Archive for Luglio, 2010

Salutismo. Salutismo?!?

Ci si ritrova al parco tutte le sere.
Siamo il piccolo popolo dei proprietari di cani, che frequenta il parco per consentire ai nostri quattrozampe di socializzare un po’. Ignoriamo reciprocamente i nostri nomi, l’età, la professione, l’indirizzo — sorta di legione straniera ideale in cui l’unico vincolo che ci accomuna è appunto quello di condividere la nostra esistenza col miglior amico dell’uomo (e della donna, ça va sans dire).
Ieri sera ero nella zona cani con un altro legionario, quando sentiamo un ansare, uno sbuffare penoso che diventa rantolo al di là della siepe. Corriamo a guardare, non si vede niente; leghiamo i cani e ci precipitiamo fuori del recinto per soccorrere la vittima. Continuiamo a sentire i gemiti, ma ancora non riusciamo a scorgere nulla; c’inoltriamo per il sentiero e lì troviamo un tizio sulla cinquantina, pancetta, occhi fuor dalle orbite, paonazzo, che si ammazza di flessioni.
Restiamo lì interdetti, a fissarlo senza capire, finché lui con un filo di voce e una smorfia che vorrebbe essere un gagliardo sorriso dice: «È importante tenersi in forma», e continua a pompare anfanando come un moribondo. Mormoriamo educatamente qualcosa e ce ne andiamo.
Rientriamo nella zona cani senza dire una parola, e senza neppure guardarci in faccia.
Sciogliamo i cani, ci sediamo su una panchina e il mio amico-di-parco tira fuori di tasca un pacchetto di sigarette: me ne offre una in silenzio, in silenzio la prendo e le accendiamo. Ce le siamo gustate fino all’ultimo tiro, senza parlare. Sul viso, una serena complicità.

“Colpevole di essere fedele”: un evento di Memento Naturae

Colpevole di Essere Fedele - Abbandonarli vuol dire Tradirli

La Giornata contro gli Abbandoni organizzata dall’Associazione Memento Naturae si terrà all’interno dello Spazio Libero AgroRomano di Maccarese in Via Castel San Giorgio 225 domenica 25 luglio 2010 dalle ore 16.

L’evento in questione cercherà di trattare nel modo più esaustivo possibile, il delicatissimo settore riguardante appunto gli abbandoni, ma anche il grave problema del randagismo; crediamo che il modo per risolverlo sia possibile solo attraverso una seria campagna di promozione in favore di sterilizzazioni massicce e imponendo il microchip a tutti i cani, cioè fornendo una carta d’identità obbligatoria atta a proteggere il nostro amico a quattro zampe.

Non tralasceremo di parlare del modello “canile pubblico” che crediamo debba essere inteso come luogo “temporaneo” di passaggio per gli animali abbandonati e non come una prigione; per questo auspichiamo alla nascita di nuovi modelli, attraverso una graduale sostituzione di gabbie e favorendo la creazione di grandi recinti aperti e più spaziosi.

Saranno ospiti a testimoniare con la loro azione giornaliera quello che stiamo affermando, due importantissime associazioni: Aida&A e Pet Village, due rifugi gestiti a Roma in maniera ottimale e senza finanziamenti pubblici.
Saranno rappresentati rispettivamente dalle loro responsabili: Michela Faitanini e Flavia Ermetes. Le suddette associazioni porteranno dei cani, racconteranno delle loro storie ed esperienze e cercheranno di sponsorizzare la loro adozione. Ci sarà anche la testimonianza di un importante rappresentante della Curva Nord biancoceleste che ha contribuito per moltissimi anni al sostegno di uno di questi rifugi.

Sarà organizzata anche una mostra fotografica di pelosi ancora in cerca d’ affetto, nonché stand con prodotti artigianali e naturali per dare lustro all’evento. Abbiamo rivolto l’invito a partecipare anche al Baubeach, un buon esempio della Maccarese animalista, vista la sua spiaggia aperta ai nostri amici a quattro zampe.

L’iniziativa, che ha avuto il patrocinio del Comune di Fiumicino Assessorato alle Politiche Sociali, è già stata appoggiata da vari consiglieri e assessori del litorale che faranno anche di tutto per essere presenti: William De Vecchis, Germano Scarabello, Vincenzo D’Intino, Cristiano Rasi, nonché il Presidente del Consiglio Comunale Mauro Gonnelli.

Altro messaggio che vorremmo proporre in questa giornata dedicata principalmente agli animali in difficoltà, è rivolto anche ad altre questioni che meritano di essere ricordate:

Saranno infatti presenti l’Associazione Solidarista Popoli e l’Associazione Laogai Research per dare anche un connotato sociale ed umanitario all’evento, attraverso popoli che lottano quotidianamente contro regimi eticamente inaccettabili; il Gruppo Donatori Gabriele Sandri perché non bisogna mai dimenticare che c’è ancora chi aspetta giustizia; l’Associazione Nati per Lottare onlus che si occupa di difendere i bambini dalla piaga della pedofilia; l’Ass. Mapinu formata da medici e volontari che si donano per aiutare bambini in difficoltà anche all’estero.

Sarà preparato anche un aperitivo vegetariano conclusivo da parte dell’Ass. Zenzero e dulcis in fundo un concerto della rock-band Tipi da Spiaggia.

Come vedete ci sarà da divertirsi,… vi aspettiamo pertanto numerosi.

per leggere il comunicato sul nostro sito andate qui

Riccardo Oliva
Presidente Associazione Memento Naturae

Volontari a Difesa di Ciò che è Vita!!!

«Abbandonarli vuol dire tradirli»: Memento Naturae contro gli abbandoni

Il 25 luglio 2010, a Maccarese (RM), una campagna contro la piaga degli abbandoni e del randagismo promossa da Memento Naturae.

Le stelle mancanti di Ipazia

Ricevo da Giangualberto Ceri (che ringrazio pubblicamente per la cortesia di avermi scelto come destinataria di queste sue riflessioni) lo scritto che segue, e che mi pare interessante per il suo proporre chiavi di lettura molto diverse da quelle cui siamo abituati. Dopo secoli di oblio, la sventurata Ipazia di Alessandria conosce ora, inconsapevolmente, il suo quarto d’ora di celebrità (Warhol docet): ciò che non comporta affatto l’esser compresa. Ben vengano, dunque, voci diverse in grado di rimandare (anche) ad altri piani dell’Essere. Buona lettura.



Nel Film “AGORA’” su IPAZIA - JOHN TOLAND, Ipazia, Editrice Clinamen, Firenze, 2010 - mancano assolutamente i riferimenti ASTROLOGICI: ed è gravissimo!!! Le scuole neoplatoniche dei primi secoli non erano guidate in tale modo. Il film è stato comunque culturalmente molto utile, se pur, da un punto di vista artistico, criticabile. Comunque ne andrebbero messi in scena altri riguardanti argomenti simili. L’ utilità del film avrebbe potuto essere evidenziata anche da MARINO discepolo di PROCLO, poiché egli racconta che Proclo stesso (Vita Procli, 30: cfr. PROCLUS, Théologie platonicienne, livre I, par H.D. Saffrey et L.G. Westerink, Paris, Les Belles Lettres, 1968, pp. XXII – XXIII), per aver custodito in casa sua la dea Atena, avrebbe poi rischiato di fare la stessa fine di Ipazia. Così erano diventate molte sette cristiane una volta finite le prime comunità apostoliche, cioè della DIDACHE’. Alcuni interventi all’epoca del Concilio VATICANO II sembrarono indicare di dover tornare a queste primissime comunità.

Fino a Dante, e perciò anche nelle antiche scuole neoplatoniche di Atene e di Alessandria, non esistevano comunque semplici lezioni astronomiche senza riferimenti all’astrologia tolemaica e, conseguentemente, senza l’identificazione, quanto meno, dei quattro umori, UMIDO, CALDO - fecondi e attivi e perciò nobili e montanti- , e SECCO e FREDDO - distruttivi e passivi e perciò volgari e volgenti - (Tetrabiblos, I, V, 1-2; I, VIII, 1-2). Anche Dante incentra, sia il viaggio della Commedia, che gli altri episodi simbolici della Vita Nuova e del Convivio sui quattro umori esercitati dagli astri durante il loro moto (rivoluzioni sinodiche, o aspetti dei pianeti in rapporto col Sole) e peculiarmente sugli umori umido e caldo in quanto, appunto, nobili e montanti (Convivio, IV, XXIII). Vedere il Link: http://www.youtube.com/watch?v=wV4vEG15yjA). Che gli storici e i letterati non ne parlino, e non vogliano prendere atto, non significa affatto che la realtà non fosse allora immaginata tutta sussumibile sotto questi quattro umori.

Il problema della teorizzazione del movimento ELLITTICO dei pianeti messo in evidenza da Ipazia, a migliore giustificazione delle loro apparenze in cielo, è importante, ricorda la passione per la ricerca dei neoplatonici, ma la loro passione per la ricerca stessa andava ben oltre questo semplice aspetto astronomico-gravitazionale a noi tanto caro. Essi erano ancor più impegnati nel problema della spiritualizzazione dell’anima: problema i cui tentativi di risoluzione venivano ugualmente sottoposti ad osservazione scientifica, empirica, sia pure sotto il profilo della soggettività, o di una scienza dell’anima in generale.
I pianeti ontologicamente influenti erano inoltre i primi cinque in base a CLAUDIO TOLOMEO, ma anche a Dante, e andavano gerarchicamente dalla Luna a Marte (Luna, Mercurio, Venere, Sole, Marte). La Luna si immaginava assai vicino alla Terra e alla sua fertilità e il l’angelo signore di questo primo cielo, o pianeta, non per caso è GABRIELE. Le gerarchie angeliche della cultura cristiana sono ovviamente parto della mentalità di rimonta verso l’Uno, verso il Bene, del mondo neoplatonico.
Riassuntivamente sulla Terra esisterebbe, per la Tradizione esoterica, un problema riguardante SATANA: cioè la non volontà di resurrezione quale conseguenza indiretta degli influssi esercitati dalla Luna.
Al contrario Marte, essendo assai più vicino al più alto dei cieli, è lontanissimo dalla Terra, darebbe luogo al problema riguardante LUCIFERO: cioè la non volontà di incarnazione.
Il cielo della Luna presiede alla GRAMMATICA che permette all’essere umano di iniziare ad incarnarsi nella cultura. Il cielo di Marte presiede invece alla MUSICA che permette all’essere umano di affrontare la morte con convinzione: Marte-Musica-Martirio-Morte. Nella sua piena completezza Marte inclina al versamento del sangue per la verità, mentre la Luna inclina al poter fare incarnare Colui che sarà all’altezza di questo compito, di questa verità-realtà ontologico-vissuta (Convivio, II, XIII, 8; Commedia, Par., XIV, 103-108).
Per arrivare a tanto bisognerà però che prima l’anima discenda dal cielo di Marte per incarnarsi sulla Terra, vinca la luciferina e simbolica non volontà di incarnazione: ed è qui che può essere aiutato dagli influssi della Luna andando però incontro alla satanica non volontà di resurrezione.
LUCIFERO e SATANA appaiono dunque come due campi di forza opposti scientificamente utili alla maturazione dell’uomo completo qualora riescano a crocifiggersi l’uno sull’altro.
Quando allora il nostro allievo dedica ad Ipazia, nell’agorà, la sua musica è simigliante al cielo di Marte e sottostà perciò al problema della non volontà di incarnazione, ovviamente. Ipazia l’ha capito, e se l’ha capito cosa vorrà ancora insegnargli?
Quando dunque Ipazia contraccambia didatticamente l’omaggio regalandogli il suo fazzoletto macchiato del suo mestruo, intanto il simbolo è ovviamente quello del cielo della Luna, mentre il consiglio sarà quello di doversi anche lui meglio incarnare. Attraverso la Luna ci si incarna, ma il problema è poi quello di resuscitare. Dunque Ipazia, seguendo i significati astrologici, col suo regalo legato alla Luna, consiglia all’allievo di incarnarsi oltre che di continuare a dedicarsi alla musica. E siamo qui all’inizio e alla fine del tragitto ontologico dell’essere umano.
Anche Gesù Cristo si incarnò attraverso gli Uffici del signore del cielo della Luna: l’ANGELO Gabriele, che sarebbe perciò un grave errore chiamare ARCANGELO, come invece si legge anche in alcuni testi promossi dalla Conferenza Episcopale Italiana.
I due campi di forza della NON VOLONTA’ (non volontà di incarnazione per chi si trova in cielo, e a più forte ragione in quello della musica; e non volontà di resurrezione per chi si trova sulla Terra in conseguenza degli influssi della Luna), per tentazione reciproca danno luogo, ontologicamente, alla Croce di Cristo che, se intesa come simbolo di scienza, diventa e simboleggia la contemporanea volontà di incarnazione e di resurrezione. Questa è la Croce di Cristo. Cristo, ovvero l’UOMO che va incontro alla deità, deve diventare infatti potente di incarnazione e di resurrezione: da qui la CROCE DI CRISTO come simbolo, ormai trascurato, di una scienza della soggettività in generale e dell’evoluzione della persona. Questa traiettoria esistenziale risulta anche dagli insegnamenti, ancorati alla Tradizione, del Filosofo e romanziere francese RAYMOND ABELLIO (cfr. R. ABELLIO, LA STRUCTURE ABSOLUE, Essai de phénoménologie génétique, coll. Bibliothèque des Idées, Gallimard, Paris, 1965, pp. 23, 244, 333-353, 358, 440, 450-462, 469-475, 519. A pagina 349 egli così scrive, p.e., : “Il cielo è il germe di una terra ideale, ma esso, in quanto luciferino, dovrà incarnarsi sulla Terra. Il campo simbolico di forza luciferino che sta in cielo e quello satanico che viviamo qui sulla terra rendendola un Inferno, non si conoscono però come tali e, da qui, l’impotenza a crocifiggersi l’uno sull’altro, p.349). Il contraccambio del regalo, MUSICA CONTRO MESTRUO, da parte di IPAZIA punterebbe dunque, considerandolo sotto questo profilo esoterico-scientifico, alla realizzazione futura di una terra ideale: la pagana NOVELLA TROIA promessa da Giove a sua figlia Venere mattutina e perciò UMIDA E CALDA (VIRGILIO, Eneide, libro primo, 254-260; Annibal Caro, 416-421) e, ugualmente, la cristiana NUOVA GERUSALEMME TERRESTRE.
Ipazia, sotto il profilo scientifico-spirituale, cioè della ricerca della verità è, paradossalmente, già più cristiana dei cristiani e del suo allievo, e dunque non per caso è lei a versare il sangue per la verità, ad essere martire: Marte-Musica-Martirio-Morte.
E’ interessante ricordare come Dante MALEDICA nel Convivio quei cristiani che non vedono nella paganità classica la spinta necessaria per diventare autentici cristiani. Egli sta dunque dalla parte di Ipazia mentre così scrive: “Maledetti siate voi (cristiani traviati), e la vostra presunzione, e chi a voi crede” (Convivio, IV, V, 9).

Non si può studiare il medioevo e la classicità, come anche gli egizi e i caldei, solo riempiendosi la mente di avvenimenti, di episodi storici e di cronaca e di date poiché tale indirizzo è parziale, intimamente deludente, e infine finisce per impoverire lo studente e la cultura. Per studiare con autentico profitto culturale bisognerà invece cercare prima di tutto di impadronirsi delle scienze dell’epoca di cui intendiamo riferire poiché è di esse stesse che ha vissuto l’umanità di cui vogliamo riferire. Il compito è difficile e rischioso ma possibile, comunque ineludibile. Scriveva Eugenio Garin che l’università delle Scienze Umane, sotto questo profilo, fa pena. Io ho condiviso il suo sentimento e ho cercato di porre alcuni qualificanti rimedi con lunghi e faticosissimi studi. Il risultato didattico è però rimasto inascoltato. Perché?

(© Giovangualberto Ceri, giugno 2010)

Il morto e gli sciacalli

È incredibile come anche le cose apparentemente più banali riescano a tirar fuori il peggio dalle persone.
La scomparsa prematura e improvvisa di Pietro Taricone, per esempio, se ha suscitato pressoché ovunque un moto di commozione collettiva (era giovane, bello, famoso eppure semplice, compagno e padre felice) ha anche dato la stura a meschinità come questa. Che volgarità — ma, soprattutto, che stupidità. E che codardia.

Prima, perché la morte è, come ogni processo biologico, la grande livella che accomuna tutti i viventi di questo pianeta — tocca a tutti, prima o poi, e augurarla a qualcuno o gioirne una volta avvenuta è indice di estrema pochezza. Personalmente, trovo assai più creative le maledizioni in stile Alex Drastico o l’insuperabile (per me) “puozze passa’ nu guajo niro” partenopeo, con quella sua indefinitezza cupa che sgombra il campo a ogni e possibile tragedia.

Poi, perché la colpa (anzi la Colpa, con la maiuscola) di Taricone sembra essere stata la contiguità con un raggruppamento “fascista”: e qui entra in gioco il meccanismo perverso della responsabilità collettiva, che definirei volentieri “sindrome di Norimberga” se non ci fossero illustri precedenti:

“Voi inseguirete i vostri nemici ed essi cadranno dinanzi a voi colpiti di spada. Cinque di voi ne inseguiranno cento, cento di voi ne inseguiranno diecimila e i vostri nemici cadranno dinanzi a voi colpiti di spada.”
Levitico, 26:7-9

“Quando il Signore tuo Dio ti avrà introdotto nel paese che vai a prendere in possesso e ne avrà scacciate davanti a te molte nazioni, tu le voterai allo sterminio; non farai con esse alleanza né farai loro grazia.”
Deuteronomio 7:1-2

“Non lascerai in vita alcun essere che respiri, ma li voterai allo sterminio, come il Signore tuo Dio ti ha comandato di fare”
Deuteronomio 20:16-17

A un singolo, in definitiva, si fa carico delle azioni commesse dalla sua comunità di appartenenza — vera o presunta; reale o ideale; presente, passata e financo futura, per sovrammercato — auspicandone la scomparsa.
Atteggiamento, questo, non scevro di implicazioni inquietanti.

Nella seconda guerra mondiale, per esempio, un membro della mia famiglia rimase vittima di uno dei molti bombardamenti angloamericani che devastarono l’Italia fra il 1943 e il 1944. Potendolo, a rigore dovrei sterminare la popolazione statunitense e quella britannica, Commonwealth compreso. E siccome le scelte angloamericane erano di necessità condivise dai loro alleati, la mia personale pulizia etnica dovrebbe estendersi a (in ordine di apparizione) Polonia, Francia, Nepal, Danimarca, Norvegia, Belgio, Lussemburgo, Paesi Bassi, Grecia, Jugoslavia, URSS, Repubblica Popolare di Tannu Tuva, Panama, Costa Rica, Repubblica Dominicana, El Salvador, Haiti, Honduras, Nicaragua, Repubblica di Cina, Guatemala, Cuba, Cecoslovacchia, Perù, Messico, Brasile, Etiopia, Iraq, Bolivia, Iran, Colombia, Liberia, San Marino, Albania, Ecuador, Paraguay, Uruguay, Venezuela, Turchia, Libano, Arabia Saudita, Argentina, Cile, Repubblica Popolare della Mongolia — credo di non aver dimenticato nessuno.

Ma non è finita. Siccome la seconda guerra mondiale è stata voluta, dicono, dalla Germania, dovrei prendermela anche col popolo tedesco, ovviamente, e con i suoi alleati di allora: Giappone, Ungheria, Romania, Bulgaria, Finlandia, Siam, Repubblica Slovacca, Croazia, Manchukuo, Cina di Nanchino, Mengjiang, Montenegro, Serbia, Principato del Pindo e Voivodato di Macedonia, Comitato Nazionale Ucraino, Repubblica di Lokot, Consiglio Centrale Bielorusso, Governo Provvisorio dell’India Libera, Birmania, Filippine, Vietnam, Cambogia, Laos, Spagna, Portogallo, Francia di Vichy, Iraq — e, naturalmente, Italia. Arrivando così al raffinato paradosso di odiare a morte me stessa nonché il povero zio Attilio morto, dicevamo, sotto i bombardamenti — ben gli sta, così impara a fare la guerra.

Da sola, insomma, avrei dato una bella botta alla risoluzione del problema demografico. Altri quattro o cinque come me, e qui sull’arancia azzurra non rimane nessuno (per quanto mi sforzi, non riesco a trovare validi motivi per l’eliminazione degli Xavante del Mato Grosso e degli Igbo nigeriani, ma non credano di cavarsela così a buon mercato, perbacco).

Ero poco più di una bambina quando lessi la frase (di chi? Non lo ricordo più…) «Non odio mai al plurale». Non la capii subito — la capisco ora.