Archive for Giugno, 2008

Voglio bandire una crociata

Voglio bandire una crociata. Voglio selve di spade pronte ad abbattersi sui molti colli inutili a reggere teste incapaci di ritenere poche regole grammaticali, ortografiche e sintattiche.
Non ne posso più di leggere “un pò” , “qual’è”, “redarre”, “donne in cinta”, per non parlare di “emblema” confuso con “enigma” e “fobia” al posto di “mania”, o del recentissimo “ho saputo che il tale è cintura nera quinto down” — orrori frequenti dai quali non sono immuni, purtroppo e troppo spesso, certi intellettualini pretenziosi e scribacchini acculturati. Non ce la faccio più a ricevere fax compilati da fanciulle smarrite che esordiscono “come d’accordi” palesando la totale ignoranza della differenza che intercorre tra le locuzioni “d’accordo” e “da accordi”.
Passi per gli anacoluti, gli idiotismi e le allitterazioni ovviamente non volute che, lungi dal conferire forza espressiva alla frase, la rendono invece faticosa e sgraziata — mica tutti si chiamano Gadda (umanamente mi ripugna, ma perdio se sapeva scrivere…): ma quando sento dettare «la nostra ditta si qualifica pertanto come trait d’union etc.» e nel resoconto della sedicente segretaria leggo «la nostra ditta si qualifica pertanto come trade union etc.» voglio vedere il rosso. Del sangue, non dell’inchiostro.
Perché la lingua di un popolo è una cosa viva: e vederla così oltraggiosamente smembrata e offesa è cosa che grida vendetta. Parlo, come sempre, per me, anche se so di non essere sola in questa smania di riscatto linguistico. Vedo, però, che il disamore per la nostra lingua in favore della conoscenza, come si è visto ugualmente sciatta e approssimativa, di lingue estere si diffonde a macchia d’olio: e mi coglie sempre più di frequente l’angoscia singolare e un po’ buzzatiana di fluttuare in un universo ostile nel quale mi risulta impossibile comunicare.
La cerchia delle persone con cui riesco a conversare utilizzando larghissima parte dei molti termini di cui si compone la lingua italiana - e che rappresentano un multiplo corposo delle due centinaia risicate che costituiscono il bagaglio abituale di strati sempre più ampi della popolazione autoctona - quella cerchia, dicevo, si riduce sempre più finendo per confluire nella categoria malinconica degli “happy few”, sopraffatta dall’altra categoria che napoletanamente definirò dei “ciucci e presuntuosi”: di coloro, cioè, che beati nella loro pochezza di spirito e paghi della gloriuzza derivante dal godere dell’attenzione di un pubblico qualsivoglia (siamo o non siamo nel regno della Quantità?), non perdono occasione per scrivere o parlare ad ogni piè sospinto, senza tema né del ridicolo né dell’errore.
Così, per esempio, accade che un tale Cesare Sangalli, concludendo la sua dotta (?) trattazione sull’esser di estrema destra oggi (“Max” di giugno, pag. 36) voglia generosamente spezzare il pane della scienza per i suoi lettori, e scriva «perché, come diceva Seneca, “Nihil humanum a me alienum puto”, niente di ciò che è umano mi è davvero estraneo». Che bella frase. Peccato che sia di Terenzio (nell’Heautontimoroumenos, tanto per esser precisi). Seneca si limita a citarla, considerando l’ammonimento ancora e sempre valido nonostante i quasi due secoli che lo separano dall’autore.
A conforto della mia personalissima tesi sui ciucci e presuntuosi, aggiungo che prima di scrivere le righe immediatamente precedenti sono andata a farmi un giro veloce di controllo sul web, perché va be’ che ho una buona memoria, ma non si sa mai, e mi sono imbattuta in uno scritto del Sac. Prof. Mons. Raffaele Ferriero Penitenziere Maggiore del Duomo di Napoli Vice Superiore della Reale Arciconfraternita dei Sette Dolori in S. Ferdinando di Palazzo, che scrive testualmente: «Nel leggere il penetrante studio mi sono ricordato più volte della famosa espressione di Terenzio che nelle Antentourommeros dice “Homo sum et nihil humani a me alienum puto”. Sono uomo e niente di umano mi è estraneo» — laddove “le Antentourommeros” di Terenzio corrisponde verosimilmente al già citato Heautontimoroumenos (Il punitore di se stesso) del medesimo autore. Qualcuno mi crede se dico che mi è venuto da piangere? (Io auspico che l’errore non sia del Sac. Prof. Mons. Lup. Mann. etc., bensì — che so? — del curatore del sito, per esempio, che possiamo supporre esperto in informatica ma non necessariamente in letteratura latina. Lo auspico vivamente).
Pazienza. Forse sono io che sono troppo pignola. Però quella crociata vorrei bandirla lo stesso.

Ancora “destra”, ancora “sinistra”…

Dev’essere successo qualcosa di grosso, ma io non me ne sono accorta. Perché altrimenti non si spiega — cioè non mi spiego io — che quel po’ di sinistra ancora rimasta si agiti gridando al pericolo fascista, mentre nella destra non targata SS (ma che avete capito?!? Storace-Santanché, dico… malpensanti) ci si dichiari preoccupati per l’incombere di un clima sinistro e sinistreggiante prossimo a quello dei famigerati anni di piombo.
Sarà che sono distratta; sarà che sono molto lontana da queste etichette; sarà che trovo illuminante la tesi del “nemico lontano” — fatto sta che io questi pericoli non li vedo. O, per meglio dire, li vedo sotto una luce diversa.
Vorrei provare a spiegarmi: ma trovo persino imbarazzante il dover ripetere qui cose che da anni, ormai, sono acquisite da non poche persone, provenienti da entrambe le estreme ma dispostissime a passar sopra a certe contingenze, alla luce dei nuovi scenari e dei nuovi (dis)equilibri planetari venutisi a creare all’indomani del 1989 e poi ancora dell’11 settembre 2001.
Così sui due piedi, la prima considerazione che mi viene in mente è questa: se si fossero davvero comprese le zavorre degli anni di piombo, da una parte e dall’altra della barricata fittizia che da troppi decenni ormai impedisce di mantenere la lucidità necessaria a muoversi correttamente in questo Stato non più sovrano, la si sarebbe finita di continuare ad agitare stracci rossi e neri per impegnarsi nel compito — certo più difficile e meno gratificante — di andare oltre. Ma andarci davvero: non solo oltre una generica destra e una generica sinistra — dico proprio oltre le secche della contrapposizione fascismo /antifascismo che, come si è avuto modo di constatare ampiamente, non è servita ad altro che ad avvelenare gli animi di intere generazioni a maggior gloria dei mezzadri di un potere sicuramente non basato qui, sul territorio nazionale di quella che Mussolini definiva “la portaerei del Mediterraneo” (e quanto c’aveva azzeccato…).
Non parlo di pacificazione: quando c’è di mezzo la guerra civile, è difficile far finta che non sia successo niente. Parlo, più semplicemente, di apertura e capacità di capire: so perfettamente che la cosa non è facile, ma constato quotidianamente e per esperienza diretta che non è impossibile.
È chiaro che finché si sta in un ambiente che rema contro, ogni movimento in direzione della trasversalità si riduce quasi ineluttabilmente a uno sterile agitarsi che alla fine lascia svuotati di forze e di senso. Non so come butta a “sinistra”, ma vedo un po’ meglio quel che succede a “destra”: dove l’aver insistito per anni a proporre ai giovani miti autenticamente incapacitanti (altro che il povero e degno Evola additato dalle nuove destre…) ha prodotto quelli che io personalmente considero guasti di gran peso — altri magari li giudicheranno eccellenti risultati, ma rendo grazie agli dèi per la profonda e incolmabile diversità dei viventi.
Del resto l’incapacità di contestualizzare — ovvero di analizzare gli eventi inquadrandoli nel loro momento di contingenza storica, con tutto il doveroso corollario di caratteristiche sociali, culturali, economiche, ideologiche etc. etc. — mi sembra un mal comune delle estreme, che non porta però nessun gaudio né mezzo né intero: accade così che l’altro giorno un amico trasversale mi confidi di esser stato tacciato di “fascismo”, lui comunista stalinista e antifascista!, per aver appunto parlato bene di Josif Stalin; e i suoi accusatori erano anch’essi “compagni”. Sulla sponda dirimpetto, accade che opposte tifoserie si scontrino (soltanto verbalmente, per fortuna) esibendo da una parte Alessandro Pavolini (ma va bene anche Léon Degrelle) e dall’altra Ernesto Che Guevara, ed entrambe nel nome di un “fascismo” ormai vago e mitizzato al punto di esser divenuto come l’hegeliana notte in cui tutte le vacche sono, per l’appunto, nere.
Dal di fuori — luogo geometrico brumoso e adimensionale, nel quale mi aggiro da tempo incontrandomi e talvolta scontrandomi con altre analoghe entità vagabonde — ricavo la sensazione di un immenso spreco: energie, intelligenze, volontà che se messe insieme e opportunamente indirizzate potrebbero dar vita a qualcosa di veramente originale; e che invece, lasciate a vegetare nei rispettivi stagni artatamente contrapposti, appaiono votate alla marcescenza. Peccato davvero.

Il “Santa Rita” di Milano: eccezione o norma?

Ci sono notizie di fronte alle quali non si sa mai bene come comportarsi.
Prendiamo, per esempio, la brutta faccenda dello scandalo all’Istituto clinico Santa Rita di Milano: se ne parla ovunque, i fatti sono noti nella loro brutalità (ma pare che siamo ancora agli inizi) e non staremo quindi a farne un riassunto. Però non si sa, ripeto, quale atteggiamento tenere: se rallegrarsi per il trionfo di quella che per una volta sembra davvero una giustizia degna di questo nome; o se ritrarsi sgomenti di fronte all’abisso spalancato dai medici indagati.
I quali, in un giorno evidentemente ormai lontano dai loro occhi e dal loro muscolo cardiaco (“cuore” mi sembra una parola grossa, dato il contesto, mi perdonerete) ebbero a pronunciare il Giuramento d’Ippocrate — sia pure con lo stesso pathos con cui si recitano le tabelline.
Ed è proprio a partire da questa considerazione che a me, in presenza di siffatti ceffi, vengono in mente allo stesso tempo e con la stessa intensità Hannah Arendt e H.Ph. Lovecraft. Perché entrambi — la prima per la sua teoria sulla banalità del male, e il secondo con la sua concezione di Azathoth, “il dio cieco e idiota che gorgoglia e bestemmia al centro dell’universo” — mi sembrano aver colto perfettamente l’essenza stessa del male, proprio quella che tante volte ci affanniamo a inseguire per fissarla in qualche teoresi adamantina, abbastanza algida e complicata da poterne parlare senza affanni: l’assenza di senso.
Ovvero l’incapacità di riconoscere una forma, una regola, una misura, una gerarchia, una proporzione — e quindi una bellezza — nell’esistente, sia esso animato oppure no, vasto come il cielo stellato che ammutoliva persino Kant o minuscolo come la struttura elegantemente frattale di un cristallo di neve, naturale come un’onda anomala o studiato a tavolino come una macchina di Leonardo.
Insomma si potrebbe strologare per molto tempo (e inutilmente, credo) sulla perdita del centro, sul dissolversi del limite e sulla reificazione del vivente: i macellai in oggetto hanno dichiarato che i tumori erano un’eccellente fonte di reddito, e si passavano scambievolmente i “polmoni” — a guisa di brandelli d’interiora appesi ai ganci come nelle beccherie d’antan, ma qui si parla di medici ovvero di persone che dovrebbero ridonare la salute ad altre persone
Per farla breve, però, mi pare che in fondo Pier Paolo Brega Massone, Pietro Fabio Presicci, Arabella Galasso, Francesco Pipitone, Maurizio Sampietro, Gianluca Merlano, Augusto Vercesi, Giuseppe Sala, Renato Scarponi, Mario Baldini, Paolo Regolo, Maria Pia Pedesini, Giorgio Raponi, Eleonora Bassanino e Marco Pansera non meritino di essere annoverati tra i malfattori ovvero coloro che fanno il male, che lo agiscono soggettivamente; per me, mi accontento di metterli tra i cattivi ovvero i prigionieri ottusi di un qualche “diabolus” straccione ingolosito da questi decenni inquieti e sciatti: ognuno se lo chiami un po’ come gli pare.
A me, che sono un’anima semplice, viene in mente il Kali-yuga.

Intervista a Mahmud Ahmadinejad

Ricevo questa “Trascrizione integrale dell’intervista rilasciata dal Presidente della Repubblica Islamica dell’Iran alle tre reti RAI a cura dell’Associazione Islamica Imam Mahdi”, ma non sono riuscita a trovare la fonte in rete. Per correttezza segnalo un’altra versione dell’intervista, a cura della giornalista RAI Tiziana Ferrario, riportata qui.


Il direttore El Baradei ha chiesto risposte esaustive sulle attività nucleari controverse. È deplorevole che nessun progresso ha detto sia stato fatto in questo campo. L’Aiea sembra non fidarsi più dell’Iran.
Col Nome di Dio Clemente e Misericordioso. Sono felice di essere oggi qui e prego Dio Onnipotente di dare al popolo italiano la salute e il successo. Per quanto riguarda la sua domanda, io non ho avuto questa impressione dalle parole espresse dal direttore El Baradei. Quello che noi abbiamo a disposizione sono i documenti scritti rilasciati da parte dell’Agenzia nucleare, che confermano la natura civile e pacifica del programma nucleare iraniano. E almeno 12 volte è stata confermata la natura pacifica e civile del nostro programma nucleare. Voi sapete bene che la questione del nucleare iraniano è una questione politica, non una questione giuridica.
Non è forse buffo che proprio il governo degli Stati Uniti che detiene l’arsenale nucleare più grande del mondo e che non rispetta nessuna legge… chieda oggi conto alla nazione iraniana sul suo programma nucleare civile?
Le nostre attività sono completamente civili, pacifiche e legali.
Voi sapete bene quali sono le politiche unilaterali dell’amministrazione USA nel mondo. L’inimicizia degli Stati Uniti contro di noi non è nuova. Sono più di 60 anni che l’America è nemica della nazione iraniana. Per circa 27 anni il governo degli Stati Uniti ha protetto una delle dittature più feroci contro il popolo iraniano. E adesso, a quasi 30 anni dalla nostra liberazione e dalla nascita della Repubblica, l’America continua a tramare contro la nazione iraniana. Senz’altro sapete che per 8 anni, una guerra feroce, è stata imposta da un dittatore feroce come Saddam Hussein con l’appoggio degli Stati Uniti contro il popolo iraniano.
Sappiamo che gli Stati Uniti esercitano pressione sull’Agenzia, ma speriamo che l’Agenzia riesca a espletare il suo dovere, e che pubblichi le relazioni sulle attività nucleari della Francia, della Gran Bretagna e degli Stati Uniti. Esiste forse un controllo lì? Non c’è lì una deviazione? Chi è che oggi ha le armi nucleari? Chi è che ha usato la bomba atomica? Gli Stati Uniti devono rispondere e non fare le domande. E’ l’amministrazione USA a creare l’insicurezza nel mondo. Sono i nostri nemici. Le loro parole non hanno nessun valore giuridico per noi. Noi portiamo avanti le nostre attività pacifiche rispettando le leggi e le regole e continueremo la nostra collaborazione con l’Agenzia nel quadro dei regolamenti della stessa Agenzia. Secondo noi, le condizioni sono positive.
Abbiamo dato risposte a tutti i quesiti riguardanti l’Agenzia.
L’America ha avanzato delle pretese, che non sono accettabili secondo le regole dell’Agenzia. Ma gli Stati Uniti esercitano la pressione politica sull’Agenzia.
Guardiamo l’ultima relazione dell’Agenzia. Più punti menzionano chiaramente che non c’è nessuna deviazione nell’attività nucleare iraniana. E si conferma la natura pacifica. Ma è vero che l’Iran non ha risposto alle asserzioni e pretese degli Stati Uniti. Ma ripeto, noi abbiamo dato le risposte ai quesiti posti nel quadro dei regolamenti e delle leggi. È chiaro che le nostre risposte non convincono l’America, ma a noi sinceramente non importa. Perchè noi non lavoriamo per convincere il governo USA. Questa amministrazione farebbe tutto contro di noi, non importa con quale scusa o pretesto, che sia sull’argomento nucleare o qualsiasi altro argomento. Abbiamo imparato non soltanto a vivere ma persino progredire in un’atmosfera di inimicizia degli Stati Uniti.

Presidente Ahmadinejad, lei ha in più occasioni ribadito che Israele è destinata a sparire dalla faccia della terra. Non ritiene che queste sue posizioni contribuiscano in qualche modo ad isolare l’Iran dalla comunità internazionale?
No, io non penso. Pensiamo che le nostre prese di posizione contro il regime sionista è a favore di tutti i popoli. Il regime sionista oggi rappresenta una vergogna per l’intera comunità internazionale.
I crimini commessi in terra di Palestina sono un disonore per tutta l’umanità. Noi vorremmo che sparisca il crimine. Noi diciamo che deve sparire l’uccisione della gente innocente. Deve finire l’uccisione delle donne, dei bambini e degli innocenti, e il far crollare le case sulla testa della gente.
Noi diciamo che deve sparire l’aggressione contro la gente ed il renderli profughi. Forse c’è qualcuno che appoggia il crimine? C’è qualcuno che appoggia il terrorismo? C’è qualcuno che è d’accordo con l’assedio perenne e l’isolamento economico della gente, con il non far arrivare i medicinali e il cibo ai civili, tra i quali le donne e i bambini ? C’è qualcuno che appoggia l’occupazione illegittima delle terre altrui? Chi fa tutte queste cose? Qual è il regime che compie tutto questo? Qual è il regime che ha reso senza terra 5 milioni di palestinesi? Chi è che uccide quotidianamente, ogni giorno, donne e bambini? Non è forse il regime sionista?
Quale tra i vicini del regime sionista può sentirsi sicuro? Sono 60 anni che la nostra regione vive in un’atmosfera di minaccia. Vorrei porre, a mia volta, delle domande e non aspetto delle risposte
adesso. Lascio agli italiani rispondere a queste domande. Però, prima permettetemi di dire una frase: quello che ho detto sul regime sionista era più che altro un annuncio. Cioè annunciavo che questo regime presto si disintegrerà e crollerà. Ci sono decine di motivi. È un fatto molto chiaro. Forse nelle domande che farò, ci sarà anche la risposta a questa mia domanda. Perché un regime compie tutti questi crimini e alcuni governi lo difendono a tutti costi? Perché, se in un’altra parte del mondo, basta che qualcuno viene arrestato, anche per un solo mese, i mass media di alcuni paesi alzano un polverone e iniziano una campagna propagandistica senza fine? Però ogni giorno vengono uccise centinaia di persone in Palestina e non si vede nessuna sensibilità dalla parte di quegli stessi paesi.
Voglio dirvi che dopo 60 anni di crimini è arrivato il momento di aprire e di leggere la scatola nera del regime sionista. Il regime che fa soffrire non solo i palestinesi, ma anche i popoli d’Europa, degli Stati Uniti e del Medio Oriente, e tutti gli altri popoli. Io vi chiedo, qual è la filosofia che ha portato alla istituzione di questo regime? Le vicende della seconda guerra mondiale possono essere la filosofia della creazione di questo regime così crudele e criminale? 60 milioni sono stati uccisi durante la 2a guerra mondiale in Europa. Per quale motivo solo una parte di queste vittime deve attirare l’attenzione? Perché i popoli europei dopo 60 anni devono continuare a pagare i danni a un piccolo gruppo? Danni politici e danni economici. La generazione di oggi in Italia o in Germania che ruolo ha avuto nelle vicende della Seconda Guerra Mondiale? Sembra che oggi in Europa sia vietato parlare dell’olocausto. Spero che alcuni popoli europei diventino così liberi da potersi liberare dai sionisti e che si permettano di aprire e leggere la scatola nera dell’olocausto.
Ci sono molte domande senza risposta. Poniamo l’ipotesi che sia accaduto qualcosa: dov’è successo? In Palestina o altrove? Chi ha commesso questi crimini? I palestinesi o qualcun altro? Perché devono pagare i palestinesi? È stato detto che gli ebrei erano senza patria e senza terra e volevano dargli una patria. Perché la terra dei palestinesi? Se accettiamo il ragionamento sulle radici storiche, dovremmo sconvolgere tutte le attuali linee di frontiera nel mondo. Qual è il segreto che rende il regime sionista immune dalle questioni come il diritto dell’uomo, la libertà, i diritti dei popoli? Quello che compie questo regime è umiliante per tutta l’umanità. Perché alcuni governi europei danno un sostegno assoluto a questo regime? In base a quale missione? Queste sono domande serie.
Noi pensiamo che sia giunto il momento che in Europa gli intellettuali e uomini di cultura cerchino di dare una risposta. Forse sapete che in un parco in Germania hanno creato un simbolo
dell’olocausto; portano gli innocenti ragazzi tedeschi a visitare questo monumento, dicendo loro: “Sapete che i vostri padri erano criminali e voi dovete sentirvi mortificati di fronte ai sionisti e pagare per le colpe dei vostri padri”. Qual è il paese che tratta così i propri giovani e figli? Ma tutti i popoli non parlano forse alle nuove generazioni dei fasti del proprio passato? Supponiamo che l’olocausto ci sia stato: questa è una parte di 60 milioni di morti durante la seconda guerra mondiale. Dove sono gli altri morti? Perché nessuno parla di loro? Perché non si parla del loro risarcimento? Perché i popoli europei non si sentono umiliati per loro? Perché i governi non pensano di risarcirli? Qual è il segreto del regime sionista che tutte le verità vengono sacrificate per esso?
Milioni di persone rimangono senza casa, centinaia di migliaia uccisi, minaccia tutti i paesi medio-orientali, non sentirsi vincolati da nessuna legge. Si può governare il mondo avanti con questo doppio standard? No, noi crediamo che la letteratura successiva alla Seconda Guerra Mondiale è arrivata alla sua fine.
Qualunque missione che abbia avuto questo regime è arrivata alla fine. Ci sarà una implosione. Noi lo sappiamo. Anche loro sanno bene che il regime esploderà dall’interno. La nostra soluzione è umana: un referendum libero tra tutti i palestinesi per decidere il loro destino. Perché non lo accettano? È una soluzione democratica e anche umana. Noi diciamo: basta la guerra, terrore e omicidi. Il popolo decide con il proprio voto. Per quale motivo gli Stati Uniti e alcuni governi europei non accettano una logica così chiara?
Voglio fare un’altra domanda: ma i popoli europei sono veramente d’accordo con i crimini commessi dal regime sionista? Sono convinto che non lo sono. I popoli europei sono popoli pacifici. Sono vittime di due guerre mondiali. Serbano ancora amari ricordi di queste due guerre. Sono popoli di cultura. Prendiamo il popolo italiano: è un popolo cordiale e con senso della morale. Un popolo caldo e amichevole. Come può un popolo così accettare che un altro popolo venga massacrato? Permettetemi di dire l’ultima frase: noi crediamo che la nostra posizione contro il regime sionista è a favore di tutta l’umanità e per il popolo europeo stesso, perché i sionisti stanno succhiando l’essenza della vita degli europei.
Sapete che alcuni governi europei ogni anno sostengono economicamente il regime sionista, sostengono il regime con i soldi del loro popolo. Forse questi governi hanno mai chiesto alla loro popolazione se è soddisfatta di finanziare questi crimini?
Sicuramente no, non lo hanno mai fatto. Noi crediamo che la nostra posizione sia a favore di tutti. Quando non ci sarà crimine, ci sarà la pace. Quando non ci sarà l’inimicizia, ci sarà l’amicizia.
Permettiamo al Medio Oriente di vivere accanto all’Europa in pace.
Sarà un bene per tutti, per l’Europa, per il Medio Oriente. Credo che non si può creare una nazione artificialmente. Prima hanno detto di voler sistemare i sopravvissuti della guerra. Poi hanno esteso l’invito di recarsi lì anche agli altri, prendendo le case altrui con la forza delle armi.
Anche loro sono delle oppressi, anche loro hanno perso la patria, hanno lasciato le proprie case, vivono nell’insicurezza: questo è un regime artificiale, non è emerso dalla terra e dalla storia della Palestina. Noi abbiamo dato la notizia, dicendo che questo regime non rimarrà. Non dubitate di questa notizia e non criticate chi vi dà questa notizia. Aggiungo un’altra frase: noi rispettiamo tutti quelli che hanno perso la vita in guerra, e sappiate che rispettiamo la vita di tutti esseri umani. Siamo scontenti di quello che accade oggi nel mondo, cerchiamo di modificare la situazione nel mondo.

Ha chiamato gli Stati Uniti potenza satanica. Bush sta lasciando però la Casa Bianca. Cambierà qualcosa nei rapporti con l’Iran se vincerà Obama o Hillary o Mc Cain?
Chiunque di loro arrivi al potere, gli Stati Uniti di domani non saranno gli Stati Uniti di ieri. Gli Stati Uniti avranno un altro approccio. Si ridurrà di molto la sfera di influenza americana.
Chiunque venga al potere, dovrà rispondere innanzitutto alle esigenze degli americani. Sapete che le persone che hanno perso la casa nell’uragano di tre anni fa, sono tuttora senza tetto. Ci sono circa 40 milioni di poveri in America che non hanno nemmeno la copertura sanitaria. Gli Stati Uniti sono afflitti da una pesante crisi economica.
L’onore degli Stati Uniti è stato danneggiato molto nel mondo.
Chiunque sarà il nuovo presidente, dovrà ritirare le forze dall’Iraq e farle rientrare negli Stati Uniti. Credo che nè il popolo americano, nè gli intellettuali in America, permetteranno più al governo di spendere centinaia di migliaia di dollari ogni anno per le politiche militaristiche del paese. Vorrei anzi aggiungere qualcosa che forse è nuovo per voi. Sapete chi è stato a tagliare i rapporti tra l’Iran e gli Stati Uniti d’America, Lei lo sa? Gli Americani immaginavano che tagliando le relazioni con noi, ci avrebbero resi isolati nel mondo, lo hanno fatto unilateralmente, credevano che avremmo cessato vivere senza avere rapporti con loro, pensavano che ci sarebbe mancata l’aria. Però sbagliavano, oggi l’Iran è un paese forte e progredito.
È una potenza, ma una potenza giusta, ma che si basa sulla giustizia, che ama gli altri popoli. Sono circa 28 anni che gli americani hanno impiegato tutte le loro forze contro di noi, ma non sono riusciti a spezzare la nostra forza di volontà. Hanno sempre perso. Mentre dopo la Rivoluzione, l’Imam Khomeini disse che l’Iran vuole rapporti amichevoli con tutto il mondo e che aveva perdonato agli Stati Uniti tutte le loro ingiustizie: parlo di 27 anni di sostegno incondizionato del governo degli Stati Uniti ad un dittatore molto feroce contro il popolo Iraniano. L’Imam ha perdonato tutto. Ma gli Americani non hanno saputo apprezzare questa generosità dell’Imam. Hanno organizzato i terroristi, hanno fatto uccidere il nostro Presidente della Repubblica, il nostro primo ministro, così come centinaia dei cittadini del nostro paese sono morti per mano dei terroristi, hanno dato fuoco agli autobus di linea, vi hanno collocato bombe all’interno, una bambina di 3 anni vi è morta nel rogo. I terroristi che hanno fatto questo vivono oggi negli Stati Uniti e in Europa.
Nella guerra di 8 anni di Saddam contro di noi, sono state usate le armi chimiche. Saddam Hossein era appoggiato dagli Stati Uniti e di alcuni stati europei. Ma il popolo Iraniano ha saputo avere autocontrollo e ha sempre voluto un rapporto basato sull’amicizia e sulla giustizia. Questo vale anche per l’America; sono stati loro a tagliare il rapporto con noi. Noi vogliamo un rapporto basato sulla giustizia. Gli Stati Uniti dovranno ammettere e riconoscere i loro errori. E chiunque diventi presidente, dovrà cercare di riparare agli errori.

Lei ha parlato del passato, ed ha iniziato dicendo che gli Stati Uniti non saranno come ieri. Pensiamo al domani. Nel caso in cui chi vince il giorno dopo dicesse all’Iran, come dice Obama, negoziamo senza condizioni, lei andrà alla Casa Bianca.
Siamo pronti a dialogare con chiunque in un clima di giustizia e di rispetto reciproco. Non riconosciamo solo il regime sionista. Noi vogliamo il dialogo nelle condizioni di giustizia e trasparenza.
L’anno scorso avevo fatto una proposta a Bush di tenere un dibattito presso l’ONU, e in presenza dei giornalisti, per parlare delle soluzioni ai problemi del mondo. Ho fatto questa proposta quest’anno ai candidati presidenziali, perché pensiamo che il dialogo è preferibile.

Ha inviato una lettera al presidente Napolitano e un’altra al premier Berlusconi dicendo cooperiamo. Quale ruolo immagina per l’Italia che vuole entrare nel gruppo dei 5 +1?
Noi accogliamo le collaborazioni internazionali. Non mi ricordo però di aver mandato una lettera al Presidente Berlusconi. Mi ricordo di aver mandato una lettera al Presidente Prodi. Noi accogliamo favorevolmente la presenza dell’Italia nei negoziati, il dialogo giusto, basato sulla legalità e su condizioni eque. Accogliamo anche la presenza di qualunque altro paese.

Le agenzie stampa iraniane avevano annunciato una sua lettera a Berlusconi in occasione della festa nazionale.
Sì, noi facciamo gli auguri ad ogni capo di Stato o capo del governo in occasione delle loro feste nazionali; è una consuetudine diplomatica. Non per dire che non avevo mandato la lettera per qualche motivo, volevo solo precisare la notizia e esser attento a non darne una falsa. Naturalmente ci sono le comunicazioni tra i governi, è un modo di comunicare.

Il prezzo del petrolio ha raggiunto quotazioni altissime. L’Iran è uno dei maggiori produttori mondiali. Lei ha dichiarato che è ancora troppo basso. Dobbiamo aspettarci ulteriori aumenti?
Penso che dobbiamo dividere il discorso in due parti. Vogliamo valutare il prezzo del petrolio in base al suo valore reale e in confronto con gli altri prodotti. Gli introiti di alcuni paesi europei dall’importazione del petrolio è maggiore degli introiti dei paesi produttori ed esportatori. Abbiamo avuto il deprezzamento del dollaro, e abbiamo avuto 28 inflazioni dal 1980 ad oggi, non siamo ancora ai prezzi del 1980. Ecco cosa volevo dire. Passiamo alla seconda parte: Noi pensiamo che il prezzo attuale del petrolio è fittizio. Ho spiegato questo al vertice della FAO. Fate attenzione per favore: la crescita della produzione è più alta della crescita della domanda, allora perché i prezzi ancora salgono? C’è qualche fattore? Qual è il fattore che mette a repentaglio i meccanismi del mercato?
Noi crediamo che è una precisa volontà politica e economica. Ci sono delle potenze che seguono determinati scopi: in tanto le loro compagnie petrolifere hanno guadagni altissimi che giustificano i loro grandi investimenti al polo nord, quindi creano delle condizioni per vendere i loro prodotti a prezzi molto alti. Ho sentito che un responsabile americano diceva che era arrivato il momento di tagliare i sussidi forniti all’agricoltura americana. Noi siamo contrari a questa gestione economica del mondo. Noi chiediamo i prezzi equi per il petrolio, per i prodotti agricoli e per i prodotti industriali, cosicché ogni nazione abbia il suo giusto guadagno e giusto profitto. In modo che le volontà politiche e disegni politici non guastino il sistema giusto: il successo del popolo iraniano è completo quando tutti i popoli hanno successo.
Che siano tutti nel benessere, insieme nel progresso, insieme in tranquillità. È possibile che un paese voglia garantire riempire le sue tasche a discapito dei cittadini degli altri paesi? Questo non è compatibile con la nostra cultura, la nostra visione. Le relazioni economiche devono essere eque. Non siamo contenti della situazione attuale del prezzo del petrolio, perchè a parte pochi che detengono i capitali, gli altri non saranno beneficiari.

Quale è secondo lei il giusto prezzo del petrolio?
Dobbiamo valutare e regolare il prezzo del petrolio confrontandolo con quello degli altri beni, per non fare ingiustizia a nessuno. Ma non vi nascondo che ho sentito che alcune di queste potenze hanno deciso di far arrivare il prezzo del petrolio a 200 dollari al barile. Noi siamo contrari a questo modo fittizio di valutazione del petrolio. Crediamo che questo è a sfavore di tutta l’umanità.
Vediamo anche gli effetti: un disordine nel sistema economico mondiale. Abbiamo delle proposte per un sistema equo che proporremo nel momento giusto. Perché bisogna arrivare ad un regime equo delle relazioni economiche. Solo così possiamo evitare ulteriori guerre.

Libano e Afghanistan sono due zone dove sono presenti soldati italiani e sono anche di grande interesse politico per l’Iran. Come vede la situazione di questi due paesi, soprattutto il Libano con l’elezione del nuovo presidente, e tornando all’Italia, cosa avrebbe detto al presidente Berlusconi, ai governanti italiani, se aveste avuto reciprocamente il tempo per vedervi?
Rispondendo alla seconda parte, sarei rimasto io ad ascoltare le loro opinioni, raccomandando comunque di rispettare i diritti del popolo libanese e di quello afgano. Credo che conoscere la cultura delle nazioni aiuta a sviluppare al meglio le relazioni con queste nazioni. Vi dico una frase e vi prego di segnarla: è impossibile che le politiche della NATO in Afghanistan abbiano successo, perché queste politiche sono sbagliate, non tengono conto della struttura sociale e della cultura della popolazione dell’Afghanistan.
La questione afgana può essere risolta con finanziamenti molto minori. Non serve questo sforzo militare e che tante persone vengano uccise. La storia dell’Afghanistan non ha mai dimostrato che il popolo afgano tolleri a lungo la presenza delle forze straniere sul proprio territorio. Noi comunque abbiamo aiutato il processo della pacificazione in Afghanistan. Anche adesso siamo in buona collaborazione con Italia per quanto riguarda l’Afghanistan, come un paese amico. Il popolo afgano è un popolo vicino e amico per noi. Il popolo iraniano ha subito i danni più gravi dalla situazione di insicurezza in Afghanistan. Apparentemente oggi alla NATO non ci sono orecchie per sentire. Credono di poter risolvere tutto con le armi. Il popolo afgano è un popolo nobile, è un popolo gentile e cordiale, che lavora duro, un popolo amabile. Secondo me si può trattare meglio un popolo così.
E la stessa cosa vale per il Libano. Noi crediamo che il popolo Libanese sa decidere meglio per il proprio destino. Noi, l’Italia e gli altri paesi dobbiamo aiutare i libanesi stessi a determinare il loro destino, dobbiamo creare l’atmosfera e presupposti migliori per la stabilizzazione e la pace in Libano. I libanesi sono un popolo coraggioso, possono gestire la loro situazione da soli. Noi dobbiamo aiutarli, non dobbiamo ostacolarli, non dobbiamo interferire, questo è il miglior aiuto che possiamo dare loro. Grazie. Auguro a voi ed al popolo italiano prosperità e pace, e prego Dio per questo.
Sperando di vedere presto la pace nel mondo, e spero di vedere questa mia intervista trasmessa dalle vostre reti.

Incidente di Krsko: falso allarme o emergenza occultata?

Mi ritrovo nella casella di posta il testo che segue: non conosco il mittente, e il contenuto è così allarmante che mi sono presa un po’ di tempo per fare qualche controllo. Salta fuori che il testo non è attribuibile allo studioso segnalato in calce al messaggio (che qui non segnalo), bensì figura qui: lo pubblico comunque, perché mi sembra che contenga dati interessanti. Oltretutto, visto che l’altro giorno Tullio Regge sosteneva che tutto va ben, madama la marchesa, mentre Carlo Rubbia un paio di settimane prima dell’incidente di Krsko premeva per l’opzione solare a discapito di quella nucleare, saperne di più su questi giocattolini non guasta, a mio avviso.
Per una volta, vorrei aver pubblicato una bufala.


LA CENTRALE NUCLEARE DI KRSKO

La centrale nucleare di Krsko rappresenta uno dei maggiori rischi per la sicurezza dell’Italia settentrionale, dell’Austria meridionale (Carinzia), della Slovenia e della Croazia.
La centrale di Krsko ha in funzione un reattore Westinghouse da 632 MW che fin dall’inizio dell’attività (iniziata nel 1983 con 5 anni di ritardo sui tempi previsti causa problemi tecnici) ha manifestato numerosi problemi. Una Commissione Internazionale nominata, su pressioni di Austria ed Italia, per verificare gli standard di sicurezza della centrale già nel 1993 espresse 74 raccomandazioni sui cambiamenti tecnici e procedurali necessari per adeguare l’impianto alle più severe normative dell’UE. Uno dei principali problemi dell’impianto è costituito dalle incrinature dei generatori di vapore che determinano perdite (con fuoriuscita di radionuclidi che vengono dispersi
nell’atmosfera); questo problema è d’altronde noto presentandosi in tutte le centrali che utilizzano il reattore Westinghouse. Per cercare di tamponare questo grave inconveniente, nella primavera del 2000 vennero installati due nuovi generatori dalla NEK in seguito ad un accordo sottoscritto con il consorzio Siemens/Framatome. Il costo di tale intervento fu di 205 milioni di marchi.
Dopo questo intervento venne approvato un aumento della produzione del 6% (45 MW) con i conseguenti rischi di sovrasfruttamento del reattore e senza che i problemi dei generatori fossero stati definitivamente risolti. Attualmente la centrale ha una produzione superiore ai 700 MW.
Altro problema per la sicurezza della centrale riguarda il rischio sismico. Il sito di Krsko è infatti uno dei meno adatti per localizzarvi una centrale nucleare vista la presenza di faglie (cancellate nello studio geologico prodotto per il progetto). L’incertezza sul rischio sismico è rimasta insoluta negli anni, poiché anche lo studio finanziato dall’Unione Europea in vista dell’ingresso della Slovenia era di portata limitata; infatti esso utilizzava un solo metodo di indagine (sismica a
riflessione), arrivava solo a una profondità di 3000 metri, prendeva in considerazione un’area di soli 10 Km e non si estendeva oltre i confini della Slovenia.
I primi risultati dello studio sono disponibili dall’autunno del 2000, ma non sono stati resi pubblici. E’ comunque evidente che, secondo il progetto originale, Krsko non sarebbe in grado di resistere ad un terremoto molto forte. La faglia che passa vicino alla centrale nucleare è all’origine dei disastrosi terremoti che ciclicamente colpiscono l’area e che hanno completamente distrutto Lubjiana due volte negli ultimi 500 anni (1511 e 1895).
Altro grave problema per la sicurezza è quello relativo allo smaltimento delle scorie radioattive. La Slovenia non ha una destinazione finale per i rifiuti nucleari, ma solo due siti di stoccaggio temporaneo, e la questione di una soluzione definitiva per i rifiuti prodotti nella fase operativa e dallo smantellamento (previsto dopo il 2024) è stata differita al termine del funzionamento dell’impianto.
Dopo l’ingresso nell’UE la Slovenia avrebbe dovuto trovare una soluzione definitiva per lo smaltimento dei rifiuti nucleari (problema irrisolto), migliorare la sicurezza generale dell’impianto e garantire uno status indipendente all’Autorità di sicurezza nucleare.
La centrale nucleare di Krsko è tra quelle a maggiore rischio esistenti nei paesi dell’est Europa entrati o in procinto di entrare nell’Unione Europea. Questo l’elenco degli impianti ad alto rischio di incidenti:
Kozlodui 1 - 4, Kozlodui 5 - 6 (Bulgaria), Ignalina 1 - 2 (Lituania), Dukovany 1 - 4, Temelin (Rep. Ceca), Cernavoda 1 (Romania), Bohunice 1 - 2, Bohunice 3 - 4, Mochovce 1 - 2 (Slovacchia), Krsko (Slovenia), Paks (Ungheria). La centrale di Krsko è tra queste quella con le maggiori
probabilità di incidente catastrofico.
Nonostante questa situazione tuttaltro che tranquillizzante il governo sloveno sta valutando la possibilità di ampliare la centrale sostituendo il vecchio reattore che esaurirà la sua vita operativa entro il 2030, con uno nuovo di potenza di almeno 1.000 Mw. Krsko 2 avrebbe il vantaggio di appartenere esclusivamente alla Slovenia (la vecchia centrale è un’eredità della vecchia Jugoslavia ed è stata divisa tra Slovenia e Croazia) senza quindi gli attuali condizionamenti sulla fornitura di energia previsti dagli attuali accordi con la Croazia. Continue Reading »

Civiltà occidentale

Ritrovo fra le bozze queste poche righe del 3 gennaio 2008, che non ho mai pubblicato e non so perché — forse mi erano parse troppo cattive, chissà. Ma a riguardarle ora non mi sembrano poi così tremende, e le posto ora: tolti i riferimenti spazio-temporali, il concetto di fondo rimane, eccome…

Stasera a cena, impegnata nel consueto zapping serale, m’imbatto in un servizio sui turisti italiani fatti rientrare precipitosamente dal Kenya causa inquietanti eventi locali.
Fra gli altri, intervistano un fighetta (come si dice qui a Milano) lampadato che invece di ringraziare la Farnesina che gli ha permesso di riportare immeritatamente a casa la buccia protesta dicendo che la situazione è tranquillissima («non sta succedendo niente»: ma un minuto prima hanno precisato che i villaggi vacanze e i siti turistici sono sorvegliati dalle locali forze dell’ordine…) e che «ecco cosa succede quando si va a dare una mano a quella gente lì».
Se potessi, gli comprerei subito un biglietto di sola andata per Eldoret. Ma temo che lo rimanderebbero indietro — ne hanno abbastanza, laggiù, degli occidentali. E anch’io, per la verità.

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