Archive for Giugno, 2010

“Business is business”: il senso di Avi Marom per gli affari

Il brano che segue è tratto da “Sette” (supplemento al “Corriere della sera” - n. 25, 24 giugno 2010, rubrica Mix a cura di Donatella Bogo, p. 21).



La bandiera che brucia può essere un affare



Vi siete mai chiesti chi produca quelle bandiere con la Stella di Davide che, in tutto il mondo, vengono bruciate nelle manifestazioni contro Israele? Le fa un israeliano. Il signor Avi Marom. Che ha una fabbrichetta a Kfar Saba e non si fa problemi a esportarle nei paesi più ostili. «Non le vendessi io, lo farebbe qualcun altro». Come accade per tutti gli scambi commerciali delicati, Marom ricorre alla triangolazione: manda le bandiere a grossisti europei che, a loro volta, le esportano cambiando l’etichetta. L’imprenditore riesce a vendere la Stella a sei punte in Iran, in Iraq, in Libano, nei Paesi arabi e in Turchia, dove la richiesta di drappi da incendiare è cresciuta dopo la strage della nave Marmara. In passato, Marom ha stampato bandiere anche per l’Olp di Arafat, oggi le fa per Fatah e per Hamas. Teme solo la solita concorrenza cinese. E non ha pregiudizi: «Mi sono dato un limite: non produrrò mai bandiere con la svastica».

Maxi rissa tra giovani pro-Israele e manifestanti pro-Palestina a Roma

ROMA - Maxi rissa tra giovani pro-Israele e manifestanti pro-Palestina a Roma. È finita nel peggiore dei modi la celebrazione che la Capitale italiana aveva voluto dedicare al soldato israeliano Gilad Shalit, il giovane da quattro anni prigioniero di Hamas, iniziata a tarda sera quando sotto al Colosseo si erano riuniti politici, rappresentanti della comunità ebraica e soprattutto giovani appartenenti al Benè Berith e dell’Ugei, circa 5 mila persone secondo gli organizzatori.

LA SCINTILLA - Non è ben chiara quale sia stata la scintilla che ha fatto esplodere gli scontri, ma a poche centinaia di metri dalla manifestazione ufficiale, nella tarda serata di giovedì gruppi di giovani filoisraeliani e filopalestinesi sono venuti alle mani di fronte alla scalinata del Campidoglio. Solo la presenza massiccia di agenti di polizia - dispiegati in assetto antisommossa fin dalla prima serata - ha evitato il peggio.
Decine di persone sono state coinvolte nella rissa: una giovane è rimasta ferita ed è stata portata in codice giallo all’ospedale Santo Spirito con contusioni e traumi; un uomo è ricoverato con fratture a zigomi e mascella. Davanti al Campidoglio, secondo quanto hanno riferito alcuni testimoni, un gruppo di circa 40 giovani ebrei di ritorno dalla manifestazione al Colosseo, ha incrociato un gruppo di palestinesi e italiani sostenitori del gruppo «Free Gaza».

CONTRO SIT-IN - I palestinesi e i membri di «Free Gaza» avevano organizzato un contro sit-in davanti al Campidoglio. Al contatto tra i due gruppi avversi, filoisraeliano e filopalestinese, sarebbe partito qualche insulto, poi degenerato in rissa con calci e pugni tra le due fazioni. Per i filopalestinesi si è trattato di «un’aggressione squadrista». Opposta la versione della Comunità ebraica romana che sostiene che «partecipanti alla manifestazione pro Shalit sarebbero stati aggrediti con coltelli e catene». L’intervento delle forze dell’ordine in tenuta antisommossa ha ristabilito la calma.
Era da poco passata la mezzanotte e al Colosseo i manifestanti pro-Israele avevano già assistito allo spegnimento delle luci alle 23 in punto (la mezzanotte in Israele) per ricordare Gilad Shalit. Gruppi di giovani ebrei avevano lasciato l’Anfiteatro Flavio per far ritorno al ghetto romano.

«AGGREDITI E PICCHIATI» - Secondo la Rete romana di Solidarietà con il Popolo Palestinese, alcuni giovani con le bandiere di Israele hanno aggredito un gruppo di attivisti pro Palestina - «militanti pacifisti» - che aveva illuminato con candele l’intera scalinata del Campidolgio. Una manifestazione per «ricordare gli oltre 11 mila civili palestinesi ristretti nelle carceri israeliane, il millione e mezzo di palestinesi rinchiusi nella Striscia di Gaza trasformata nella più grande prigione a cielo aperto esistente al mondo e per onorare i 1417 morti palestinesi dell’operazione Piombo Fuso», nonché «i 9 morti della motonave Marmara che trasportava aiuti umanitari per la popolazione di Gaza, uccisi dalle forze speciali israeliane il 31 maggio scorso».

ATTACCO AL MEDICO DELLA MEZZA LUNA - Sempre a detta della stessa Rete romana i feriti sarebbero sei. La manifestazione «si stava svolgendo compostamente e pacificamente, quando gli attivisti sono stati aggrediti all’improvviso da un gruppo di giovani che li hanno picchiati duramente provocando un ferito». Gli aggressori filo israeliani avrebbero «assalito per primi tre palestinesi che assistevano alla manifestazione tra cui Yousef Salma, noto medico pediatra, delegato della Mezza Luna Rossa Palestinese». Un altro palestinese è ricoverato con frattura di zigomo e mascella. L’aggressione, sarebbe avvenuta al grido di «arabi di merda» e si sarebbe poi estesa agli attivisti della Rete Romana di Solidarietà con il Popolo Palestinese intervenuti a difesa dei palestinesi assaliti.
I manifestanti pro palestinesi accusano la polizia di essersi «limitata a stendere un cordone per separare gli aggrediti dagli aggressori», ma di non aver provveduto «né ad identificare questi ultimi, né a disperderli».

LA COMUNITA’ EBRAICA: COLTELLI E CATENE - Secondo la comunità ebraica di Roma, alcuni suoi membri e partecipanti alla manifestazione pro Gilad Shalit sarebbero stati aggrediti «con coltelli e catene» ai piedi della scalinata del Campidoglio durante gli scontri con i manifestanti filopalestinesi. Lo denuncia il portavoce del presidente della Comunità ebraica Ester Mieli.
Per Mieli «la manifestazione non autorizzata al Campidoglio, contro il sindaco di Roma Gianni Alemanno e anti Gilad Shalit è stata un’offesa per la città intera, riportata anche nei volantini che gli stessi pacifinti hanno provocatoriamente distribuito ai tanti passanti che da poco rientravano dal Colosseo, dove era stata chiesta la liberazione del giovane Shalit».
«Alcuni gruppi di famiglie, giunti sotto la scalinata del Campidoglio - sostiene il portavoce -, sono stati prima attaccati verbalmente sentendosi tacciati di essere ’fascisti’ e ’assassini’ e dopo aggrediti con coltelli e catene. Quella che fino a quel momento era stata una serata pacifica all’insegna della libertà è stata rovinata dai soliti provocatori, che non hanno esitato a manifestare la loro violenza anche davanti a bambini ed anziani».

Gianfranco Fini: il suo universo non è il mio

Devo farmene una ragione: sono veramente scivolata in un universo parallelo e non riesco a uscirne. Non possedendo lame sottili, né essendo capace di flippare, temo che mi toccherà restare in questa pagina del Grande Libro finché un caso fortunato (Tyche aiutami!) non mi consentirà di tornare da dove sono venuta.

Sono insidiosi, gli universi paralleli. Ti sembra di stare nel tuo solito mondo finché all’improvviso noti qualcosa di diverso dal solito — una discrepanza, una frattura sottile come un capello, due metà che non combaciano, un oggetto che non è là dove lo avevi lasciato. Piccole cose: ma siccome il tutto è più che la somma delle parti so benissimo (e lo sai anche tu) che l’evidenza del reale si sta sfilacciando e tutta l’esperienza che posso aver accumulato nella mia vita non mi servirà a niente, in questo mondo disassato in cui fatico a trovare punti fermi.

Per esempio: sappiamo tutti che lunedì 31 maggio le forze armate israeliane, compiendo quello che è stato definito — e di fatto è — un atto di pirateria, hanno assaltato la Mavi Marmara, una nave battente bandiera turca e appartenente alla Freedom Flotilla, che si stava dirigendo verso Gaza per portare aiuti umanitari ai nativi palestinesi occupati militarmente.
Del pari, sappiamo che in tutto il mondo la voce dell’indignazione si è levata forte e chiara. Sappiamo che ci sono stati, anche a livello governativo, alcuni pavidi e/o opportunisti i quali hanno preferito tacere o addirittura schierarsi dalla parte degli aggressori in divisa — tutto questo è segno di un universo distorto e malato, certo, ma non ancora parallelo.
Quello che invece mi fa sospettare fortemente di essere finita chissà come in una piega ignota del reale non-euclideo sono queste notizie:

Gerusalemme, 23 giu. (Apcom) - “Ogni uomo degno di tale nome, sia esso più autorevole o più umile faccia quel che può affinchè non si perda il ricordo della Shoah, ma ancor di più perchè non possa ripetersi, nemmeno nella più ridotta delle dimensioni, una simile barbarie”. Lo ha scritto il presidente della Camera, Gianfranco Fini, sul libro dello Yad Vashem, il museo dell’Olocausto, che oggi ha visitato insieme ai deputati che fanno parte del gruppo di collaborazione e amicizia con Israele, presieduto da Fiamma Nirenstein (Pdl), che lo ha accompagnato in visita ufficiale in Israele. Fini ha ravvivato la fiamma eterna che arde nella sala della memoria dello Yad Vashem e, insieme a Renzo Gattegna, presidente dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane, ha deposto una corona sulla cripta che contiene le ceneri delle vittime dei campi di concentramento. [fonte]



Gerusalemme, 24 giu. (Apcom) - E’ in corso l’incontro tra il presidente della Camera, Gianfranco Fini, e il presidente della Repubblica israeliano Shimon Peres, incontro che chiude i colloqui della terza carica dello Stato con i vertici dello Stato ebraico. “Chi è amico nel momento della necessità - ha detto Peres accogliendo Fini - è un vero amico. E lei è uno dei nostri migliori amici e rappresenta un paese che amiamo molto”. Il presidente della Camera ha ricambiato portando a Peres anche i saluti del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. “Il momento è complesso - ha sottolineato Fini - e come ha detto lei nella sua saggezza è nel momento del bisogno che gli amici contano di più″. [fonte]

Israele, lo ripeto, è l’entità che il 31 maggio ha compiuto un atto di pirateria conclamata. Israele è l’entità che tiene segregati i nativi palestinesi nel carcere a cielo aperto più grande del mondo. Israele è l’entità che sta portando avanti scientemente e scientificamente il genocidio del popolo palestinese, con la connivenza delle nazioni occidentali.
Come si possa confondere la legittima simpatia per le comunità ebraiche variamente colpite nel corso degli anni col dissennato appoggio all’entità sionista accusata di crimini contro l’umanità, non riesco a inquadrarlo nelle categorie logiche ed etiche del “mio” mondo; e ne sono disgustata al punto che morirò di nausea.
Qualcuno mi tiri fuori di qui. Per favore.

Le mie nubi

In questi giorni di non-primavera e di estate stenta, invece di lamentarmi per il “maltempo” (non c’è mai un maltempo — c’è un tempo, che noi definiamo buono o cattivo a seconda di quello che antropocentricamente ci fa comodo in quel momento) mi sono concessa il lusso superbo di assaporare le nubi.
Nubi?!? Macché — sono contrafforti, sono bastioni, sono antemurali che la fisica m’insegna di consistenza gassosa: ma che a vederli così sospesi ed immanenti in un cielo mai azzurro mi sembrano piuttosto materiati di luce e d’ombra, rese per l’occasione sostanze di concretezza inquietante.
C’è da perdersi, a guardarle: ed è esattamente quello che ho fatto più d’una volta, mentre passeggiavo naso all’aria col mio cane. Ho smarrito il senso del tempo, e mi è toccato rifare la strada di corsa mentre a casa ci davano per disperse, me e la cucciolona.
Ma che spettacolo, quelle nubi — «chiari reami di lassù! D’alti Eldoradi malchiuse porte!»

Lamendola: dai Wandervögel al Waldgang?!?

Generalmente, cerco di vedere il lato positivo delle cose: e accingendomi a leggere lo scritto di Francesco Lamendola su Walther Darrè ero proprio in questa disposizione d’animo.
Ma stavolta non ce la faccio proprio: ci sono, nel testo, diverse cose assai discutibili — varrebbe forse la pena di soffermarvisi, ma ora sono di fretta e così mi limito a riportare uno stralcio sul quale mi è impossibile convenire, con tutta la buona volontà di questo mondo. Dunque Lamendola scrive:

Proprio nella Germania guglielmina e, poi, nazista, era diffuso un robusto movimento ecologista “ante litteram”, fondato in parte sulle idee steineriane circa l’agricoltura biodinamica, in parte sulla reazione antiborghese dei cosiddetti Wandervoegel (“Uccelli migratori”, studenti girovaghi che anticipavano il Waldgänger poi profetizzato da Ernst Jünger) etc.

Mi sento di dichiarare — di più, affermare; anzi asserire che i Wandervögel con il Waldgang c’entrano come i proverbiali cavoli a merenda. L’accostamento indebito, sono sincera, mi stupisce e mi urta.

Il “passaggio al bosco” — mai “profetizzato” da Jünger, ma tutt’al più indicato come possibile esito per chi volesse (e ancora voglia) sfilarsi dalla tragica buffonata della democrazia occidentale post-1945 — non ha in alcun modo connotazioni ecologiste: lo Jünger adolescente che in Ludi africani preferiva essere delinquente che borghese non è lo Jünger maturo che, rielaborando letterariamente il profilo del Waldgänger, ne trarrà materia per dare vita alla figura epocale dell’Anarca — che «”passando al bosco”, cioè ritirandosi nei penetrali di se stesso, affronta e vince l’angoscia, il dubbio e il dolore».

Dal canto loro, nemmeno i Wandervögel hanno alcunché di “ecologista”: sono antiborghesi, ma sono soprattutto antidemocratici. Sorta di chierici vaganti in versione tardo-ottocentesca, sono animati da un profondo spirito di rivolta contro la superficialità e l’artificialità della civiltà moderna, industriale, tecnica e mercantile; vagheggiano il Medio Evo come epoca di autenticità e di spiritualità genuina ben radicata nella storia del Volk germanico.

Non si confondano le due cose, per favore — che tra di loro sono accomunate soltanto da una W iniziale e da una dieresi (nemmen posta sulla stessa vocale, pensate un po’): ma da nient’altro.

Obama sapeva dell’attacco israeliano alla Freedom Flotilla?

Secondo Mireille Delamarre, della webzine Planète non-violence, il presidente americano Barack Obama sapeva dell’attacco alla nave turca Mavi Marmara. Delamarre cita il quotidiano israeliano “Haaretz”, il quale — basandosi su fonti diplomatiche degli Stati Uniti — riferisce che Obama era perfettamente al corrente dell’attacco sferrato dalle truppe israeliane alla Freedom Flotilla.

“Haaretz” precisa che Obama avrebbe anche discusso i dettagli di questo sanguinoso assalto con i funzionari israeliani e persino col ministro della Difesa Ehud Barak — che lunedì 14 giugno ha cancellato all’ultimo minuto la visita alla mostra biennale degli armamenti Eurosatory (Parigi, 14-18 giugno) e annullato gli incontri previsti con i dirigenti francesi a causa delle denunce presentate contro di lui da operatori umanitari francesi della Freedom Flotilla.

Dal canto suo, la stampa giordana ha aggiunto che Obama sarebbe stato avvisato in anticipo del raid israeliano: qualche minuto prima dell’assalto il Mossad avrebbe avvertito il direttore della CIA, Leon Panetta. L’operazione sarebbe stata filmata da droni israeliani che avrebbero provveduto ad inviare le immagini in diretta al comando della marina statunitense; di qui, il materiale sarebbe stato trasmesso a Panetta il quale, a sua volta, avrebbe tenuto costantemente aggiornato il presidente sull’andamento dell’attacco.

Così, dichiara Delamarre, sapendo in tempo reale quello che stava accadendo a bordo della Mavi Marmara Obama se ne sarebbe reso direttamente complice [qui il testo originale].

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