Parliamo tanto di me

Finora ho sempre pensato che parlare di sé fosse di cattivo gusto. Per la verità lo penso ancora, ma mi sono resa conto di una cosa (ogni tanto, tocca fare un po’ di sana autocritica): io, signore e signori, non sono capace di vendermi.

Non soltanto nel senso che non scendo a compromessi e non baratto con niente idee e ideali; ma proprio nel senso che non so lanciare il “prodotto Alessandra” sul mercato, ecco. Carenza di autostima? Assenza di faccia tosta? Eccessivo senso del pudore? Latenti difficoltà relazionali? Vai a saperlo.

Come tutti, so fare diverse cose — qualcuna bene, qualcuna male e qualcuna così così. In particolare, però, preferisco scrivere. E ammesso (come sostengono alcuni) che in questo io sia anche bravina, non c’è verso di farlo sapere al mondo. Così, quando trovo qualcuno che incredibilmente, inaspettatamente, magicamente mi sta a sentire, passo dalla sorpresa alla diffidenza all’euforia in tempo zero.

Vediamo di porre riparo.

Ho passato da un bel po’ i cinquant’anni, anzi veleggio verso i sessanta, ma scrivo da quando ne avevo diciannove.

Ho preso la tessera di giornalista pubblicista nel 1980, mentre studiavo scienze umane (mi  sono  laureata in Filosofia). Ho collaborato con diverse testate e case editrici in Italia e all’estero, facendomi le ossa.

Ho scritto articoli, recensioni librarie, teatrali, cinematografiche, saggi brevi e lunghi, un paio di libri; ho fatto traduzioni letterarie e scientifiche dal francese, dall’inglese e dallo spagnolo (sporadicamente mi cimento col tedesco, ma non è mica facile); ho curato apparati critici, compilato bio-bibliografie, rivisto e corretto innumerevoli testi. (Ho scritto anche poesie, abbozzi di romanzi e di testi teatrali, ma questa è roba rimasta nel cassetto).

Ho avuto due o tre blog: questo è l’ultimo in ordine di tempo, ma chissà cosa mi riserva il futuro. Attualmente continuo a fare tutto questo, scrivo ancora (articoli, saggi, libri…) e collaboro con realtà diversissime fra loro ma molto stimolanti occupandomi di storia, geopolitica, antispecismo ed ecofemminismo (sì, in italiano suona maluccio, non so che farci: accade spesso che il nome non renda giustizia alla cosa) — perché tout se tient.

Poiché ho scritto anche con pseudonimi vari, credo di aver accumulato svariate migliaia di pagine su carta e nell’etere: mi piacerebbe rimettere insieme i pezzi, prima o poi. E poiché non sono capace di vendermi, nonostante tutto quell’inchiostro l’alessandracolla appare spesso come un fungo spuntato dalla sera alla mattina.

Invece no: ci sono dietro decenni di esercizio, di studio, di passione, di scavo, di fatica — “diventa ciò che sei” è un lavoro di fino e soprattutto non finisce mai, come gli esami. Ma è un lavoro bellissimo e io in questo caso sono una stakanovista.

Ho passato gli ultimi vent’anni a mettermi in discussione, e sono arrivata a ribaltare alcune mie posizioni anche grazie ad alcuni amici — qualcuno è ancora qui, qualcun altro è passato nell’altra stanza — che hanno fatto molto per aiutarmi a capire (loro non lo sanno, ma io sì). In ogni caso, non rinnego nulla delle mie esperienze passate: sono quello che sono perché sono stata quello che sono stata, e preferisco l’acqua del mare a quella dello stagno.

Vado avanti.