchia si è da sempre schierata con la pace. Ha contribuito alla stabilità e alla sicurezza della regione. Nel recente passato, anche la Turchia ha contribuito alla normalizzazione delle relazioni di Israele con la Palestina, la Siria ed il Libano. Adesso Israele si mette in mostra prendendo il più importante difensore nella regione e ponendosi da avversario ad esso. Da adesso in poi, Israele deve abbandonare la sconsideratezza che mostra giustificando in nome della sicurezza l’ingiustizia commessa, bollando le critiche come antisemitismo.

Esiste un’idea israeliana in cui la violenza rappresenta la sua politica, Israele considera legittimo il poter opprimere, tirannizzare, martoriare e non esita a spargere sangue. Adesso le azioni illegali d’Israele non possono più essere coperte, esser intenzionalmente rappresentate in modo erroneo e venir ignorate. E’ giunto il momento che la comunità internazionale dica BASTA!

Ho appena parlato con il Segretario Generale dell’ONU. Anche lui sta venendo a New York. E questa sera alle 20, il Presidente Obama ha detto che parlerà anche con lui. In questa sede dichiaro che parlerò con loro proprio di queste questioni.

Indubbiamente, i metodi aggressivi di Israele traggono origine dal potere che ricevono altrove. A questo punto, come Turchia la nostra precisione è chiara. E ieri dal Cile ho parlato con un rappresentante di uno stato membro permanente del Consiglio di Sicurezza dell’ONU, la signora Merkel. Oggi ho parlato con altri rappresentanti. Ho discusso con il nuovo Primo Ministro inglese, anche lui ha chiamato e anch’io gli parlerò, l’ho chiamato prima e abbiamo parlato, oggi discuteremo queste cose di nuovo. E parleremo anche con gli altri.

Non possiamo permettere che Israele gestica da solo quel che ha combinato. Non possiamo dire al governo israeliano di poter fare cosa vogliono. Tutto ha un prezzo. E questo governo dovrà pagarlo.

A causa di questo genere di pensiero che non rispetta la vita umana, del fatto che gli israeliani trovano impossibile rispettare alcun diritto e alcuna legge, noi non possiamo assumere un atteggiamento pacifico, cari amici. E’ impossibile accettare questo genere di pensiero che non tiene conto dell’essere umano e non rispetta i diritti umani.

Uno Stato che tiene conto della sicurezza dei propri cittadini non può conseguirla con azioni che portano odio e inimicizia dal mondo intero.

Un’amministrazione che non considera gli altri, eccetto i propri cittadini, come esseri umani non può essere interessata a ciò che viene definita pace.

Israele ha dissipato uno alla volta i propri schermi protettivi, perdendo uno dopo l’altro i propri alleati, isolandosi. L’amministrazione israeliana, provocando rancori e odio in Medioriente, sta facendo saltare in aria la pace della regione, poichè l’instabilità sta aumentando, il contenuto del vaso di Pandora dilaga come iodio.

La comunità internazionale deve immediatamente prendere provvedimenti.

Qui vogli appellarmi anche al popolo israeliano. Noi siamo sempre stati contro l’antisemitismo. Abbiamo alzato la nostra voce contro l’ingiustizia perpetrata contro il popolo ebraico. Abbiamo contribuito affichè il popolo israeliano possa vivere in pace ed in sicurezza in Medioriente. Ora, come popolo israeliano, tocca a voi mostrare uguale atteggiamento umano e sensibile, dicendo “Basta commettere queste crudeltà”.

La politica di violenza mostrata dalla coalizione di governo, in violazione di ogni tipo di diritto e di legge, sta totalmente mettendo da parte gli interessi di Israele. Sta chiaramente mettendo a rishio la vostra pace e sicurezza. A causa dell’atteggiamento aggressivo del vostro governo, lo Stato d’Israele assume una posizione di pirateria, ricorrendo al banditismo.

Quei governanti sconsiderati, pensano di governare uno stato con le bugie, l’inganno, lo spargimento di sangue, con l’aggressività, la pirateria, il terrorismo, il massacro di persone innocenti. Ma quei politici sconsiderati prima di tutto danneggiano Israele ed il suo popolo. Voi, prima di ogni altra cosa, dovete dire basta a tutto questo. A proposito, ringrazio la comunità ebraica turca che ha espresso la sua giusta e sincera reazione a questo accadimento. I nostri cittadini ebrei, quali membri del popolo turco, hanno difeso e continuano a difendere fino all’estremo la giusta posizione della Turchia.

Che qualcuno giudichi con odio i nostri cittadini ebrei o di trattarli in una maniera particolare non è accettabile, non può esserlo e mai dovrebbe esserlo.

Cari fretelli e sorelle, oggi è un nuovo giorno. Oggi è un nuovo inizio. Niente sarà più come prima, ciò appare ovvio. Uno Stato aggressivo che liberamente uccide e massacra, non può giustificarsi di fronte all’umanità senza provar rimorso, senza che sia chiamato a rispondere, non può essere accettato dalla comunità internazionale.

Quelle navi erano tutte navi di compassione. E il loro carico era il cuore dell’umanità. A 72 miglia dalle proprie acque, completamente in acque internazionali, Israele ha messo in atto un’operazione contro una nave, una nave di civili e non militare, non è nemmeno consentito fare una cosa del genere. Fare un’operazione militare contro una nave civile, perfino l’arresto dei suoi passeggeri, è già di per sè un crimine. Attaccare persone innocenti, spargere sangue e massacrare è chiaramente un atto di terrorismo di stato.

Loro negano e dicono di esser stati attaccati, che gli hanno sparato contro. Siamo stufi delle vostre menzogne, siamo stufi. Siate sinceri, siate onesti.

Le navi catturate devono essere rilasciate immediatamente, insieme allo staff e ai volontari. Insieme agli attivisti e ai membri del Parlamento europeo, ai 60 giornalisti, insieme a quella donna che era a bordo con il figlioletto di 1 anno, il piccolo Kaan; nessuno ha il diritto di presentare queste navi come se avessero tutt’altre intenzioni, propositi o fini fuorchè consegnare aiuti umanitari. Questo attacco ha dimostrato ancora una volta la disumana oppressione e crudeltà che Israele infligge da anni ai Palestinesi e a Gaza.

L’ho detto precedentemente. I governanti israeliani, a cui abbiamo detto in faccia quanto bene sanno come uccidere, hanno mostrato ancora una volta al mondo quanto siano bravi a compiere massacri. Indulgenza, mettere le manette perfino ad innocenti persone gravemente ferite a cui hanno sparato. Diamine! Come si può giustificare questo? Steso sulla barella, ferito, e voi gli mettete le manette! Si può spiegare questo con i diritti umani e i valori universali? Non è più possibile dire al mondo quanto queste fossero manifestazioni di umanità.

Tutte le persone, nel mondo, condannano questa evidente crudeltà, lo so. Ma condannare e basta non è più sufficiente, dobbiamo ottenere risultati. A tutti coloro che nel mondo hanno a cuore la giustizia, dovreste sapere che un giorno sarà la giustizia a trionfare e non il potere, è questo che voglio.

La Turchia sfrutterà tutte le opportunità che la legge internazionale consente. A questo punto ci muoveremo di comune accordo con la comunità internazionale. Desidero che tutta l’umanità concentri la propria attenzione su questa questione. Con la sua politica dello spargimento di sangue, Israele non può legittimare con nessuna scusa questo omicidio illegale e sanguinoso, non può giustificarlo.

Israele non ha alcun valido motivo, nessuna scusa da offrire per lavare le sue mani insanguinate. La questione, il caso provocato dal sanguinoso attacco nel Mediterraneo, non è un problema tra due paesi ma un problema per il mondo intero. Ritengo che nessun paese che tiene conto di valori umani e virtù, che nessuna istituzione internazionale resterà solo a guardare di fronte ad un delitto di simili dimensioni.

Da adesso in poi, chiunque chiuda i propri occhi di fronte alle sanguinose aggressioni israeliane, chiunque le ignori, farebbe bene a sapere di essere complice di questi crimini. E’ chiaro che la questione non riguarda il diritto di difendersi dal terrorismo, non si tratta di lotta al terrorismo, la questione è che il tentativo di compiere un massacro contro una città, contro tutte le persone di una città in modo da sterminarle completamente, è stato dimostrato ancora una volta da questo ultimo incidente accaduto.

Voi scaricate bombe su queste persone, sperimentate il fosforo su di esse, bombardate ospedali, moschee, attaccate scuole, bombardate parchigiochi, prendete di mira perfino gli uffici ONU, e come se queste azioni illegali non bastassero, tagliete pure ogni tipo di rifornimenti a questa gente.

E dopo tutto questo, non tratterrete i soccorritori che hanno provato a consegnare cibo, medicine e materiali edili a questa gente, per sentire la vostra barbarie disumana.

Chiunque altro può perdonare ed indulgere a questa illegalità. Lo dico apertamente e lo sottolineo, Israele potrà anche sostenerlo ingannevolmente ma non dovrebbe commettere l’errore di paragonare la Turchia ad altri. Un simile errore avrà un alto prezzo da pagare.

Israele, che ha sparato su innocenza e pietà, con questo delitto commesso in mare aperto, ha scelto l’isolamento dal monto intero. Ha scelto di isolarsi.

Lo ripeto ancora una volta. Se tutti rimangono zitti, se tutti chiudono gli occhi, se tutti voltano le spalle, noi, come Turchia, non volteremo le spalle alla Palestina, ai palestinesi e a Gaza. Noi non chiuderemo i nostri occhi! Non smetteremo di piangere per la Palestina!!!

Miei cari fratelli e sorelle, la nostra nazione deve essere risoluta. La nostra gente deve avere la dignità che si conviene alla Turchia. La porteremo nei nostri cuori. Tutti insieme cureremo le ferite dei nostri feriti.

Apprendiamo con soddisfazione che in ogni angolo di Turchia la nostra gente sta seguendo la vicenda attentamente e con grande sensibilità, sta mostrando le sue reazioni democraticamente e legalmente. E’ opportuno che la nostra gente si esprima. Credo che tutti i nostri cittadini manterranno la loro determinazione, e agiranno con dignità e buon senso. Tutti dovrebbero saperlo ed starne certi, le navi cariche di amore e d’amicizia provenienti dal cuore dell’umanità, un giorno supereranno ogni ostacolo e barriera, giungendo a destinazione.

A coloro che sostengono questa disumana ed illegale operazione;

Tanto voi sostenete l’illegalità, quanto noi sosteniamo le leggi.

Tanto voi sostenete le operazioni sanguinose, l’aggressività, il terrore, altrettanto faremo noi con la giustizia.

Tanto voi siete contro i civili, gli oppressi di Gaza e la Palestina, quanto noi stiamo a loro vicini, sostenendo i civili, gli innocenti, i palestinesi e la gente di Gaza.

Siamo onorati di avere questo status che la storia ci conferisce, ne andiamo fieri, e inoltre, d’ora in poi, continueremo ad agire seguendo la missione che la nostra storia, la nostra civiltà e la tradizione del nostro Stato ci hanno conferito.

1 giugno 2010

Traduzione a cura di Diego Traversa per www.palestinethinktank.com ewww.gulagnik.wordpress.com

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