dic 14 2012

Un’altra letterina (molto perplessa) alla Chiesa di Roma

Gentile Signora Chiesa,

sono un po’ imbarazzata nel doverLa importunare di nuovo e nel volgere di così breve tempo, ma vivaddio!, ce le servite su un piatto d’argento…

È su tutti i media la notizia che il Santo Padre ha ricevuto in Vaticano la signora Rebecca Kadaga, portavoce del Parlamento ugandese nonché «promotrice della riforma della legge attuale contro i “comportamenti sessuali devianti”. La proposta di legge, che sarà discussa in parlamento il 15 dicembre prossimo, intende introdurre il concetto di malattia mentale per l’omosessualità e la pena di morte o l’ergastolo per i gay recidivi».

Siamo sotto Natale, Signora Chiesa… mi dica la verità: l’avete inventata Voi la plastilina? — materiale così meravigliosamente duttile che con pochi colpi di pollice può far sbocciare un tulipano da un pappagallo, a imitazione della Vostra abilità nel manipolare i fatti.

Non Le sembri peregrino né sacrilego l’accostamento, signora Chiesa: mi spiego. Il Santo Padre non poteva certamente ignorare che la signora Kadaga, quando parla di “riforma della legge attuale”, intende dire che se verrà varata la proposta di cui è promotrice i gay ugandesi diventeranno da un momento all’altro dead men walkingmortui deambulantes Le piace di più?

Ma allora dobbiamo ammettere che il Santo Padre, nella Sua infallibilità, si è dimenticato della Seconda Assemblea speciale per l’Africa del Sinodo dei Vescovi (4-25 ottobre 2009). Il bollettino dell’Assemblea titolava significativamente «La Chiesa in Africa a servizio della riconciliazione, della giustizia e della pace», con l’autorevole supporto dei Vangeli — “Voi siete il sale della terra … Voi siete la luce del mondo” (Mt 5, 13.14), e conteneva un illuminante testo di S. E. R. Mons. Robert Sarah, Arcivescovo emerito di Conakry, Segretario della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli (Città del Vaticano): lo riporto per intero, così il Santo Padre non dovrà perdere neanche un minuto per cercarselo in archivio, e anche Lei, Signora Chiesa, potrà rinfrescarsi la memoria:

La “teoria del genere” è un’ideologia sociologica piuttosto bizzarra (sociologizzante) occidentale sui rapporti uomo-donna, che si oppone all’identità sponsale della persona umana, alla complementarietà antropologica tra l’uomo e la donna, al matrimonio, alla maternità e alla paternità, alla famiglia e alla procreazione. È contraria alla cultura africana e alle verità sull’uomo alla luce della Rivelazione divina in Gesù Cristo.
L’ideologia del genere separa il sesso biologico dall’identità maschile o femminile affermando che essa non è intrinseca alla persona, ma è una costruzione sociale. Tale identità può – e deve – essere demolita per consentire alla donna di accedere a un’eguaglianza di potere sociale con l’uomo e al singolo di “scegliere” il proprio orientamento sessuale. I rapporti uomo-donna sarebbero così governati da una lotta di potere.
In nome di questa ideologia irrealistica e disincarnata, che nega il disegno di Dio, si afferma che all’origine noi siamo indeterminati: è la società che forgia il genere maschile e femminile a seconda delle scelte mutevoli dell’individuo. Essendo il diritto di scelta il valore supremo di questa nuova etica, l’omosessualità diventa una scelta culturalmente accettabile, e la possibilità di questa scelta viene in tal modo promossa.
La nuova ideologia è dinamica e si impone al tempo stesso alle culture e alle politiche. Esercita pressioni sul legislatore perché rediga leggi che favoriscano l’accesso universale alle informazioni e ai servizi della contraccezione e dell’aborto (concetto di “salute riproduttiva”), come pure l’omosessualità.
Nella cultura africana l’uomo non è nulla senza la donna e la donna non è nulla senza l’uomo. L’una e l’altro non sono nulla se il bambino non è al centro della famiglia costituita da un uomo e una donna e cellula fondamentale della società. L’ideologia del genere destabilizza il senso della vita coniugale e familiare che l’Africa ha custodito fino a oggi.
La società ha bisogno di verità nei rapporti. Non ci possono essere pace, giustizia e stabilità in una società senza famiglia, senza la collaborazione tra l’uomo e la donna, senza padre e senza madre. In nome della non-discriminazione queste ideologie provocano gravi ingiustizie e compromettono la pace.
L’Africa deve proteggersi dalla contaminazione del cinismo intellettuale dell’Occidente. È nostra responsabilità pastorale illuminare la coscienza degli africani riguardo ai pericoli di questa ideologia omicida.

Ora, io direi che possiamo sorvolare sulla deformazione che Sua Eccellenza Reverendissima Mons. Sarah fa della teoria sulle differenze di genere — del resto, l’esempio da seguire è senz’altro il Santo Padre, che a metà degli anni Ottanta, quand’era cardinale, nella sua qualità di presidente della Congregazione per la Dottrina della Fede elaborò due documenti di analisi e condanna della teologia della liberazione, esecrabile instrumentum Diaboli a causa del quale fu giustamente giustiziato dagli squadroni della morte di Roberto D’Aubuisson quel dannato sovversivo di Oscar A. Romero. E possiamo sorvolare perché il punto nodale della questione sta proprio nella frase che conclude il testo di mons. Sarah: «È nostra responsabilità pastorale illuminare la coscienza degli africani riguardo ai pericoli di questa ideologia omicida». (Lo so, lo so che subito sotto il titolo del Bollettino appare la frase “Questo Bollettino è soltanto uno strumento di lavoro ad uso giornalistico. Le traduzioni non hanno carattere ufficiale”: Voi siete bravissimi a prevedere tutte le eventualità; ma io questo ho, e questo propongo; e se va bene a Voi sul sito ufficiale del Vaticano, figurateVi se può non andar bene a me).

Dunque secondo mons. Sarah la teoria della differenza di genere incentiva e legittima l’omosessualità, e si configura come un’ideologia omicida. Ma allora, mi voglia scusare Signora Chiesa, come si configura l’ideologia in virtù della quale il Vicario di Cristo in terra riceve con tutti gli onori una signora che si prefigge di mettere a morte i gay? Se invoco il quinto comandamento Vi arrabbiate?

A me sembra che chi scrive le regole di un gioco debba poi essere il primo a rispettarle, se no non vale: ma mi sembra pure che Voi, che di regole ne avete scritte tante, siate sempre stati i primi a non rispettarle, ingenerando tale e tanta confusione nelle teste dei semplici da giustificare il sorgere di mille eresie — che prontamente avete represso nel fuoco e nel sangue, si ricorda, Signora Chiesa?

Non Vi capisco, Signora Chiesa. Dopo averVi tanto studiato, non Vi capisco. E non ha vinto il Galileo, no: ha vinto Tertulliano — più siete assurdi, più i Vostri fedeli Vi seguono ciecamente. La fossa non è lontana.

Pieter Bruegel il Vecchio, "Parabola dei ciechi" (1468)


nov 30 2012

Letterina quasi natalizia alla Chiesa di Roma

Gentile Signora Chiesa di Roma,

era da tanto che volevo scriverLe: ma poiché altri e più degni di me l’hanno fatto, in tempi remoti e recenti, ho sempre lasciato perdere — un po’ per pigrizia e un po’ per scoramento.

Ora però, Signora Chiesa, mi scusi, non riesco più a tacere.

Già nei giorni scorsi ero rimasta un po’ stupita nell’apprendere dell’esistenza di alcuni Suoi documenti ufficiali su circensi e fieranti,  ma poi ci ho ragionato sopra: già, Lei si occupa di ogni aspetto del vivere, quindi come pensare che queste categorie potessero sfuggire al Suo interesse? Così mi sono messa d’impegno a leggere, e ho trovato qua e là delle affermazioni un tantino stiracchiate — mi permetta — che mi hanno fatto riflettere: per esempio là dove si dice, testualmente:

L’essere itineranti. I giovani del circo e del lunapark, se accettano la dimensione itinerante della loro vita, sono in piena sintonia con l’appello di Dio ed il messaggio evangelico, perché Dio accompagna il suo popolo in itinere.

La festa. Essa ci dà una anticipazione di quella del Regno. È importante per i giovani fieranti creare uno spirito di festa, con l’animazione artistica, e soprattutto percepire la dimensione profetica della loro professione-vocazione.

La gioia. Il clown viene preso in giro, deriso, quasi ad immagine di Cristo che viene schernito, umiliato. Egli rappresenta l’umanità decaduta… La risata è vista qui però anche come risurrezione nel quotidiano, che ci aiuta ad accettare i nostri limiti e le nostre imperfezioni; dobbiamo avere la capacità di ridere di noi stessi.

La bellezza. Tra le qualità di questo mondo, che ci invitano a sollevare lo sguardo in alto, c’è la bellezza. Essa vive nelle infinite meraviglie della natura… L’uomo è cosciente di ricevere tutta questa bellezza, anche se, tramite la sua azione, ha parte nella sua manifestazione, ma egli non la scopre e ammira pienamente se non quando riconosce la sua fonte, la bellezza trascendente di Dio.

Il superamento di sé. Gli artisti del circo – acrobati, trapezisti, addestratori, ecc. – vogliono arrivare sempre più lontano, desiderano superare i propri limiti. Essi rispondono così al desiderio di andare oltre, al di là, posto da Dio nel cuore dell’uomo.

La gratuità. Essa si manifesta nel dono del meglio di sé stessi al servizio della gioia degli altri, attraverso il proprio duro lavoro, e anche una certa solitudine e sofferenza. Tale gratuità non esime dall’applicazione della giustizia sociale nei riguardi dei circensi e fieranti, in quanto lavoratori.

La vita di comunità. Al circo e al lunapark si vive sempre l’uno vicino all’altro. La qualità di vita in società non è certo riservata ai soli cristiani, ma per loro essa trova la sua radice in Dio, è partecipazione della vita divina in Cristo.

Ma Lei, Signora Chiesa, è quella del “credo quia absurdum”, anche in virtù del quale l’apostata Tertulliano figura largamente tra le auctoritates citate da Lei in tanti Suoi documenti. Eppure Tertulliano è l’autore di un testo celeberrimo, il De spectaculis, in cui bolla con parole di fuoco i cristiani che si recano al circo… Naturalmente Lei, Signora Chiesa, mi dirà che il circo di allora non è il circo di oggi: Glielo concedo, ma Le faccio notare che Tertulliano dice espressamente in più punti che tutto, nel circo, è manifestazione di idolatria, compresi gli spettacoli equestri. In ogni caso, chi sono io per sindacare sulla scelta dei Suoi riferimenti?

Tuttavia c’è un punto, Signora Chiesa, che mi ha lasciato veramente basita; ed è precisamente il punto 11 delle “Considerazioni generali” del “Documento finale dell’Ottavo Congresso Internazionale di Pastorale per i Circensi e i Fieranti (Roma, 12-16 dicembre 2010)” , che riporto integralmente e testualmente:

11) In alcuni Paesi, i circhi tradizionali devono far fronte alla politica di Amministrazioni pubbliche che contrastano l’impiego degli animali nello spettacolo, cosa che invece è apprezzata dal pubblico. Gli esercizi con gli animali sono tipici del circo classico, dove l’esibizione artistica dimostra che l’uomo può stabilire relazioni di intesa e di collaborazione con gli animali, grazie ad un addestramento rispettoso e positivo. Per assicurare la continuità di questa forma d’arte, i proprietari dei circhi vigilano sull’adeguato trattamento degli animali, tenendo conto del loro benessere.

Vede, Signora Chiesa, io capisco benissimo che Lei abbia tante cose importanti a cui pensare: tutelare i preti pedofili, spiegare alle famiglie che handicap e Aids sono divini strumenti punitivi, impedire che la teologia della liberazione possa danneggiare le multinazionali americane; ma è mai possibile che lì dove sta Lei non ci sia proprio nessuno che in questi anni si sia preso la briga di andare un po’ a vedere com’è che vengono trattati gli animali nei circhi? Voglio dire, mettete il vostro sacro naso dappertutto, financo sotto le lenzuola dei vostri fedeli, e non vi viene in mente di documentarvi almeno un pochino — basterebbe il granello di senape evocato da quel Galileo che voi amate citare a proposito e a sproposito — sulle sofferenze e le umiliazioni inflitte nei circhi a quelle che secondo voi, almeno quando vi fa comodo, sono pur sempre creature del vostro Dio (un po’ distratto o un po’ malvagio — un po’ poco “dio”, insomma, avrebbe detto quel paganaccio di Epicuro)…

Non mi sembra bello, Signora Chiesa. Sappiamo da tempo che Lei non è mai stata tenera con gli animali; e quelli fra i Suoi fedeli che inclinavano alla compassione per le bestie non hanno avuto vita facile — a partire da quel Francesco di Pietro Bernardone il cui Ordine, partito per ricordare a Lei, Signora Chiesa, l’importanza dell’umiltà e della povertà secondo la predicazione evangelica, finì poi a giustificare le imprese invece assai poco evangeliche della Santa Inquisizione. Imperscrutabili disegni di Dio o manipolazioni umane e temporali? Mistero della fede.

Ma sa, Signora Chiesa, cos’è che ultimamente mi ha fatto proprio arrabbiare? La notizia che per addobbare piazza San Pietro e il Colosseo in occasione del Natale verranno utilizzati due abeti secolari — due meravigliosi esseri viventi moriranno per celebrare una festa di rinnovamento antica di millenni, onorata ben prima che arrivaste voi a scipparla per commemorare la nascita di un dio così disinvoltamente noncurante dei viventi non umani.

Capisco benissimo che la vostra sia una tradizione consolidata: cominciò — ricorda? — l’anglosassone Wynfrith, poi monaco benedettino e vescovo col nome di Bonifacio, apostolo della Germania su mandato di Carlo Martello, che per sradicare metaforicamente le esecrande “superstizioni” pagane pensò bene di sradicare concretamente gli alberi sacri oggetti di culto delle popolazioni germaniche in Assia e Turingia; nel 723, a Geismar, fece abbattere la colossale quercia sacra a Donar (Thor), e col medesimo legno fece erigere nel medesimo luogo una chiesa dedicata a san Pietro. Convinto della bontà di questa pratica (invero assai poco pedagogica), continuò ad applicarla negli anni; finché il 5 giugno 754, in Frisia, un gruppo di frisoni restii ad essere convertiti uccisero lui e i suoi catecumeni sulle rive del Borne, presso Dokkum.

Ma i tempi, Signora Chiesa, sono cambiati — in meglio? In peggio? Che importa? Sono cambiati: e dovrebbe imparare a cambiare anche Lei, conformemente a com’è cambiato il mondo e a com’è cambiata la nostra consapevolezza nei confronti dell’immensità vivente in cui siamo immersi, e verso la quale la nostra meraviglia non sa esaurirsi.

Ci rifletta, Signora Chiesa; e se vuole continuare ad occuparsi delle anime immortali faccia pure — è Lei l’antropocentrista, non io. I corpi mortali li lasci pure ai miscredenti come me e come i miei amici, che sappiamo rispettarli e onorarli assai meglio di quanto Lei abbia dimostrato di saper fare negli ultimi duemila anni.

Cordialmente, ma senza esagerare

a.c.


feb 7 2012

“Lasciate che i bimbi vengano a me”: Benedetto XVI e il Simposio sulla pedofilia

Ho appreso ieri che papa Ratzinger, all’apertura del Simposio internazionale “Verso la guarigione e il rinnovamento” dedicato alla piaga della pedofilia nel clero, ha individuato nella “cura delle vittime” la “preoccupazione prioritaria per la comunità cristiana”.
Sua Santità mi sorprende: ero convinta che “loro” ponessero e si ponessero come priorità il non nocere, il non commettere il male — non il rimediare ai danni.
Anche perché nei Vangeli sta scritto con bella chiarezza:

«Disse ancora ai suoi discepoli: “È inevitabile che ci siano occasioni di peccato; ma guai a colui per colpa del quale esse avvengono. Meglio sarebbe per lui buttarsi nel mare con una macina da mulino appesa al collo, piuttosto che essere occasione di peccato a uno di questi piccoli”» (Luca 17,1-2).

Eppure la sensazione diffusa è che di questo passo non si sia tenuto gran conto nel corso dei secoli, preferendo il più ambiguo “lasciate che i bimbi vengano a me” (Marco 10,14), aperto ad ogni e possibile contorsione del caso; o forse quell’ondivago di Agostino d’Ippona ha fatto più guasti di quanto si pensi.
Quell’onest’uomo di fra Cristoforo direbbe forse che omnia munda mundis, tutto è puro per chi è puro; ma io, che sono donna e quindi impura, come amava ripetere san Girolamo, inclino a pensare che la Chiesa abbia preferito glissare su di un argomento tanto scivoloso lubrìco, per dirla alla latina — per risolvere a modo suo quella perversione legittimata che è l’obbligo del celibato (ci sarebbe da dire parecchio anche sul nubilato, ma per adesso mi fermo qui).
È già buono che in Vaticano ci si cominci a preoccupare delle vittime; ma un giro di vite sui carnefici non sarebbe affatto male.