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	<title>Caos scritto</title>
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	<description>lo spazio web di Alessandra Colla</description>
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		<title>17 febbraio 1600: in memoria di Giordano Bruno</title>
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		<pubDate>Sat, 18 Feb 2012 10:14:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandra</dc:creator>
				<category><![CDATA[Giordano Bruno]]></category>
		<category><![CDATA[Inquisizione]]></category>
		<category><![CDATA[Vaticano]]></category>

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		<description><![CDATA[È l&#8217;8 febbraio 1600 quando il frate domenicano Giordano Bruno da Nola esce, per la prima volta in sette anni, dal palazzo romano del Sant&#8217;Uffizio (ultimato trent’anni prima per divenire la sede centrale dell&#8217;Inquisizione romana — tribunale e carcere insieme). Vi è entrato il 27 febbraio 1593, in seguito all&#8217;accusa di eresia sollevata contro di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>È l&#8217;8 febbraio 1600 quando il frate domenicano Giordano Bruno da Nola  esce, per la prima volta in sette anni, dal palazzo romano del  Sant&#8217;Uffizio (ultimato trent’anni prima per divenire la sede centrale  dell&#8217;Inquisizione romana — tribunale e carcere insieme).</p>
<p>Vi è entrato il 27 febbraio 1593, in  seguito all&#8217;accusa di eresia sollevata contro di lui da Giulio  Mocenigo, l&#8217;abietto patrizio veneziano che prima l’aveva invitato nella  Serenissima per farsi insegnare la nobile arte della mnemotecnica e poi  l’aveva venduto all&#8217;Inquisizione — sembra per non dovergli pagare il  compenso pattuito&#8230; Contro il domenicano pesa anche la testimonianza di  un ambiguo frate cappuccino, tale Celestino da Verona, a sua volta  imprigionato per eresia e collaboratore di giustizia <em>ante litteram</em>,  per salvarsi la pelle (la delazione però gli servirà a poco: finirà  anch’egli sul rogo, e per giunta cinque mesi prima della sua illustre  vittima, il 16 settembre 1599). <a href="http://www.ereticamente.net/2012/02/17-02-1600-in-memoria-di-giordano-bruno.html">[continua qui]</a></p>
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		<title>Di ciò che nasce libero — gatti e filosofi</title>
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		<pubDate>Fri, 17 Feb 2012 10:46:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandra</dc:creator>
				<category><![CDATA[Gatti]]></category>
		<category><![CDATA[Giordano Bruno]]></category>
		<category><![CDATA[Libero pensiero]]></category>
		<category><![CDATA[Senzienti non-umani]]></category>

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		<description><![CDATA[Il 17 febbraio 1600 moriva sul rogo, in Campo de&#8217; Fiori a Roma, Giordano Bruno da Nola. La sentenza di morte era stata pronunciata pochi giorni prima, l&#8217;8 febbraio. Riconosciuto colpevole di eresia, nel tragitto dal carcere al patibolo gli fu imposta la mordacchia perché non potesse parlare, e l&#8217;ultima parola fosse riservata ai suoi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il 17 febbraio 1600 moriva sul rogo, in Campo de&#8217; Fiori a Roma, Giordano Bruno da Nola. La sentenza di morte era stata pronunciata pochi giorni prima, l&#8217;8 febbraio. Riconosciuto colpevole di eresia, nel tragitto dal carcere al patibolo gli fu imposta la mordacchia perché non potesse parlare, e l&#8217;ultima parola fosse riservata ai suoi carnefici.</p>
<p>Fra le tredici proposizioni “eretiche od erronee” che valsero al libero pensatore la condanna al rogo figura questa: <em><strong>«Cain fu uomo da bene, e meritamente uccise Abel, suo fratello, perché era un tristo e carnefice d’animali»</strong></em>. Mi piace ricordarla oggi, Giornata del Gatto.</p>
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		<title>&#8220;Lasciate che i bimbi vengano a me&#8221;: Benedetto XVI e il Simposio sulla pedofilia</title>
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		<pubDate>Tue, 07 Feb 2012 10:53:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandra</dc:creator>
				<category><![CDATA[Agostino d'Ippona]]></category>
		<category><![CDATA[Bendetto XVI]]></category>
		<category><![CDATA[Joseph Ratzinger]]></category>
		<category><![CDATA[Pedofilia]]></category>
		<category><![CDATA[Vangeli]]></category>
		<category><![CDATA[Vaticano]]></category>
		<category><![CDATA[fra Cristoforo]]></category>
		<category><![CDATA[san Girolamo]]></category>

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		<description><![CDATA[Ho appreso ieri che papa Ratzinger, all&#8217;apertura del Simposio internazionale &#8220;Verso la guarigione e il rinnovamento&#8221; dedicato alla piaga della pedofilia nel clero, ha individuato nella &#8220;cura delle vittime&#8221; la &#8220;preoccupazione prioritaria per la comunità cristiana&#8221;. Sua Santità mi sorprende: ero convinta che &#8220;loro&#8221; ponessero e si ponessero come priorità il non nocere, il non [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ho appreso ieri che papa Ratzinger, all&#8217;apertura del Simposio internazionale <em>&#8220;Verso la guarigione e il rinnovamento&#8221;</em> dedicato alla piaga della pedofilia nel clero, ha individuato nella &#8220;cura delle vittime&#8221; la &#8220;preoccupazione prioritaria per la comunità cristiana&#8221;.<br />
Sua Santità mi sorprende: ero convinta che &#8220;loro&#8221; ponessero e si ponessero come priorità il <em>non nocere</em>, il non commettere il male — non il rimediare ai danni.<br />
Anche perché nei Vangeli sta scritto con bella chiarezza:</p>
<blockquote><p><strong><em>«Disse ancora ai suoi discepoli: &#8220;È inevitabile che ci siano occasioni di peccato; ma guai a colui per colpa del quale esse avvengono. Meglio sarebbe per lui buttarsi nel mare con una macina da mulino appesa al collo, piuttosto che essere occasione di peccato a uno di questi piccoli&#8221;»</em> (Luca 17,1-2).</strong></p></blockquote>
<p>Eppure la sensazione diffusa è che di questo passo non si sia tenuto gran conto nel corso dei secoli, preferendo il più ambiguo &#8220;lasciate che i bimbi vengano a me&#8221; (Marco 10,14), aperto ad ogni e possibile contorsione del caso; o forse quell&#8217;ondivago di Agostino d&#8217;Ippona ha fatto più guasti di quanto si pensi.<br />
Quell&#8217;onest&#8217;uomo di fra Cristoforo direbbe forse che <em>omnia munda mundis</em>, tutto è puro per chi è puro; ma io, che sono donna e quindi impura, come amava ripetere san Girolamo, inclino a pensare che la Chiesa abbia preferito glissare su di un argomento tanto <em>scivoloso </em>— <em>lubrìco</em>, per dirla alla latina — per risolvere a modo suo quella perversione legittimata che è l&#8217;obbligo del celibato (ci sarebbe da dire parecchio anche sul nubilato, ma per adesso mi fermo qui).<br />
È già buono che in Vaticano ci si cominci a preoccupare delle vittime; ma un giro di vite sui carnefici non sarebbe affatto male.</p>
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		<title>In un altro secolo, un altro 6 febbraio</title>
		<link>http://www.alessandracolla.net/2012/02/06/in-un-altro-secolo-un-altro-6-febbraio/</link>
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		<pubDate>Mon, 06 Feb 2012 09:59:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandra</dc:creator>
				<category><![CDATA[6 febbraio 1934]]></category>
		<category><![CDATA[Robert Brasillach]]></category>

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		<description><![CDATA[Sangue di sognatori e di poeti&#8230;]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.alessandracolla.net/2009/02/06/ai-morti-di-febbraio-1934-1945/">Sangue di sognatori e di poeti&#8230;</a></p>
<div id="attachment_869" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px"><a href="http://www.alessandracolla.net/wp-content/uploads/2012/02/6_fevrier_1934_1.jpg"><img class="size-medium wp-image-869" title="6_fevrier_1934_1" src="http://www.alessandracolla.net/wp-content/uploads/2012/02/6_fevrier_1934_1-300x222.jpg" alt="" width="300" height="222" /></a><p class="wp-caption-text">Parigi, 6 febbraio 1934: manifestanti in Place de la Concorde.</p></div>
]]></content:encoded>
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		<title>«Perché mangiamo carne?»: l&#8217;analisi psicologica di Annamaria Manzoni</title>
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		<pubDate>Sat, 28 Jan 2012 08:56:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandra</dc:creator>
				<category><![CDATA[Annamaria Manzoni]]></category>
		<category><![CDATA[Ipotesi Gaia]]></category>
		<category><![CDATA[Senzienti non-umani]]></category>

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		<description><![CDATA[Ho conosciuto di passata Annamaria Manzoni molto tempo fa, quando eravamo entrambe ragazzine: e mai avrei pensato che le nostre strade potessero di nuovo incrociarsi, dopo tanti anni e così profondamente. Condivido con i viandanti questa lucida e dolente analisi di uno fra gli aspetti fondanti più sanguinosi della nostra cosiddetta civiltà. Buona lettura. (dal [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #dc143c;"><em><strong>Ho conosciuto di passata Annamaria Manzoni molto tempo fa, quando eravamo entrambe ragazzine: e mai avrei pensato che le nostre strade potessero di nuovo incrociarsi, dopo tanti anni e così profondamente.</strong></em></span></p>
<p><span style="color: #dc143c;"><em><strong> Condivido con i viandanti questa lucida e dolente analisi di uno fra gli aspetti fondanti più sanguinosi della nostra cosiddetta civiltà. Buona lettura.</strong></em></span></p>
<p>(dal sito<a href="http://www.eticamente.net/"> Eticamente</a>)</p>
<p><ins><ins id="aswift_0_anchor"></ins></ins></p>
<p><strong>Annamaria Manzoni ha scritto il libro “Noi abbiamo un sogno” </strong>.  E’ un saggio molto profondo in cui viene analizzato dal punto di vista  psicologico e socio-culturale il rapporto uomo-animale. Eticamente ha  scritto tempo fa una recensione del libro che potete visionare a questo  link:  <a href="http://www.eticamente.net/535/recensione-libro-noi-abbiamo-un-sogno-di-annamaria-manzoni.html">http://www.eticamente.net/535/recensione-libro-noi-abbiamo-un-sogno-di-annamaria-manzoni.html</a></p>
<p>Abbiamo il piacere di ospitare Annamaria tra le nostre pagine e le abbiamo posto alcune domande.</p>
<p><strong>1- All’interno del suo libro vi è un’analisi psicologica  illuminante riguardo le motivazioni che spingono le persone a mangiare  carne: ce le può riassumere brevemente?</strong></p>
<p>Il discorso è articolato e complesso e poco adatto ad una sintesi che  inevitabilmente  trascura elementi importanti. In ogni caso,  focalizzando  il problema della violenza sugli animali non umani sul  “mangiar carne”, si va diritti al cuore della questione perché <em>grandissima  parte di tale violenza non è agita da persone sadiche e  malvagie, ma è  consentita e supportata da quelle “normali”, per bene, che con il  proprio stile di vita, la propria alimentazione, il proprio modo di  vestire sono la causa del martirio quotidiano di uno sconfinato numero  di loro.</em></p>
<p><strong>Se fare fronte e contrastare l’aggressività può essere compito complesso,</strong> ma per il quale nel corso del tempo sono stati approntati strumenti, frutto di molti approfondimenti sulla sua eziologia,  <strong>più complicato è occuparsi di  quella banalità del male, di cui il mangiar carne è chiaro esempio</strong>,  che proprio in quanto banale viene accettata nella sua pretesa normalità, senza nemmeno essere riconosciuta come male.</p>
<p>Da sottolineare quanto  la  psicologia sia ancora oggi omissiva al  riguardo: le ragioni vanno ricercate, io credo,  nel fatto che coloro  che dovrebbero essere gli studiosi di questo fenomeno sono in genere  essi stessi oggetto dello studio che dovrebbero condurre. In altri  termini: gli psicologi, meglio: noi psicologi  siamo parte del problema  esattamente come lo sono tutte le altre persone, quando non riconosciamo  come prodotto di prepotenza e predominio il mangiare  gli animali,  nonostante  il corollario di schiavizzazione e uccisione che ciò  comporta,   non mettiamo  a fuoco  la situazione , non ci  rendiamo  conto della tragedia quotidiana in atto, rispetto alla quale dovremmo  sentirci chiamati a intervenire per cercare di decodificarla, dal  momento che, per  formazione e professione,  possediamo , o dovremmo  possedere, gli strumenti per farlo. Per altro tutte le forme di violenza  legittima intraspecifica, vale a dire all’interno della specie umana,  (si pensi alla pena di morte, alle punizioni fisiche sui bambini…) sono  davvero poco studiate, in se stesse e nelle loro conseguenze, se non in  modo indiretto, come per esempio con l’interpretazione degli studi di  Milgram sulla obbedienza distruttiva; esattamente  come succede per  quanto riguarda la violenza legittima interspecifica, quella contro gli  altri animali.</p>
<p>Di fatto sono molti i  meccanismi che consentono il perpetuarsi  dell’attuale stato di cose, permettendo di non riconoscere il male, per  legalizzato che sia, insito nel nostro rapporto con gli altri animali: <strong>si tratta di meccanismi </strong><strong>inconsci, definiti di difesa proprio in quanto assolvono il  compito di proteggerci  dall’angoscia che potrebbe esplodere se la  realtà in atto venisse riconosciuta</strong>. In primo luogo non si può prescindere dal nostro essere totalmente immersi in una  <em>cultura antropocentrica</em>,  per cui il concetto stesso di animale è svilito e identificato non con  quello di  essere vivente, sofferente e senziente, ma con quello di  entità che è di fatto reificata, ridotta allo <strong>stato di cosa</strong>.  Solo questa rappresentazione dell’animale permette per esempio che la  gente possa tranquillamente accordarsi per “andare a mangiare il pesce”,  oppure organizzi gioiose grigliate o celebri con soddisfazione piatti  stagionali come lenticchie con zampone o polenta con  capriolo.<strong> I  termini sono scollegati dall’animale che sono,  le vittime indifese non  sono neppure pensate, non vivono nemmeno nell’immaginario, non  possiedono esistenza propria.</strong> Si pensi a quell’immagine tanto  spesso pubblicizzata, in cui la sagoma di una mucca è divisa in parti  corrispondenti ad altrettanti “pezzi” destinati a variegati  trattamenti  culinari: l’essenza stessa dell’animale è negata in favore della sua  riduzione a cibo. Tradizioni filosofiche e  convincimenti religiosi  teorizzano la liceità di tutto ciò:<strong> agli animali  non umani  ancora oggi non è stata attribuito il possesso dell’anima, e questo  basta alla scellerata giustificazione di ogni male contro di loro</strong>:  per attribuirla alle donne sono state necessarie lunghissime  riflessioni (da parte degli uomini), per gli schiavi è stato più  complicato ancora. La cinica osservazione che tenere categorie di esseri  viventi in condizioni di inferiorità procura enormi vantaggi a chi  detiene il potere non rende ottimisti sul tempo necessario a che una  salutare rivisitazione del nostro rapporto con gli animali dia  loro la  dignità che loro neghiamo, siano o meno contenitori di quell’anima che  pare essere il salvacondotto per ogni attribuzione di dignità. <a href="http://www.eticamente.net/1912/perche-mangiamo-carne-lanalisi-psicologica-di-annamaria-manzoni.html">[continua qui]</a></p>
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		<title>27 gennaio, giornata di una memoria</title>
		<link>http://www.alessandracolla.net/2012/01/26/27-gennaio-giornata-di-una-memoria/</link>
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		<pubDate>Thu, 26 Jan 2012 14:14:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandra</dc:creator>
				<category><![CDATA[27 gennaio]]></category>
		<category><![CDATA[Resistenze]]></category>

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		<description><![CDATA[]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.alessandracolla.net/wp-content/uploads/2012/01/27gennaio-copia-copia1.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-858" title="27gennaio copia copia" src="http://www.alessandracolla.net/wp-content/uploads/2012/01/27gennaio-copia-copia1-224x300.jpg" alt="" width="224" height="300" /></a></p>
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		<title>Jean-Claude Van Damme contro le pellicce</title>
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		<pubDate>Mon, 23 Jan 2012 12:20:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandra</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ipotesi Gaia]]></category>
		<category><![CDATA[Jean-Claude Van Damme]]></category>
		<category><![CDATA[Pellicce]]></category>
		<category><![CDATA[Senzienti non-umani]]></category>

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		<description><![CDATA[Questa è la foto per la quale ha posato l’attore per la nuova campagna di GAIA. Inutile dire che la Federazione belga della pelliccia si è subito scagliata contro definendola disgustosa… forse, appunto, l’effetto desiderato… In questa foto l’attore, famoso per i suoi film d’azione, posa come per una locandina di un film, tenendo tra [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_851" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px"><a href="http://www.alessandracolla.net/wp-content/uploads/2012/01/van-damme_291996_2329813933378_1490618112_32641210_6288736_n.jpg"><img class="size-medium wp-image-851" title="van-damme_291996_2329813933378_1490618112_32641210_6288736_n" src="http://www.alessandracolla.net/wp-content/uploads/2012/01/van-damme_291996_2329813933378_1490618112_32641210_6288736_n-300x231.jpg" alt="Jean-Claude Van Damme contro le pellicce" width="300" height="231" /></a><p class="wp-caption-text">L&#39;attore Jean-Claude Van Damme testimonial della campagna GAIA contro le pellicce</p></div>
<p>Questa è la foto per la quale ha posato l’attore per la nuova campagna di GAIA.<br />
Inutile dire che la Federazione belga della pelliccia si è subito  scagliata contro definendola disgustosa… forse, appunto, l’effetto  desiderato…<br />
In questa foto l’attore, famoso per i suoi film  d’azione, posa come per una locandina di un film, tenendo tra le mani il  cadavere di un visone scuoiato, trasformandosi, il tempo di qualche  cliché, in attore di film dell’orrore. Un film che è stato immaginato si  chiamerebbe “Le vittime”.<br />
Isolde Delanghe, rappresentante della  Federazione belga della pelliccia accusa gli animalisti di GAIA di voler  ingannare il pubblico attraverso i mass-media e di volerlo  impressionare con questa immagine orrenda e sanguinolenta. La  Federazione si difende sostenendo che secondo GAIA tutto il settore  agricolo ha degli atteggiamenti deplorevoli, senza mettere in evidenza  che invece tutti sono coinvolti, compresi gli allevatori di visoni, ed  interessati al buon svolgimento delle cose, infatti, prosegue, se l’uso e  la vendita delle pellicce conosce nuovamente un tale successo in questi  ultimi anni è proprio per gli sforzi che vengono fatti nel settore per  il benessere degli animali, senza trascurare l’accesso ad una  informazione trasparente sulla provenienza delle pellicce.<br />
Jean Claude Van Damme non nasconde il suo amore per gli animali ma è la prima volta che milita ufficialmente in loro favore.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>La &#8220;Carta per il rinascimento della campagna&#8221;</title>
		<link>http://www.alessandracolla.net/2012/01/23/la-carta-per-il-rinascimento-della-campagna/</link>
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		<pubDate>Mon, 23 Jan 2012 12:02:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandra</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ipotesi Gaia]]></category>

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		<description><![CDATA[Una proposta così antica da sembrare nuova, e così semplice da sembrare rivoluzionaria. Una proposta da accogliere e rilanciare. Carta per il rinascimento della campagna (di Wendell Berry, Giannozzo Pucci, Vandana Shiva, Maurizio Pallante) PRINCIPI. L’agricoltura con le attività forestali è indispensabile alla sopravvivenza umana. La campagna provvede a tutti i bisogni fondamentali di acqua, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #ff0000;"><em><strong>Una proposta così antica da sembrare nuova, e così semplice da sembrare rivoluzionaria. Una proposta da accogliere e rilanciare.</strong></em></span></p>
<p><em><strong><br />
</strong></em></p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://reti.ilcambiamento.it/ecologiaprofonda/2012/01/23/carta-per-il-rinascimento-della-campagna/"><strong>Carta per il rinascimento della campagna</strong></a></p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://reti.ilcambiamento.it/ecologiaprofonda/2012/01/23/carta-per-il-rinascimento-della-campagna/">(di Wendell Berry, Giannozzo Pucci, Vandana Shiva, Maurizio Pallante)</a></p>
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<p style="text-align: center;">
<p>PRINCIPI. L’agricoltura con le attività forestali è indispensabile alla sopravvivenza umana.<br />
La campagna provvede a tutti i bisogni fondamentali di acqua, aria,  biodiversità, cibo, energia, fibre (cotone, lana, lino ecc) e a tutti i  materiali da costruzione. La terra è sacra, non l’abbiamo fatta noi. È  la dimora naturale di ogni essere vivente. Sulla terra si fonda  l’identità delle comunità umane se non è alienata, frammentata e non è  basata su mere considerazioni utilitaristiche. Il suolo su cui  camminiamo è mescolata la polvere dei nostri antenati; i nostri corpi,  morendo, arricchiscono la terra dimostrando che essa non ci appartiene  ma noi apparteniamo alla terra. La campagna è una comunità vivente di  innumerevoli organismi e come un corpo deve essere nutrita, curata,  fatta riposare. Si parla con lei attraverso il proprio corpo. La  campagna è essenziale per rigenerare la società umana, perciò occorre  arricchire le campagne, riscoprendone la sacralità.<br />
Tutte le civiltà si basano sull’agricoltura, compresa quella  industriale, ma nessuna è stata così distruttiva per la natura come la  nostra che è perciò la più fragile di tutte.<br />
Le tecnologie industriali applicate alla terra — prodotti chimici di  sintesi come diserbanti, concimi chimici, anticrittogamici, macchine a  energia fossile, sementi geneticamente manipolate, monocolture di merci  per il mercato internazionale, che modificano il paesaggio per renderlo  funzionale alle macchine — non sono agricoltura ma attività industriali,  e non devono godere di privilegi per “pubblico interesse”.<br />
Il furto anche di una sola mela è un reato punito penalmente, ma il  saccheggio sistematico dell’eredità genetica e l’inquinamento dei cicli  alimentari con conseguenze immense sulle popolazioni, non è considerato  illegale dai governi, eppure viola i diritti fondamentali di tutti i  popoli. Non c’è profitto derivante da questa distruzione che possa  giustificarla.<br />
La terra non è e non sarà mai una merce. È un bene comune. Il suo destino naturale è l’uso e il godimento comune.<br />
Comune è l’aria che gli alberi e i venti rendono pura, comune è l’acqua  che le radici delle piante, le rocce, le cascate rendono potabile e  salutare come nessun impianto tecnologico può fare, comune è l’humus che  si forma sotto gli alberi e nei campi ben coltivati perché arricchisce  la catena alimentare, la quale è comune anch’essa insieme al polline dei  fiori e a tutto ciò che serve a far vivere gli insetti, gli uccelli,  gli animali e le piante selvatiche, delle quali comuni sono i semi  spontanei così come quelli delle piante coltivate, selezionate  dall’opera di tanti contadini e comunità indigene anonime che da sempre  hanno lasciato in eredità gratuita a tutte le generazioni i risultati  delle loro fatiche e scoperte. Comune infine è la terra per le  popolazioni tribali. Ma anche nelle società contadine in cui è ben  instaurata la proprietà privata, restano forme di usi civici e comuni  sono le strade vicinali, la rete dei fossi, le sponde dei fiumi e i  ruscelli, l’uso delle sorgenti liberamente aperto alla sete dei vicini e  dei viandanti. [<a href="http://reti.ilcambiamento.it/ecologiaprofonda/2012/01/23/carta-per-il-rinascimento-della-campagna/">continua qui</a>]</p>
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		<title>Di navi, isole e ciò che non si può prevedere</title>
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		<pubDate>Fri, 20 Jan 2012 12:14:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandra</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ci sono due modi per annullare la comprensione di un fatto: parlarne troppo, o parlarne male. Ed è esattamente quello che si sta facendo in questi giorni in relazione a due fatti di non poco momento: 1) il disastro della &#8220;Costa Concordia&#8221; all&#8217;isola del Giglio, e 2) la rivolta (ormai non più soltanto siciliana) del [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ci sono due modi per annullare la comprensione di un fatto: parlarne troppo, o parlarne male.<br />
Ed è esattamente quello che si sta facendo in questi giorni in relazione a due fatti di non poco momento: 1) il disastro della &#8220;Costa Concordia&#8221; all&#8217;isola del Giglio, e 2) la rivolta (ormai non più soltanto siciliana) del Movimento dei Forconi.</p>
<p>1) Per una come me, cresciuta a pane e Salgari, innamorata del mare e della marineria, uno come il comandante Schettino meriterebbe come minimo un paio di giri di chiglia, e poi a terra per tutta la vita — cosa che per un marinaio dovrebbe essere la peggior condanna al mondo. Ma il punto non è il comandante Schettino con le sue manchevolezze (alle quali non aggiungerò alcun aggettivo), povero capro espiatorio di colpe non soltanto sue. Il punto vero e dolentissimo e sottaciuto è il corrente concetto di &#8220;crociera&#8221; (magari pure <em>low cost</em>): ovvero <a href="http://www.alessandracolla.net/2010/03/04/sullutilita-e-il-danno-delle-previsioni-per-la-vita/">la convinzione, tanto errata quanto perniciosa, che oggi sia possibile tenere sotto controllo praticamente tutto</a>. Nel centenario dell&#8217;affondamento del <em>Titanic</em>, dovremmo avere imparato che, se è molto difficile tenere sotto controllo ciò che è costruito dall&#8217;uomo, è umanamente impossibile esercitare un sia pur debole controllo su ciò che umano non è. E, per l&#8217;inspiegabilmente negletta legge della <em>Gestalt</em> (altro che <a href="http://www.invasionealiena.com/cospirazioni/articoli-cospirazioni/662-le-strane-coincidenze-della-tragedia-del-concordia.html">complottismi</a>&#8230; rileggiamoci <a href="http://lafeltrinelli.it/products/9788811681090/Punto_critico/Michael_Crichton.html">Crichton</a>, piuttosto), quattromila persone (compresi bambini, anziani, disabili e adulti incapaci di nuotare) su una nave comandata e servita da personale non esattamente qualificatissimo a centocinquanta metri dalla riva su fondali bassi e scogliosi è <em>molto più</em> che la somma delle parti. Questa roba non è una crociera. Questa roba non è nemmeno la <em>nave dei folli</em>. Questa roba è un grappolo di umanità appeso a poche dita incrociate, nell&#8217;illusione ottusa e modernissima che tutto sia per tutti e che un team di progettisti possa avere la meglio sul Caso — il quale è, non dimentichiamolo, soltanto il nome che lo sciocco dà al Fato.<br />
Come diceva Pulcinella, <em>&#8220;pe&#8217;mmare nun ce stanno taverne&#8221;</em>. Bisognerebbe appunto tornare coi piedi per terra, e tributare al mare il rispetto millenario che gli si conviene.</p>
<p>2) Cominciata in Sicilia, la protesta popolare dei &#8220;Forconi&#8221; si sta estendendo all&#8217;Abruzzo e alla Sardegna, e sembra destinata a diffondersi ancora.<br />
Qualcuno, auspico, mi perdonerà se mi cito (il brano che segue è tratto da un articolo sulle rivolte arabe pubblicato sul n. 2 di &#8220;Territorio &#8211; Mensile di impegno civile fondato da Paolo Albano e Ugo Maria Tassinari&#8221;):</p>
<blockquote><p>
<strong><em>«Anche se non ce lo ricordiamo, noi veniamo da un secolo di rivolte. Il fatto che il sistema Europa-Usa non ne abbia tenuto conto nell’orientare la propria politica estera ed economica indica soltanto la sua incapacità di comprendere il contesto globale a favore di un’autoreferenzialità i cui danni sono sotto gli occhi di tutti — e si profilano, ahinoi, destinati a durare nel tempo ancora per un pezzo.<br />
Si trattava, naturalmente, di rivolte contadine. L’Occidente urbanizzato, luogo ideale del (post)capitalismo trionfante, ha minimizzato quei movimenti, relegandoli ai margini dell’attenzione mediatica e facendone oggetto di studio per pochi addetti ai lavori: il mondo contadino, deprivato della sua carica culturale e storica, è stato percepito come un residuo di epoche ormai superate e del tutto ininfluente sulla tessitura degli eventi planetari. Errore madornale, evidentemente.<br />
La classe contadina è, senz’ombra di dubbio, un soggetto storico: lo dimostrano gli infiniti episodi che costellano la storia dell’umanità e che figurano nei libri di scuola — fino alla seconda metà dell’Ottocento, più o meno. Dopodiché, la grande (e rovinosa) avventura dell’urbanesimo sembra spazzar via il contadinato salvandone soltanto qualche brandello buono per le indagini etnologiche e di costume.<br />
Eppure, dal Messico (1910 e anni Novanta) alla Russia (1917), dalla Cina (1927) al Vietnam (1930), da Cuba (1953) all’Algeria (1954) — per non parlare di Nicaragua e Salvador, devastati da decenni di conflitti —, il XX secolo è costellato di rivolte contadine dai caratteri spesso più di guerriglia che di sommossa — e non ne è stata immune neppure la vecchia Europa: nel 1988, a Béziers (Francia meridionale), diecimila viticoltori occitani manifestarono duramente per protestare contro alcune inique misure governative che li riguardavano; nel 1990 e nel 2010 si mosse anche Tolosa, e alla fine degli anni Novanta salì agli onori delle cronache l’agricoltore (nonché attivista no global e sindacalista) José Bové, che con le sue eclatanti proteste riuscì a richiamare l’attenzione dell’Occidente sulla sofferente ma ancora viva realtà contadina francese ed europea. [...] Sarebbe stato possibile prevedere questi sviluppi? Verosimilmente no, perché la concomitanza di fattori tanto numerosi e diversi vanifica irrimediabilmente qualsiasi tentativo previsionale. Tuttavia, c’è un’imbarazzante ovvietà che troppo spesso gli osservatori tendono a dimenticare, e che invece costituisce la base fondante di ogni e qualsivoglia comunità umana: il capo-Stato garantisce sussistenza e sicurezza, e i gregari-sudditi in cambio si accollano precisi doveri. Quando il primo non è più in grado di garantire niente, i secondi non sono più disposti a farsi carico dei loro doveri, e l’equilibrio sociale salta.» </em></strong></p></blockquote>
<p>Torniamo ai &#8220;Forconi&#8221;. Dopo giorni di silenzio tutt&#8217;altro che inspiegabile (il territorio c&#8217;è, è la mappa che bisogna costruire), i media hanno dovuto necessariamente occuparsi in chiaro della vicenda: e di fronte al fenomeno nuovissimo del marciare affiancati anziché contrapposti, posto in essere da elementi tradizionalmente riconducibili a &#8220;destra&#8221; e &#8220;sinistra&#8221;, da un lato è scattata la preoccupazione delle istituzioni e dall&#8217;altro serpeggia il nervosismo all&#8217;interno delle realtà antagoniste più rigide. Parola d&#8217;ordine: delegittimare. E così il Movimento dei Forconi è diventato di volta in volta fascista, massone, mafioso&#8230; e dio sa cos&#8217;altro — la fantasia può tutto, ma per fortuna <a href="http://crisis.blogosfere.it/2012/01/forconi-la-storia-di-forza-nuova-e-una-fesseria-ecco-perche.html">qualcuno ragiona ancora</a>. Per quanto mi riguarda, sto a vedere — con l&#8217;attenzione che si conviene a questi tempi interessanti.</p>
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		<title>Di &#8220;coglioni&#8221;, &#8220;dementi&#8221; e certi commenti (che fa anche rima)</title>
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		<pubDate>Tue, 10 Jan 2012 13:47:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandra</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Di Renato Pallavidini avevo già parlato qui. Ora il professore torinese è di nuovo sotto i riflettori per certe sue discutibilissime esternazioni su facebook: per quanto mi riguarda, non faccio nessuna fatica ad ammettere che è veramente difficile riconoscere nell&#8217;autore di quei post il raffinato conoscitore di Hegel e il profondo intellettuale che ho frequentato [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Di Renato Pallavidini avevo già parlato <a href="http://www.alessandracolla.net/2007/11/03/sbatti-il-mostro-in-prima-pagina-renato-pallavidini/">qui</a>. Ora il professore torinese è di nuovo sotto i riflettori per certe sue <a href="http://www.repubblica.it/cronaca/2012/01/05/news/pallavidini_prof_neonazista-27613974/?ref=HREC2-1">discutibilissime esternazioni su facebook</a>: per quanto mi riguarda, non faccio nessuna fatica ad ammettere che è veramente difficile riconoscere nell&#8217;autore di quei post il raffinato conoscitore di Hegel e il profondo intellettuale che ho frequentato tempo addietro — da quello studioso non prenderò mai le distanze.<br />
Ma, più che del prof. Pallavidini, oggi vorrei parlare dei complicati meccanismi mentali che stanno dietro a commenti come questi:</p>
<blockquote><p><em><strong>il professor pallavidini non è affatto un mostro!<br />
E’ MOLTO PIU’ SEMPLICEMENTE UN COGLIONE!<br />
pier</strong></em></p>
<p><em><strong>Io spero vivamente che voi non siate degli insegnanti come questo Pallavidini che mi sembra semplicemente un demente, come le argomentazioni della vostra retorica populista a buon mercato.<br />
Semplicemente siete l’emblema di un sistema, il nuovo sistema Italia, dove ogni porcheria fatta e detta è giustificabile da una pretestuosa libertà di parola garantita da quella Costituzione che tu citi (non ti meriti il lei) senza comprenderne minimamente il significato al di la delle mere parole scritte. Senza vederne lo spirito. La nuova religione civile e planetaria è invece questa: l’ignoranza, il volere dimenticare, il mettere in dubbio ogni cosa. Siete voi e vi ci trovate bene a quanto vedo.<br />
Ricollegandomi alle recenti affermazioni naziste postate su facebook dal vostro cosiddetto professore propongo di sbattere il mostro (e anche tutti voi) invece che in prima pagina a Dachau per un mesetto. Sò che per voi non sarà divertente come un tempo quando si bruciavano donne e bambini (ma magari è tutta propaganda sionista e altro non era che un enorme festa della birra) ma sono convinto vi possa fare bene il fresco anche solo per ossigenare il cervello.<br />
filippo</strong></em></p></blockquote>
<p>Sono apparsi entrambi su questo blog, proprio in relazione al mio post del 3 novembre 2007, in cui appunto riconoscevo a Renato Pallavidini il diritto di esprimere riserve sul senso attribuito alla Giornata della Memoria e al movimento Hezbollah. E ancora non ne comprendo il perché: un po&#8217; perché sono passati quattro anni da quell&#8217;episodio, e un po&#8217; perché quei fatti non c&#8217;entrano assolutamente nulla con quelli che hanno riportato alla ribalta il prof. Pallavidini nei primissimi giorni di questo gennaio. Ma ogni testa è un piccolo mondo, e andiamo avanti.</p>
<p>All&#8217;apodittico &#8220;pier&#8221;, che evidentemente lo ignora, vorrei far presente che il <em>coglione </em>ha scritto un pregevole saggio intitolato <em>Hegel critico dell&#8217;autoritarismo</em>, pubblicato da Arnaud nel 1993 con prefazione del grande filosofo Remo Bodei, già titolare di cattedra alla Normale di Pisa e oggi docente all&#8217;UCLA in California e considerato probabilmente il massimo esperto italiano dell&#8217;idealismo classico tedesco. Non so quanti altri coglioni arriverebbero a tanto.</p>
<p>A &#8220;filippo&#8221;, invece, rivolgo dapprima un sincero ringraziamento: nel suo concitato saltabeccare dal &#8220;voi&#8221; al &#8220;tu&#8221; e viceversa mi ha fatto sentire per un momento una e trina — e in ogni caso il <em>plurale majestatis</em>, soprattutto se non si portano né una corona né un triregno, fa sempre piacere.</p>
<p>Dunque &#8220;filippo&#8221; inanella una serie di giudizi sulla misteriosa entità noi/io/noi basandosi non si capisce bene su che cosa, ma compiendo interessanti salti logici. E inizia qualificando come dementi sia il prof. Pallavidini sia la nostra/mia/nostra &#8220;retorica populista a buon mercato&#8221;. Curioso: perché, escludendo qui l&#8217;impiego del termine nella sua corretta accezione, nota perlopiù ai soli addetti ai lavori, comunemente &#8220;populista&#8221; sta per &#8220;demagogico&#8221; — &#8220;ciò che, attraverso retorica e false promesse, mira ad accaparrarsi il favore delle masse&#8221;. Ora, accusate noi/me/noi di quello che volete ma non di demagogia: perché altrimenti non staremmo/starei/staremmo mica qui a <em>sparare cazzate</em> (cit. Guccini) gratis su un blog, ma saremmo/sarei/saremmo invece un&#8217;affermata opinionista mediaticamente corteggiata: cioè spareremmo/sparerei/spareremmo analoghe cazzate però a pagamento, e nei salotti televisivi o dalle colonne di qualche illustre quotidiano.</p>
<p>Proseguiamo. Il &#8220;filippo&#8221;ci/mi/ci attribuisce nientemeno che il ruolo impegnativo di &#8220;emblema&#8221; del &#8220;nuovo sistema Italia&#8221;. E anche questo è bizzarro, perché noi/io/noi col sistema/Sistema ci litighiamo/litigo/litighiamo da una vita; e non votando da parecchio esprimiamo/esprimo/esprimiamo la mia assoluta estraneità alle dinamiche rappresentative che reggono questo paese.</p>
<p>Dopodiché, &#8220;filippo&#8221; ci/mi/ci accusa di citare la Costituzione senza comprenderne minimamente il significato &#8220;al di la (sic!) delle mere parole scritte&#8221;. È una sua opinione, a conforto della quale non produce alcuna prova. Del pari, noi/io/noi possiamo/posso/possiamo affermare con altrettanta serenità che &#8220;filippo&#8221; non ha compreso neanche una parola della <em>Batracomiomachia </em>e anzi la cita a sproposito. Tié.</p>
<p>C&#8217;è invece un punto sul quale io (non so gli altri membri della trimurti) mi sento di concordare con &#8220;filippo&#8221;, e cioè che &#8220;La nuova religione civile e planetaria è invece questa: l’ignoranza, il volere dimenticare&#8221;. È proprio così. Ci si fa un vanto di non sapere — <em>come stanno le cose</em>. Ci si fa un obbligo di volere dimenticare — <em>come sono andate le cose</em>.<br />
Sul &#8220;mettere in dubbio ogni cosa&#8221;, invece, non sono d&#8217;accordo (sempre io): per &#8220;filippo&#8221; questo è un tratto negativo. Per me, invece, è positivissimo. Perché è solo nutrendo il dubbio e cercando di andare al di là dei &#8220;sentito dire&#8221; e delle verità di comodo che si può fare storia. Come diceva Renzo De Felice, ogni storico è per sua natura revisionista: e guai se così non fosse — altro che 1984&#8230;</p>
<p>Da ultimo, come si conviene in questi casi, &#8220;filippo&#8221; avanza una proposta costruttiva: mandarci/mi/ci &#8220;a Dachau per un mesetto&#8221;. Bontà sua, &#8220;filippo&#8221; riconosce che senza donne e bambini bruciati la cosa non sarebbe granché divertente. Ma la trimurti che sono diventata non mangia carne, e trova l&#8217;odore di carne bruciata sgradevolissimo.<br />
Aggiungeremmo, tutti quanti, che a Dachau la prassi non era di bruciare donne e bambini, bensì di <a href="http://www.tuttobaviera.it/dachau.html ">cremare nell&#8217;apposito forno i detenuti morti</a>. Bruciare vivi donne e bambini è una pratica tipicamente angloamericanoisraeliana, come dimostrano — giusto per fare qualche esempio — il bombardamento di Dresda, la guerra in Vietnam e l&#8217;operazione &#8220;Piombo Fuso&#8221;.</p>
<p>In conclusione, sollecito del nostro/mio/nostro benessere, &#8220;filippo&#8221; si dice &#8220;convinto vi possa fare bene il fresco anche solo per ossigenare il cervello&#8221;. Ringraziando della premura, tutti noi in coro facciamo notare a &#8220;filippo&#8221; che il modo migliore per ossigenarsi è respirare aria pura. Pura, pulita — e non viziata da tanti pregiudizi e tanti luoghi comuni.</p>
<p>Pensare prima di parlare non è (ancora) reato.</p>
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